{"id":15173,"date":"2024-07-22T10:55:40","date_gmt":"2024-07-22T09:55:40","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=15173"},"modified":"2024-07-22T10:55:41","modified_gmt":"2024-07-22T09:55:41","slug":"una-nuova-ipotesi-sulle-colonne-dercole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/una-nuova-ipotesi-sulle-colonne-dercole\/","title":{"rendered":"Una nuova ipotesi sulle Colonne d\u2019Ercole"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo, volto ad individuare la reale localizzazione delle mitiche Colonne d\u2019Ercole, vedremo come prima cosa che sia Plutarco che Platone menzionano un continente situato al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico. In particolare, Plutarco si sofferma su un grande continente che circonda l\u2019oceano Atlantico e sulle isole lungo quella rotta, citando anche un antico insediamento di Europei, chiamati \u201cGreci continentali\u201d, nella regione canadese del Golfo del San Lorenzo (di cui indica la latitudine con sorprendente precisione). Ma gi\u00e0 qualche secolo prima Platone aveva data per certa l\u2019esistenza di un continente oltreoceano, affermando inoltre che il porto di partenza di quegli antichi navigatori era caratterizzato da uno \u201cstretto imbocco\u201d e dalle Colonne d\u2019Ercole. Incrociando questi dati con i risultati di un recente studio sul megalitismo europeo, da cui emergono\u201cil trasferimento del concetto megalitico su rotte marittime provenienti dalla Francia nordoccidentale\u201d e \u201cuna avanzata tecnologia marittima nell&#8217;et\u00e0 megalitica\u201d, ne consegue che il punto di partenza delle navi preistoriche dirette verso il continente americano \u00e8 identificabile con il Golfo del Morbihan (nell\u2019area di Carnac, il sito megalitico pi\u00f9 importante del mondo) dove in effetti nei pressi delsuo stretto imboccosono stati ritrovati i resti di uno monumentale allineamento di diciannove grandi menhir: ecco le Colonne d\u2019Ercole! A conferma di ci\u00f2 sta il fatto che sul versante americano dell\u2019Atlantico il ricordo di insediamenti di coloni europei \u2013 forse legati all\u2019attivit\u00e0 di antiche miniere di rame nell\u2019IsleRoyaledel Lago Superiore \u2013 sembra trasparire da vari indizi, quali la persistenza di miti e leggende accostabili a quelli del Vecchio Mondo, per non parlare dell\u2019aspetto caucasico di alcuni nativi, quali i Wendat e i Mandan (i quali tra l\u2019altro avevano certe stranissime barche rotonde,identiche ai \u201ccoracle\u201d delle Isole Britanniche), che sembrano alludere ad antichi contatti tra le due opposte sponde dell\u2019Atlantico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In uno dei suoi Dialoghi lo scrittore greco Plutarco (ca. 45-125 d.C.) afferma che nell\u2019Oceano Atlantico \u201cun\u2019isola, Ogigia, giace lontana nel mare, a cinque giorni di navigazione dalla Britannia, in direzione del tramonto; pi\u00f9 oltre vi sono altre tre isole tanto distanti dalla prima quanto tra loro\u201d e pi\u00f9 oltre si raggiunge \u201cil grande continente che circonda il grande mare\u201d<sup>1<\/sup>. Poco dopo Plutarco dice anche che in quei luoghi il sole durante l\u2019estate scompare per meno di un\u2019ora per notte, lasciando \u201cun\u2019oscurit\u00e0 leggera e crepuscolare\u201d<sup>2<\/sup>. Ora, queste asserzioni di Plutarco corrispondono alla realt\u00e0 geografica dell\u2019Atlantico settentrionale, dove il continente americano circonda l\u2019oceano dall\u2019estremo nord fin quasi alla sua estremit\u00e0 meridionale, e le isole da lui menzionate effettivamente si trovano lungo la rotta nordica per il Nord America che i Vichinghi percorrevano avvalendosi del \u201cperiodo caldo medievale\u201d<sup>3<\/sup>, durato all\u2019incirca dal IX al XIII secolo, quando i ghiacci polari si erano ritirati e gli iceberg erano quasi scomparsi. Infatti quelle quattro isole si trovano ad un\u2019alta latitudine, come confermato da quella breve notte chiara durante l\u2019estate: Ogigia \u00e8 identificabile con N\u00f3lsoy<sup>4<\/sup>, un\u2019isola nell\u2019arcipelago delle Faroer, mentre le altre tre corrispondono all\u2019Islanda, alla Groenlandia e a Terranova.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ancora pi\u00f9 impressionante \u00e8 un\u2019altra affermazione che Plutarco fa subito dopo: \u201cLa costa di quel continente \u00e8 abitata da Elleni stabiliti attorno ad un golfo non meno esteso della Meotide (l&#8217;odierno mar d\u2019Azov, presso la Crimea), il cui sbocco si trova esattamente in linea retta con lo sbocco del Mar Caspio. Questi Elleni si chiamano e si ritengono \u2018continentali\u2019 (<em>\u0113peirotas<\/em>)\u201d<sup>5<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa indicazione ci permette di individuare subito il golfo dove essi vivevano: infatti lo \u2018sbocco\u2019 (<em>stoma<\/em>)del Mar Caspio si riferisce al delta del Volga, che sbocca nel Caspio alla latitudine di 47\u00b0, corrispondente a quella dove si trova l\u2019imbocco del Golfo del San Lorenzo sulla costa atlantica del Canada! Qui Plutarco mostra una conoscenza della geografia a dir poco sorprendente, che conferma l\u2019attendibilit\u00e0 delle sue affermazioni<sup>6<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre in quel capitolo del <em>De Facie<\/em>, Plutarco menziona anche il &#8220;mare di Crono&#8221; (il nome che gli antichi Greci davano all\u2019Atlantico settentrionale) e i &#8220;popoli di Crono&#8221;. Poich\u00e9 secondo la mitologia greca il dio Crono era stato il signore della felice et\u00e0 dell\u2019oro prima di essere detronizzato da Zeus, si pu\u00f2 ragionevolmente supporre che il \u201cpopolo di Crono\u201d sia l\u2019ultima memoria della civilt\u00e0 megalitica, molto precedente a quella greca, la cui scomparsa rappresenta una delle pi\u00f9 grandi discontinuit\u00e0 della storia umana. Da questa testimonianza di Plutarco si pu\u00f2 arguire che essa fior\u00ec durante l\u2019Optimum Climatico Olocenico (HCO in lingua inglese), chiamato anche Optimum Climatico Atlantico<sup>7<\/sup>, che assicur\u00f2 un clima eccezionalmente mite in varie parti del mondo<sup>8<\/sup>; ma quando si esaur\u00ec, con il crollo della temperatura media l&#8217;estremo nord fu avvolto in una morsa di gelo e di ghiaccio, che interruppe i collegamenti marittimi fra le due opposte sponde dell&#8217;Atlantico.<\/p>\n\n\n\n<p>In effetti la civilt\u00e0 megalitica \u2013 che nacque in Europa nel V millennio a.C., in corrispondenza con l\u2019optimum climatico \u2013 \u00e8 pi\u00f9 antica anche di quella egizia. Ci\u00f2 corrisponde a una notizia riportata da Diodoro Siculo, secondo cui Osiride, mitico dio egizio che egli definisce il &#8220;figlio maggiore di Crono&#8221;, viaggi\u00f2 in tutto il mondo, fino a raggiungere &#8220;quelli che inclinano verso il Polo&#8221;<sup>9<\/sup>. Ci\u00f2 sembra riecheggiare antiche memorie risalenti ad un periodo molto remoto dell&#8217;Egitto predinastico, corrispondente al Neolitico, quando l&#8217;Optimum Climatico rendeva abitabili anche regioni poste a latitudini molto elevate.<\/p>\n\n\n\n<p>Plutarco racconta anche che vi furono diverse ondate di colonizzazione: \u201cAl popolo di Crono si unirono successivamente i compagni di Eracle, i quali riaccesero con una fiamma forte e brillante la scintilla greca, che era stata quasi spenta dalla lingua, dai costumi e dallo stile di vita deibarbari\u201d<sup>10<\/sup>. Dalle nebbie di una remota preistoria, corrispondente alla mitica Et\u00e0 dell&#8217;Oro del dio Crono, emerge una narrazione straordinariamente viva e realistica.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto viene spontaneo chiedersi come riusc\u00ec Plutarco ad avere queste notizie. Egli stesso menziona uno straniero che trascorse molto tempo a Cartagine; inoltre certe notizie potrebbero essere arrivate a Roma dal mondo celtico, a seguito delle spedizioni militari che in quell\u2019epoca i Romani fecero in Britannia, l\u2019attuale Inghilterra, dopo la conquista della Gallia da parte di Cesare nel secolo precedente. Si potrebbe infatti supporre che qui Plutarco faccia riferimento alla tradizione orale dei druidi (la classe sacerdotale colta del mondo celtico) allorch\u00e9 all\u2019inizio del suo racconto, nel soffermarsi su Ogigia e sulla sua collocazione nordatlantica, scrive: &#8220;I barbari raccontano&#8230;&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde Tacito, contemporaneo di Plutarco, cita Ulisse \u2013 del quale \u00e8 noto lo stretto rapporto con l\u2019isola Ogigia<sup>11<\/sup>\u2013 in chiave nordica: &#8220;Alcuni credono che anche Ulisse in quel suo lungo e leggendario peregrinare sia giunto in questo oceano e sia approdato alle terre della Germania&#8221;<sup>12<\/sup>. Questo accenno ad un &#8221; Ulisse nordico&#8221; da parte di Tacito (il cui suocero, Giulio Agricola, fu il governatore della Britannia romana per sette anni a partire dal 77 d.C.) ben si colloca accanto al discorso di Plutarco sulla collocazione nordatlantica di Ogigia, dando la sensazione che entrambi si riallaccino a una tradizione risalente ad un\u2019epoca molto antica.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro ben s\u2019inserisce anche il fatto che Tacito menziona anche un Ercole nordico<sup>13<\/sup>, allorch\u00e9 afferma che per lui i popoli germanici avevano una predilezione particolare. D\u2019altronde qualche secolo prima anche Pindaro (c.\u2009518 BC&nbsp;&#8211; c.\u2009438 BC) aveva menzionato i contatti di Eracle con gli Iperborei<sup>14<\/sup>. In effetti, la figura di Eracle si colloca ben al di l\u00e0 del mondo greco, come attesta il fatto che, a differenza di altri eroi greci, in Grecia nessuno ha mai rivendicato la sua tomba. Inoltre, a conferma della sua dimensione per cos\u00ec dire \u201cinternazionale\u201d, certamente dovuta alla sua grande antichit\u00e0 (come indica la sua presenza anche nella mitologia romana, in cui Ercole appare in veste di protagonista di leggende che fanno riferimento ad un\u2019epoca precedente alla fondazione di Roma), Eracle, l\u2019eroe divinizzato per le sue grandi imprese, fu identificato dagli antichi greci con il dio fenicio Melqart<sup>15<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le Colonne d\u2019Ercole<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo ora al continente situato al di l\u00e0 dell\u2019oceano, dove abbiamo sorprendentemente trovato Eracle. Ma gi\u00e0 diversi secoli prima di Plutarco, anche Platone aveva fatto un riferimento preciso ad esso e alle isole lungo il suo percorso: \u201cQuell&#8217;oceano l\u00ec una volta era navigabile; infatti di fronte alla bocca che voi Greci chiamate, come dite, \u2018colonne d\u2019Eracle\u2019, c\u2019era un\u2019isola che era pi\u00f9 grande della Libia e dell\u2019Asia messe insieme; ed era possibile ai viaggiatori di quel tempo passare da essa alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente di fronte ad esse che racchiude quel vero oceano. Perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che abbiamo qui, nella bocca di cui parliamo, \u00e8 evidentemente un porto con uno stretto imbocco; ma quello laggi\u00f9 \u00e8 un vero e proprio oceano, e la terra che lo circonda pu\u00f2 certamente, veramente, correttissimamente essere chiamata un continente\u201d<sup>16<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque anche Platonemenziona Eracle in relazione all\u2019oceano Atlantico; ma ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce in questo passo sono i tre avverbi consecutivi \u2013 tra cui l\u2019ultimo, \u201ccorrettissimamente\u201d, <em>orth\u014dtata<\/em> in greco, \u00e8 al superlativo nel testo greco<sup>17<\/sup>\u2013 con cui egli, vissuto nel IV secolo a.C., sottolinea con grande enfasi l&#8217;esistenza al di l\u00e0 dell&#8217;Oceano di un continente ignoto ai suoi contemporanei. Al riguardo Enrico Turolla, uno dei pi\u00f9 insigni grecisti del Novecento, nel commentare questo passo sostiene che \u201cPlatone \u00e8 portatore di una voce che viene da pi\u00f9 lontano. Egli ha ricevuto, ha sistemato; non ha inventato; anzi ha conservato fedelmente, come l\u2019accenno al continente al di l\u00e0 del mare senza alcun dubbio dimostra\u201d<sup>18<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre Platone in questo passo contraddice clamorosamente la tradizionale collocazione delle Colonne d\u2019Ercole nello Stretto di Gibilterra. Infatti quest\u2019ultimo non solo non \u00e8 affatto un porto, ma per di pi\u00f9 ha una larghezza minima di 14 chilometri! Insomma non ha nulla a che vedere con le precise indicazioni del grande filosofo greco. Riguardo poi all\u2019isola atlantica che fungeva da scalo intermedio sulla rotta per il continente oltreoceano, abbiamo mostrato in un altro lavoro che le sue caratteristiche, su cui Platone si sofferma sia nel <em>Timeo<\/em> che nel <em>Crizia<\/em>, corrispondono a quelle della Groenlandia<sup>19<\/sup>, ovviamente in un\u2019epoca in cui il clima, pi\u00f9 caldo di quello attuale, rendeva navigabile l\u2019Oceano Artico. Inoltre, ci\u00f2 corrisponde anche a quanto detto da Plutarco a proposito delle isole al di l\u00e0 di Ogigia (una delle quali, come abbiamo detto in precedenza, \u00e8 identificabile con la Groenlandia) che, come abbiamo visto, si trovano ad un\u2019alta latitudine sulla rotta del continente americano.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, i passi che abbiamo appena letto delineano chiaramente la plausibilit\u00e0 di antichissime traversate transatlantiche (presumibilmente nell\u2019et\u00e0 megalitica, quando il clima era pi\u00f9 favorevole di quello attuale, ed avvalendosi di isole intermedie situate ad un\u2019alta latitudine): il loro punto di partenza, come Platone tiene a precisare, era un porto caratterizzato da uno stretto imboccoe dalle Colonne d\u2019Ercole.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma adesso, per localizzarlo esattamente sulla costa europea dell\u2019Atlantico, conviene prendere in esame alcuni passaggi di un recente articolo sul megalitismo europeo, in cui tra l\u2019altro si afferma:<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cPer migliaia di anni, le societ\u00e0 preistoriche costruirono tombe monumentali ed eressero menhir nelle regioni costiere dell\u2019Europa (4500\u20132500 a.C.) (\u2026) Il risultato qui presentato, basato sull\u2019analisi di 2.410 date al radiocarbonio e su cronologie altamente precise per siti megalitici e contesti correlati, suggerisce la mobilit\u00e0 marittima e lo scambio interculturale. Sosteniamo il trasferimento del concetto megalitico sulle rotte marittime provenienti dalla Francia nordoccidentale, nonch\u00e9una avanzata tecnologia marittima e la navigazione marittima nell&#8217;era megalitica (\u2026) I risultati del radiocarbonio suggeriscono che le tombe megalitiche apparvero, in un intervallo di tempo compreso tra 200 e 300 anni nella seconda met\u00e0 del V millennio a.C., nella Francia nordoccidentale, nel Mediterraneo e sulla costa atlantica della penisola iberica. La Francia nordoccidentale \u00e8, finora, l\u2019unica regione megalitica in Europa che presenta una sequenza monumentale premegalitica e strutture di transizione ai megaliti, suggerendo che la Francia settentrionale sia la regione d\u2019origine del fenomeno megalitico (\u2026) I movimenti megalitici dovettero essere potenti per diffondersi con tale rapidit\u00e0 nelle diverse fasi, e le competenze, le conoscenze e la tecnologia marittima di queste societ\u00e0 devono essere state molto pi\u00f9 sviluppate di quanto si ritenesse finora. Ci\u00f2 richiede una radicale rivalutazione degli orizzonti megalitici e invita all\u2019apertura di un nuovo dibattito scientifico riguardante la mobilit\u00e0 marittima e l\u2019organizzazione delle societ\u00e0 neolitiche, la natura di queste interazioni nel tempo e l\u2019ascesa della marineria\u201d<sup>20<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma questo articolo mette chiaramente in luce il ruolo e l\u2019importanza della navigazione nella diffusione del megalitismo. Essa fu favorita dal fatto che quella era l\u2019epoca dell\u2019Optimum Climatico preistorico, che assicur\u00f2per lungo tempo un clima eccezionalmente mite in molte parti del mondo. Non a caso, l\u2019autrice conclude l\u2019abstract del suo articolo con una frase riferita proprio alla straordinaria diffusione dei megaliti: \u201cLa spiegazione pi\u00f9 probabile della loro espansione \u00e8 un modello di diffusione marittima\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo in particolare alla Francia nord-occidentale, il riferimento \u00e8 agli allineamenti di Carnac, uno dei complessi megalitici pi\u00f9 grandi del mondo, comprendente circa tremila monoliti, sparsi nella campagna bretone: fu qui, infatti, che, come abbiamo appena visto, ebbe origine il megalitismo europeo: \u201cLa Francia nordoccidentale \u00e8, finora, l\u2019unica regione megalitica in Europa che presenta una sequenza monumentale premegalitica e strutture di transizione ai megaliti, suggerendo che la Francia settentrionale sia la regione d\u2019origine del fenomeno megalitico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto abbiamo tutte le indicazioni necessarie a localizzare quel porto \u201ccon uno stretto imbocco\u201ddi cui parla Platone. Infatti \u00e8 proprio nell\u2019area di Carnacche si trova un\u2019entit\u00e0 geografica che corrisponde alle sue indicazioni: \u00e8 il Golfo del Morbihan, una sorta di mare interno \u2013 il cui nome bretone, <em>MorBihan<\/em>, significa \u201cMare Piccolo\u201d \u2013 esteso su una ventina di chilometri, che attraverso uno stretto passaggio tra Locmariaquere Port-Navalo, largo meno di un chilometro, si apre sulla baia di Quiberon, ossia la parte occidentale del <em>MorBraz<\/em>, il \u201cMare Grande\u201d, dove si entra nell\u2019Atlantico (Fig. 1).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"854\" height=\"499\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/VINCI-FELICA-1-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15176\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/VINCI-FELICA-1-.jpg 854w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/VINCI-FELICA-1--300x175.jpg 300w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/VINCI-FELICA-1--768x449.jpg 768w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/VINCI-FELICA-1--580x339.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 854px) 100vw, 854px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Insomma&nbsp;il Golfo del Morbihan, ossia il \u201cMare Piccolo\u201d con il suo stretto imbocco, corrisponde molto bene alla descrizione che Platone fa del porto da cui in una lontana preistoria partivano le navi dirette verso il continente americano. Non solo: per gli studiosi il Morbihanrappresenta \u201cun punto focale del Neolitico europeo alla met\u00e0 del V millennio a.C.\u201d<sup>21<\/sup>!Per inciso, \u00e8 stato questo il punto d\u2019arrivo della prima traversata a nuoto dell\u2019Atlantico, compiuta nel 1998 dal francese Beno\u00eetLecomte partendo dal Massachusetts, a conferma del fatto che per attraversare l\u2019Atlantico settentrionale questa scelta \u00e8 del tutto naturale. Insomma gi\u00e0 questi dati ci danno ottime ragioni per supporre che \u201cil porto con una stretta entrata\u201d menzionato da Platone sia identificabile con quel golfo bretone: se poi in quella zona trovassimo qualcosa che sia identificabile con le Colonne d\u2019Ercole una tale ipotesi diventerebbe pressoch\u00e9 certezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, attorno al Golfo del Morbihan vi sono numerosissimi monumenti megalitici di ogni tipo: <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dolmen\">dolmen<\/a>, grandi tumuli con camere sotterranee, cerchi di pietre e<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Menhir\">menhir<\/a>, anche di grandi dimensioni. Ed \u00e8 proprio in prossimit\u00e0 della \u201cstretta entrata\u201d del Morbihan, a Locmariaquer, che giace in terra, spezzato in quattro tronconi, il menhir pi\u00f9 grande d\u2019Europa (20 metri d\u2019altezza per 3 di larghezza e 300 tonnellate di peso): \u00e8 il Gran Menhir d\u2019Er Grah<sup>22<\/sup>, databile attorno alla met\u00e0 del V millennio a.C., che se fosse ancora in piedi sarebbe alto quanto un palazzo di sei piani. Ma ci\u00f2 che ce lo rende estremamente interessante sono i risultati degli ultimi scavi archeologici, i quali hanno mostrato che non era affatto isolato: esso invece era il primo, e anche il pi\u00f9 grande, di un allineamento di diciannove menhir, in fila uno dietro l\u2019altro, dei quali gli archeologi hanno individuato sul terreno le fosse allineate che anticamente ne alloggiavano le basi.Insomma nei pressi dello \u201cstretto imbocco\u201d del Morbihan, ossia del passaggio dal Mare Piccolo al Mare Grande verso l\u2019oceano Atlantico, nel bel mezzo del pi\u00f9 grande e pi\u00f9 antico complesso megalitico europeo, in quell\u2019epoca remota si drizzava una straordinaria fila di enormi menhir, dritti e allineati, su una distanza di oltre 55 metri, in direzione nord a partire dalla base del Gran Menhir: ecco le Colonne d\u2019Eracle (<em>H\u0113rakleousst\u0113lai<\/em>) menzionate da Platone! Si ergevano maestosamente(Fig. 2) presso lo stretto ingresso del Mare Piccolo, come per salutare i marinai in partenza che dalle loro navi le vedevano sfilare, una dopo l\u2019altra, prima di entrare nella baia di Quiberon, dove affrontavano l&#8217;immenso oceano, diretti verso il lontano continente citato da Platone e da Plutarco.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"539\" height=\"480\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-2-PER-8-VINCI.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15175\" style=\"width:386px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-2-PER-8-VINCI.jpg 539w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-2-PER-8-VINCI-300x267.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 539px) 100vw, 539px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L&#8217;imponenza di questo gigantesco allineamento ci fa supporre che esso sia stato eretto in memoria di un personaggio eccezionale: sarebbe suggestivo ipotizzare che si trattasse proprio di Ercole, il quale, come abbiamo visto poco fa, secondo Plutarco sarebbe stato il protagonista di una spedizione nel continente oltremare. Notiamo anche che il nome bretone del Menhir Spezzato, <em>Men arHro\u00ebc&#8217;h<\/em> (Pietra di Hro\u00ebc&#8217;h) sembra glottologicamenteaccostabile a quello di Eracle (il che potrebbe forse significare che il suo nome originario fosse \u201cPietra d\u2019Eracle\u201d e non \u201cPietra della Fata\u201d, come viene tradotto attualmente). A questo punto, potremmo perfinoazzardarci a supporre che gli altri diciotto menhir fossero il ricordo dei compagni di Eracle in quella spedizione, a cui Plutarco fa esplicito riferimento quando afferma, come abbiamo visto poco fa,che l\u00e0 \u201criaccesero con una fiamma forte e brillante la scintilla greca\u201d. Per inciso, una possibile conferma della relazione tra uomini e pietre pu\u00f2 essere trovata in un campo di menhir a pochi chilometri dal Morbihan, dove si trovano 1029 pietre divise in dieci allineamenti, chiamato <em>Kermario<\/em> (Casa dei Morti). Essa d\u2019altronde si ritrova paripari proprio nella mitologia greca, secondo cui dopo il Diluvio i due unici sopravvissuti, Deucalione e Pirra, ricostituirono il genere umano lanciando dietro di s\u00e9 pietre che si trasformarono in uomini e donne. E che dire dei menhir rinvenuti in Sardegna, chiamati \u201cpedrasfittas\u201d (\u201cpietre conficcate\u201d nel terreno), su alcuni dei quali appaiono simboli fallici, mentre altri mostrano seni? Essi sono forse i lontani predecessori dei cippi commemorativi delle epoche successive, fino ai nostri giorni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Indizi di antiche presenze europee sul continente americano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo ora al Golfo di Morbihan, dove si trova la citt\u00e0 di Vannes, il cui nome deriva dall\u2019antico popolo dei Veneti, che furono sconfitti dalla flotta di Giulio Cesare nel 56 a.C. davanti a Locmariaquer<sup>23<\/sup>. I Veneti furono grandi marinai, \u201csuperiori a tutti gli altri nell&#8217;arte e nella pratica della navigazione\u201d<sup>24<\/sup>, e avevano navi formidabili, che Cesare descrive in dettaglio<sup>25<\/sup>, capaci di resistere alle tempeste oceaniche. Le enormi dimensioni di queste navi impressionarono anche Plinio il Vecchio, il quale nel secolo successivo scrisse che l&#8217;imperatore Claudio celebr\u00f2 il suo trionfo sui Britanni \u201csu una nave grande quanto un palazzo\u201d<sup>26<\/sup>. Ora, \u00e8 curioso il fatto che dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico, in territorio canadese, vi sia il popolo dei Wendat (comunemente chiamati col nome di Uroni), il cui territorio \u00e8 chiamato Wendake, provenienti dalla provincia dell&#8217;Ontario, collegato all&#8217;Atlantico dal fiume San Lorenzo: in qualche vecchia foto (Fig. 3) alcuni di loro sembrano avere una fisionomia che si potrebbe definire \u201ceuropea\u201d, ma non solo: il loro nome richiama quello dei Veneti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"939\" height=\"524\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-3-PER-8-FELICE-VINCI.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15174\" style=\"width:386px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-3-PER-8-FELICE-VINCI.jpg 939w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-3-PER-8-FELICE-VINCI-300x167.jpg 300w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-3-PER-8-FELICE-VINCI-768x429.jpg 768w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-3-PER-8-FELICE-VINCI-580x324.jpg 580w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/IMMAGINE-3-PER-8-FELICE-VINCI-860x480.jpg 860w\" sizes=\"auto, (max-width: 939px) 100vw, 939px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Che i Wendat siano discendenti di Veneti preistorici che, analogamente ai Greci continentali menzionati da Plutarco, avevano attraversato l&#8217;Atlantico partendo dalla Bretagna verso le coste canadesi? Lo si potrebbe verificare con un confronto tra il loro DNA e quello degli attuali abitanti della Vandea.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre nel Nord Dakota, a ovest dei Grandi Laghi, troviamo il territorio dei Mandan, le cui caratteristiche fisiche \u2013 pelle e capelli chiari, occhi blu o grigi \u2013 fin dal XVIII secolo suscitarono l\u2019interesse di esploratori e studiosi, al punto che nacque una leggenda che li faceva discendere da Madoc, un re del Galles del XII secolo, e la loro lingua fu accostata al gallese<sup>27<\/sup>. \u00c8 rimarchevole anche il fatto che nel corso della loro cerimonia pi\u00f9 importante, chiamata <em>Okipa<\/em>, essi commemoravano la salvezza della loro trib\u00f9, avvenuta per mano divina, da un diluvio primordiale<sup>28<\/sup>. Inoltre i Mandan avevano caratteristiche barche rotonde (costituite da pelli di bisonte stese su un\u2019intelaiatura di rami di salice e un fondo piatto che le rendevano ideali per uso fluviale), praticamente identiche ai tradizionali <em>coracle<\/em> delle Isole Britanniche,tuttora diffusi in&nbsp;<a href=\"https:\/\/translate.googleusercontent.com\/translate_c?depth=1&amp;hl=it&amp;prev=search&amp;rurl=translate.google.com&amp;sl=en&amp;sp=nmt4&amp;u=https:\/\/en.m.wikipedia.org\/wiki\/Scotland&amp;usg=ALkJrhhgn_5y3XVJ849bwlFfDZWdtyE7Lg\">Scozia<\/a>, in&nbsp;<a href=\"https:\/\/translate.googleusercontent.com\/translate_c?depth=1&amp;hl=it&amp;prev=search&amp;rurl=translate.google.com&amp;sl=en&amp;sp=nmt4&amp;u=https:\/\/en.m.wikipedia.org\/wiki\/Wales&amp;usg=ALkJrhh4Gy3QIkZlmdCa7SO5P0RVqDB-Rg\">Galles<\/a>, nell\u2019Inghilterra occidentale&nbsp;nonch\u00e9 in Irlanda (dove sono chiamati <em>currach<\/em> e si ritiene che risalga<a><\/a>no addirittura al Neolitico)<sup>29<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Osserviamo anche che il nome degli Iowa, poi attribuito ad uno degli Stati Uniti, ben si inserisce in questo quadro, perch\u00e9 sembra ricordare gli omerici <em>Ia(v)ones<\/em> (cio\u00e8 gli Ioni greci, nome con cui i Greci venivano spesso chiamati nell\u2019antichit\u00e0): ora, sembra che gli Iowa siano provenuti dalla regione dei Grandi Laghi. Analogamente, il nome degli Shawnee, nei cui ritratti si ritrovano spesso tratti somatici quasi europei, sembra paragonabile a quello dei <em>Suiones<\/em>, gli antichi svedesi menzionati da Tacito. E che dire delle ipotesi di Barry Fell, secondo cui molti graffiti rinvenuti nei siti americani sarebbero in realt\u00e0 testi scritti con antichi alfabeti del Vecchio Mondo, risalenti ad un&#8217;epoca precolombiana? In particolare, il Fell ipotizza che i petroglifi di Peterborough \u2013 una raccolta di oltre novecento immagini che raffigurano forme umane, sciamani, animali, simboli solari, barche e forme geometriche, scolpite su un grande masso calcareo in un antico sito rituale algonchino nella regione dell&#8217;Ontario\u2013 siano interpretabili in chiave di rune nordiche (inoltre alcuni di essi sembrano accostabili a certi petroglifi della Valle delle Meraviglie in Francia).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sorprendente anche la figura di una sorta di &#8220;Prometeo nativo americano&#8221; tra i Catlo\u2019ltq della Columbia Britannica, sulla costa pacifica del Canada, con caratteristiche tali da far esclamare a Giorgio de Santillana: \u201cEcco qui un mito greco che improvvisamente emerge in piena luce fra le trib\u00f9 degli indiani d\u2019America, miracolosamente conservato\u201d<sup>30<\/sup>. Pi\u00f9 in generale, alcune trib\u00f9 di nativi americani vedevano nell\u2019Orsa Maggiore un orso; ma, poich\u00e9 in realt\u00e0 la forma di questa costellazione di per s\u00e9 non somiglia a nessun animale, questa strana convergenza, riletta anche alla luce degli altri indizi finora emersi, sembrerebbe attestare antichi legami tra le culture del Vecchio e del Nuovo Mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, dopo aver verificato la conoscenza che Platone e Plutarco avevano del continente oltreoceano, viene da chiedersi cosa potrebbe aver spinto antichi navigatori provenienti dall\u2019Europa ad avventurarsi al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico. La risposta potrebbe essere legata alle antiche miniere di rame dell\u2019IsleRoyale, una grande isola del Lago Superiore situata davanti alla spondacanadese, dove diversi millenni prima dell\u2019arrivo degli europei i nativi americani estraevano il rame nelle miniere, martellando la roccia per ottenere pezzi di rame puro. Gli archeologi hanno datato il legname di contenimento di diverse gallerie di alcuni siti minerari a circa 5.700 anni fa! Insomma gi\u00e0 in una remota preistoria nell&#8217;IsleRoyale e nella contigua penisola di Keweenaw venivano estratte grandi quantit\u00e0 di rame, e sembra che al riguardo tra gli abitanti di quei luoghi circolino ancora delle leggende<sup>31<\/sup>. Ci\u00f2 ha dato luogo ad un vivace dibattito tra gli archeologi, perch\u00e9 non si comprende dove sia finita una tale quantit\u00e0 di rame nelle Americhe. A questo proposito, opportuni esami metallografici su esemplari dell&#8217;et\u00e0 del bronzo europea, al fine di verificare l&#8217;origine del metallo, potrebbero aiutare a risolvere la questione.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto osserviamo che il nome dato dai nativi all\u2019IsleRoyale, <em>Minong<\/em>, in molte lingue europee sembra curiosamente ricordarevocaboli quali <em>miniera<\/em>, <em>minerale<\/em>, <em>minatore<\/em>, che a loro volta sembrano essere derivati da un termine celtico<sup>32<\/sup>collegato col gaelico <em>mwyn<\/em> (minerale, metallo): esso potrebbe trovare riscontro anche nel greco <em>mn\u0101<\/em>, che indica un\u2019unit\u00e0 di peso o una moneta ed \u00e8 accostabile all\u2019ebraico <em>maneh<\/em><sup>33<\/sup>. C\u2019\u00e8 da chiedersi se qui la convergenza tra il vocabolo amerindo<em>Minong<\/em>e l\u2019idea europea di <em>miniera<\/em> sia soltanto dovuta al caso, oppure se questo insieme di indizi convergenti sia inquadrabile in una memoria comune di attivit\u00e0 minerarie e di scambi tra i due lati dell\u2019Atlantico, con la mediazione di un vocabolo greco o celtico. D\u2019altronde la regione dei Grandi Laghi americani ha per principale sbocco il fiume San Lorenzo, che li collega all\u2019Atlantico sboccando proprio nel golfo dove, secondo Plutarco, vivevano gli &#8220;Elleni continentali&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma questo ipotizzato commercio preistorico di rame dalle miniere di Mining, l\u2019IsleRoyale del Lago Superiore,verso l&#8217;Europa potrebbe forse spiegare l\u2019antica presenza europea nel Golfo di San Lorenzo, attestata da Plutarco con quegli sbalorditivi dettagli analizzati in precedenza, nonch\u00e9 la leggenda del mitico Regno di Saguenay<sup>34<\/sup>, di cui i primi esploratori francesi del Canada ebbero notizia dal capo irochese Donnacona. Costui parl\u00f2 di un mitico regno, ricco e sontuoso, di uomini biondi, che esibivano oro e pellicce, in un luogo che essi chiamavano Saguenay. Poco dopo l\u2019esploratore francese Jacques Cartier annunci\u00f2 la scoperta, avvenuta nel 1536, del fiume Saguenay, affluente di sinistra del San Lorenzo, che secondo i figli di Donnacona era la via d\u2019accesso al regno di Saguenay (che per\u00f2 finora non \u00e8 stato mai trovato).<\/p>\n\n\n\n<p>Notiamo anche che il nome \u201cSaguenay\u201d \u00e8 quasi identico a quello del fiume <em>Sequana<\/em>, l\u2019antico nome della Senna (chiamata <em>S\u0113kouanos<\/em> da Strabone e <em>S\u0113koanas<\/em> da Tolomeo). Essosi ritrova anche in altri importanti idronimi del mondo celtico, quali quello della Saona, che deriva da <em>Sauconna<\/em>, e quello del <em>Sikanos<\/em>, un fiume su cui, secondo Tucidide, \u201ci Sicani vivevano in Iberia\u201d<sup>35<\/sup>prima di spostarsi in Sicilia. Inoltre, la Sequana ha dato origine al nome dei Sequani, un\u2019importante trib\u00f9 di Galli, citati sia da Cesare che da Strabone; ma essa era anche una divinit\u00e0 guaritrice, alla qualeera dedicato un grande santuario celtico poi rilevato dai Romani, le <em>FontesSequanae<\/em> (\u201cle sorgenti della Senna\u201d)<sup>36<\/sup>. \u00c8 pertanto naturale supporre che in quella terra lontana, che dava ricchezza e benessere (e che nel Neolitico godeva di un clima eccellente), quegli antichi popoli abbiano tenuto a ricordare il nome del loro fiume e della loro divinit\u00e0 protettrice.D\u2019altronde la memoria di quel mondo perduto al di l\u00e0 dell\u2019oceano sembra essere evocata anche da Seneca (nato 50 anni prima di Plutarco): \u201cVerr\u00e0 in futuro un\u2019epoca in cui l&#8217;Oceano aprir\u00e0 le barriere del mondo e si scoprir\u00e0 una terra immensa; Teti riveler\u00e0 un nuovo mondo e Thule non sar\u00e0 pi\u00f9 l\u2019ultima terra\u201d<sup>37<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde allora erano molto pi\u00f9 agevoli anche le comunicazioni marittime fra l\u2019Atlantico e il Pacifico, poich\u00e9 il clima, pi\u00f9 caldo di quello attuale, rendeva navigabile il Mar Glaciale Artico durante l\u2019estate. Ci\u00f2 spiega la diffusione planetaria non solo di miti, racconti e leggende comuni al mondo intero, ma anche della civilt\u00e0 megalitica, il cui ultimo ricordo si ritrova nel mito, trasmessoci da Platone insieme con le Colonne d\u2019Eracle, di una civilt\u00e0 preistorica globale basata sulla navigazione, come abbiamo visto in un precedente articolo in cui abbiamo verificato la plausibilit\u00e0 dell\u2019ipotesi che i Campi Elisi della mitologia classica siano localizzabili in un\u2019isola della Polinesia<sup>38<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio di questo articolo abbiamo visto che sia Plutarco che Platone parlano del continente situato al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico. Ma i loro punti di vista sono piuttosto diversi e in certo senso&nbsp; complementari: Plutarco inizia il suo discorso su questo argomento menzionando l\u2019Ogigiaomerica e altre \u201ctre isole\u201d, situate ad un\u2019alta latitudine, a cui corrispondono le isole intermedie menzionate da Platone. Successivamente Plutarco descrive il golfo canadese del San Lorenzo, riguardo a cui segnala correttamente che si trova alla stessa latitudine dello sbocco del Volga nel Caspio, per poi dilungarsi sui \u201cGreci continentali\u201d, legati alla figure di Crono e di Eracle, che col\u00e0 vivevano. Invece Platone \u2013 di cui colpisce l\u2019assoluta certezza dell\u2019esistenza di un continente al di l\u00e0 dell\u2019oceano \u2013 si sofferma sul porto di partenza della rotta transatlantica, caratterizzato dal suo \u201cstretto imbocco\u201d e dalle Colonne d\u2019Ercole. A questo punto, avvalendoci di un recente studio sul megalitismo europeoci \u00e8 stato agevole identificare quel porto con il Golfo del Morbihan, nei pressi del sito megalitico di Carnac, come conferma la presenza in tempi antichi di un monumentale allineamento di diciannove giganteschi menhir, a partire dal Gran Menhir d\u2019ErGrah, in corrispondenza con il suo \u201cstretto ingresso\u201d a Locmariaquer: sonole Colonne d\u2019Ercole segnalate da Platone.Ci\u00f2 rafforza anche l\u2019attendibilit\u00e0 di quanto tramandato da Plutarco, con il suo racconto sui \u201cGreci continentali\u201d, riguardo ai quali non mancano le conferme che ci arrivano dagli stessi nativi americani, che rappresenta con ogni probabilit\u00e0 l\u2019ultima testimonianza, miracolosamente sopravvissuta ai millenni, di insediamenti preistorici di coloni europei che si stabilirono \u200b\u200bnel continente americano durante l&#8217;optimum climatico preistorico, quando la civilt\u00e0 megalitica raggiunse il suo apice. E un discorso analogo vale anche per il controverso racconto diPlatone sulla civilt\u00e0 di Atlantide, sviluppato con molti dettagli nel dialogo <em>Crizia<\/em>. Ma, pi\u00f9 in generale, questi argomenti richiederanno ulteriori studi e approfondimenti, che in prospettiva potranno gettare una nuova luce sulla preistoria, ancora troppo poco conosciuta, del genere umano.<\/p>\n\n\n\n<p>(Il testo originale in inglese \u00e8 leggibile sul sito<a href=\"https:\/\/lupinepublishers.com\/anthropological-and-archaeological-sciences\/pdf\/JAAS.MS.ID.000314.pdf\">https:\/\/lupinepublishers.com\/anthropological-and-archaeological-sciences\/pdf\/JAAS.MS.ID.000314.pdf<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>1. Plut. De Fac. 941a-b.<\/p>\n\n\n\n<p>2. Plut. De Fac. 941d.<\/p>\n\n\n\n<p>3. Il Periodo Caldo Medievale (MWP) dur\u00f2 all\u2019incirca dal IX al XIII secolo, quando il ghiaccio polare si ritir\u00f2 e gli iceberg quasi scomparvero. Cfr. Mann M et al. (2009) Global Signatures and Dynamical Origins of the Little Ice Age and Medieval Climate Anomaly. Science 326 (5957): 1256-1260.<\/p>\n\n\n\n<p>4. Vinci F (2017) The Nordic Origins of the Iliad and Odyssey: an up-to-date survey of the theory. Athens Journal of Mediterranean Studies 3(2): 163-186.<\/p>\n\n\n\n<p>5. Plut. De Fac. 941 a-c. La Meotide \u00e8 l&#8217;attuale Mar d&#8217;Azov (la cui estensione, come afferma Plutarco, \u00e8 effettivamente minore di quella del Golfo di San Lorenzo).<\/p>\n\n\n\n<p>6. La straordinaria conoscenza della geografia di Plutarco \u00e8 attestata anche dalla sua affermazione che la distanza dalla Luna alla Terra \u00e8 \u201ccinquantasei volte maggiore del raggio della Terra\u201d (De Fac. 925d). Infatti, moltiplicando il raggio medio della Terra (6.371 km) per 56, otteniamo una distanza Terra-Luna di 356.776 km, mentre la distanza effettiva della Luna dalla Terra al perigeo \u00e8 di 356.500 km.<\/p>\n\n\n\n<p>7. Otte M (2008) La protohistoire. De Boeck, Bruxelles, pag. 11.<\/p>\n\n\n\n<p>8. Ad esempio, nel Dicksonfjord, un ramo del fiordo dell&#8217;Isfjorden presso Spitsbergen, \u00e8 stata riscontrata una temperatura media di +6\u00b0C rispetto a quella attuale. Cfr. Beierlein L, Salvigsen O, Sch\u00f6ne B, Mackensen A, Brey T (2015) The seasonal water temperature cycle in the Arctic Dicksonfjord (Svalbard) during the Holocene Climate Optimum derived from subfossil Arctica islandica shells, The Holocene 25 (8): 1197- 1207.<\/p>\n\n\n\n<p>9. Diod. Bibl. Stor. I, 27.<\/p>\n\n\n\n<p>10. Plut. De Fac. 941c.<\/p>\n\n\n\n<p>11. Secondo Omero, Ulisse, dopo le sue avventure successive alla guerra di Troia, arriv\u00f2 all&#8217;isola Ogigia (Od. XII, 448), da dove poi salp\u00f2 per raggiungere, dopo un lunghissimo viaggio verso est, la terra dei Feaci , chelo accompagnarono a Itaca. Questa collocazione nordatlantica di Ogigia \u00e8 stata il punto di partenza dello studio con il quale abbiamo ricollocato l&#8217;intero mondo omerico nell&#8217;Europa settentrionale, in un&#8217;epoca precedente alla discesa degli Achei nel Mediterraneo, risolvendo in tal modo sia tutte le innumerevoli incongruenze geografiche, sia gli attuali problemi di inquadramento temporale dei poemi omerici. Cfr. Vinci F (2021) I segreti di Omero nel Baltico, LEG, Gorizia.<\/p>\n\n\n\n<p>12. Tac. Germ. 3, 2. \u201cGermania\u201d \u00e8 il nome con cui Tacito chiam\u00f2 l&#8217;Europa settentrionale fino al Baltico.<\/p>\n\n\n\n<p>13. Tac. Germ. 34, 2. \u201cErcole\u201d \u00e8 il nome latino dell&#8217;eroe mitico chiamato Eracle in greco.<\/p>\n\n\n\n<p>14. Plin. Olimp. 3, 16.<\/p>\n\n\n\n<p>15. Hitti P (1957) Lebanon In History from the Earliest Times to the Present, Macmillan, New York, p. 118.<\/p>\n\n\n\n<p>16. Plat. Tim. 24e-25a.<\/p>\n\n\n\n<p>17. I tre avverbi greci consecutivi: <em>pantel\u00f4s<\/em> (certamente),<em>al\u0113th\u00f4s<\/em> (veramente),<em>orth\u014dtata<\/em> (correttissimamente) stano ad attestare quanto Platone fosse certo dell&#8217;esistenza di un continente al di l\u00e0 dell&#8217;oceano!<\/p>\n\n\n\n<p>18. Turolla E (a cura di), I Dialoghi di Platone vol. 3, 1964, Rizzoli, Milano, p. 142.<\/p>\n\n\n\n<p>19. Vinci F (2020) I Misteri della Civilt\u00e0 Megalitica. LEG, Gorizia, pp. 170-176. La questione \u00e8 lunga e complessa; tra le ragioni a sostegno di questa identificazione\u2013 cfr. Goti M (2017) Atlantide: mistero svelato, Pendragon, Bologna \u2013 qui ci limitiamo a osservare che la peculiare morfologia di Atlantide, descritta da Platone nel Criziacome un&#8217;isola molto grande con una vasta pianura centrale circondata da montagne altissime, effettivamente corrisponde a quella della Groenlandia. Ci\u00f2 spiega perch\u00e9 gli Atlantidei costruirono un sistema di enormi canali (Crizia 118d): dovevano drenare l&#8217;acqua di disgelo che scendeva dalle montagne circostanti durante la stagione estiva, per evitare disastrose inondazioni. Fa riflettere anche la somiglianza tra il profilo costiero della Groenlandia e la mappa di Atlantide (1669) di A. Kircher.<\/p>\n\n\n\n<p>20. Schulz Paulsson B (2019) Radiocarbon dates and Bayesian modeling support maritime diffusion model for megaliths in Europe, in PNAS, vol. 116\/9\/3465 (https:\/\/doi.org\/10.1073\/pnas.1813268116).<\/p>\n\n\n\n<p>21. Cassen S, Rodr\u00edguez-Rell\u00e1n C, Valcarce R F, Grimaud V, Pailler Y, Schulz Paulsson B (2019) Real and ideal European maritime transfers along the Atlantic coast during the Neolithic. Documenta Praehistorica, XLVI: 308-325.<\/p>\n\n\n\n<p>22. Le Roux C, Gaum\u00e9 E, Lecerf Y, Tinevez J-Y (2007) Monuments m\u00e9galithiques \u00e0 Locmariaquer (Morbihan): Le long tumulus d&#8217;Er Grah dans son environnement. CNRS, Parigi.<\/p>\n\n\n\n<p>23. Cameron Watt D (1989) The Veneti: A Pre-Roman Atlantic Sea Power<strong>. <\/strong>Naval History Magazine, vol. 3 N. 2: 53-59. Qui ovviamente ci riferiamo ai Veneti oceanici (che secondo Strabone avevano una comune ascendenza con i Veneti dell\u2019Adriatico).<\/p>\n\n\n\n<p>24. Caes. B. Gall. 3, 8.<\/p>\n\n\n\n<p>25. Caes. B. Gall. 3, 13.<\/p>\n\n\n\n<p>26. Plin. Nat.Hist. 3, 119.<\/p>\n\n\n\n<p>27. Chafe W (1976) The Caddoan, Iroquoian, and Siouan languages. De Gruyter Mouton, L&#8217;Aia, pp. 37-38.<\/p>\n\n\n\n<p>28. Fenn E (2014) Encounters at the Heart of the World: A History of the Mandan People. Hill &amp; Wang, New York.<\/p>\n\n\n\n<p>29. Hornell J (1938) British Coracles and Irish Curragh: with a note on the Quffah of Iraq. Quaritch, Londra.<\/p>\n\n\n\n<p>30. De Santillana G, Von Dechend H (2003) Il mulino di Amleto. Adelphi, Milano, p. 368.<\/p>\n\n\n\n<p>31. Griffin J (1961) Lake Superior copper and the Indians: miscellaneous studies of Great Lakes prehistory. University of Michigan, AnnArbor.<\/p>\n\n\n\n<p>32. Cfr. l&#8217;irlandese \u201cmein\u201d, il gallese \u201cmwyn\u201d, ore, mine\u201d. Collins English Dictionary (1998), HarperCollins, Glasgow, voce \u201cmine\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>33. Lorenzo Rocci (1998) Dizionario greco-italiano Rocci. Dante Alighieri, Roma, voce \u201cmn\u00e2\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>34. King J E (1950) The Glorious Kingdom of Saguenay.Canadian Historical Review, University of Toronto Press, vol. 31, n. 4: 390-400.<\/p>\n\n\n\n<p>35. Giov. 6, 2. Il fiume Sikanos \u00e8 stato identificato con l&#8217;attuale J\u00facar, che sfocia nel Golfo di Valencia, situato nei pressi della citt\u00e0 di Sueca nel territorio degli antichi Celtiberi.<\/p>\n\n\n\n<p>36. MacKillop J (2004) A Dictionary of Celtic Mythology.Oxford University Press, Oxford.<\/p>\n\n\n\n<p>37. \u201cVenientannis saecula seris,\/ quibusOceanus vincula rerum\/ laxet et ingenspateattellus\/ Tethysquenovosdetegatorbes\/ nec sit terris ultima Thule\u201d (Sen. Med. 375-379).<\/p>\n\n\n\n<p>38. Vinci F, Maiuri A (2023) Some Striking Indications that the Mythical Elysian Fields Were in Polynesia. Athens Journal of Mediterranean Studies 9(2): 85-96.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abstract In questo articolo, volto ad individuare la reale localizzazione delle mitiche Colonne d\u2019Ercole, vedremo come prima cosa che sia Plutarco che Platone menzionano un continente situato al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico. In particolare, Plutarco si sofferma su un grande continente che circonda l\u2019oceano Atlantico e sulle isole lungo quella rotta, citando anche un antico insediamento&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[63,74,65],"tags":[],"class_list":["post-15173","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-ricerca","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15173","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15173"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15173\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15177,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15173\/revisions\/15177"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15173"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15173"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15173"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}