{"id":15952,"date":"2025-01-10T16:16:50","date_gmt":"2025-01-10T15:16:50","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=15952"},"modified":"2025-01-10T16:16:51","modified_gmt":"2025-01-10T15:16:51","slug":"dino-campana-questo-viaggio-chiamato-amore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/dino-campana-questo-viaggio-chiamato-amore\/","title":{"rendered":"Dino Campana: \u201cQuesto viaggio chiamato amore\u201d."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>(Taccuino, 1917)<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"188\" height=\"263\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/QUIRINO-BERARDI-16-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15953\" style=\"width:386px;height:auto\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:26px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo verso, tratto dalla lirica \u201cIn un momento\u201d, Dino Campana condensa, con l\u2019imperfetto, il tormentato amore per Sibilla Aleramo, durato per due sublimi e drammatici anni, dal 1916 al 1918. Per comprendere \u201cil pazzo di Marradi\u201d, occorre per\u00f2 partire dal suo animo, dalle sue ferite interiori, con la madre che gli preferiva il fratello minore, non trascurando la sua irrequietezza, che lo port\u00f2 a fare tantissimi viaggi e molte esperienze lavorative. La prima silloge di Campana, <em>i Canti Orfici<\/em>, dove orfico equivale a misterioso, verr\u00e0 pubblicata nel 1914; la lirica di cui sopra, \u00e8 del 1917, raccolta nel <em>Taccuino<\/em>, mentre una seconda edizione con gli scritti precedenti e i successivi, confluir\u00e0 nei <em>Canti Orfici<\/em>, editi da Vallecchi nel 1928. La poesia \u201cIn un momento\u201d rivela, con il simbolismo della rosa, parola ripetuta undici volte, in un fremito, in una ossessione che parla di distacco, il \u201cnon potevo dimenticare\u201d, e solo nella conclusione, in un verso epigrammatico, il poeta conclude: \u201cE cos\u00ec dimenticammo le rose\u201d. Superato il tormento? Forse in parte. In un sonetto, \u201cPace non cerco, guerra non sopporto\u201d, che compare nei <em>Canti Orfici <\/em>del 1928, Campana si ispira, in modo preciso a Petrarca e al sonetto 134 del <em>Canzoniere<\/em>: \u201cPace non trovo, e non ho da far guerra\u201d, ma l\u2019atmosfera \u00e8 molto diversa. Petrarca si crogiola nella sua accidia, nel suo immobilismo, nel suo compiacersi nel contemplare una sofferenza d\u2019amore che \u00e8 soprattutto fonte di ispirazione, mentre il poeta di Marradi \u00e8 alla ricerca di un porto dove rigenerare l\u2019anima inquieta: \u201cAgogno\/ La nebbia ed il silenzio in un gran porto\u201d. Comprende anche che le sue aspirazioni sono velleitarie, se poco oltre aggiunge: \u201cSogno. La vita \u00e8 triste ed io son solo\u201d. Struggente \u00e8 poi la conclusione: \u201cO quando o quando in un mattino ardente\/ L\u2019anima mia si sveglier\u00e0 nel sole\/ Nel sole eterno, libera e fremente\u201d. Gli anni sono passati, ma le cicatrici di un amore intenso e folle, lacerante, non sono guarite, se addirittura Campana scomoda Petrarca e il suo <em>Canzoniere<\/em> per spiccare il volo verso considerazioni lontane per\u00f2 da quelle del poeta aretino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Certe considerazioni fanno riflettere! Quando si inizia il viaggio dell\u2019Amore, non possiamo prevedere le incognite, le fermate, le interruzioni, a volte impreviste, anche dopo anni di convivenza\u2026 Su quest\u2019ultimo registro si sviluppa anche la poco conosciuta relazione di Eugenio Montale, durata due anni, con la scrittrice americana Irma Brandeis, immortalata nelle <em>Occasioni<\/em>, col nome di Clizia, amore intenso, passionale, non passato inosservato alla convivente del poeta, poi sua moglie, Drusilla Tanzi (chiamata in molte liriche Mosca), che nel 1927 ospitava il poeta ligure a casa sua, che minacci\u00f2 il suicidio per lui, per impedirgli di raggiungere Irma negli Stati Uniti. Nella lirica \u201cHo tanta fede in te\u201d, nella raccolta postuma <em>Altri versi<\/em>, lo scrittore parla dell\u2019illusione del rapporto costruito con Irma: \u201cHo tanta fede in te\/ che durer\u00e0\/ (\u00e8 la sciocchezza che ti dissi un <a><\/a>giorno) \/ \u2026Ho tanta fede in me\/ \u2026che mi brucia;\/ \u2026chi mi vedr\u00e0 dir\u00e0 \u00e8 un uomo di cenere\/ senz\u2019accorgersi ch\u2019era una rinascita.\u201d&nbsp; Irma-Clizia, di origine ebraica, incontrer\u00e0 per l\u2019ultima volta il suo Eugenio nel 1938 e poi non far\u00e0 pi\u00f9 rientro in Europa, ma resteranno scampoli di rapporti nelle lettere successive, sempre fragili di parole e pi\u00f9 labili (forse!) di sentimenti, epistole che si interromperanno nel 1981 (il poeta morir\u00e0 nello stesso anno), con un addio, in un\u2019ultima missiva: \u201cQuando, come ci rivedremo?\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Taccuino, 1917) In questo verso, tratto dalla lirica \u201cIn un momento\u201d, Dino Campana condensa, con l\u2019imperfetto, il tormentato amore per Sibilla Aleramo, durato per due sublimi e drammatici anni, dal 1916 al 1918. 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