{"id":15968,"date":"2025-01-10T17:38:10","date_gmt":"2025-01-10T16:38:10","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=15968"},"modified":"2025-01-10T17:38:11","modified_gmt":"2025-01-10T16:38:11","slug":"fotografia-amica-di-una-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/fotografia-amica-di-una-vita\/","title":{"rendered":"Fotografia amica di una vita,"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>storia particolare di Arnaldo Bonzi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un signore sorridente e affabile, un romano vero, di una Roma che ha lasciato il profumo della malinconia. Rimane orfano di padre all\u2019et\u00e0 di 13 anni e di lui ha tenuto stretta a<a><\/a>s\u00e9, per tutta la vita, la sua passione per la fotografia e quella macchina fotografica a soffietto che il suopap\u00e0 amava e che lui vedeva come oggetto magico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"288\" height=\"364\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/MARTINA-16-2-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15971\" style=\"width:386px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/MARTINA-16-2-1.jpg 288w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/MARTINA-16-2-1-237x300.jpg 237w\" sizes=\"auto, (max-width: 288px) 100vw, 288px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel liceo scientifico Righi di Roma, agli inizi degli anni \u201950, scopre un laboratorio di fotografia dove lui aveva qualche possibilit\u00e0 in pi\u00f9 rispetto agli altri coetanei in quanto avendo una nonna tedesca conosceva un pochino la lingua di questa nazione all\u2019avanguardia nella fotografia. Grazie al padre di un suo compagno di classe, fece la conoscenza di Giacomo Pozzi Bellini e da l\u00ec cominci\u00f2 la sua incredibile storia che lui stesso racconta con un\u2019eccezionale verve.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo cominciato a fare veramente la fotografia facendo il suo assistente. Era un vero genio, ma di tecnica non sapeva nulla, a tal punto che capitava che chiedesse a me quale diaframma dovesse mettere. Ma aveva un \u201cocchio\u201d straordinario per le inquadrature. Proseguendo a lavorare con lui, speravo fosse un\u2019arte che avrei appreso con il tempo. In qualche misura posso dire che ci\u00f2 si \u00e8 avverato, in quanto le fotografie pi\u00f9 belle le ho fatte in quel periodo, perch\u00e9 come si dice: \u201cchi va con lo zoppo impara a zoppicare\u201d, pertanto imparai a fare fotografia.&nbsp; Ma mi \u00e8 sempre stato molto chiaro che non avrei mai potuto competere con persone come lui, anche perch\u00e9 avevo la convinzione che la categoria dei fotografi fosse composta di persone cos\u00ec. Mi sono accorto solo con il passare degli anni che invece di fotografi come lui ce ne erano veramente pochissimi. Voglio raccontare una delle prime esperienze del lavoro con lui. Erano i tempi della morte di Papa Pio XII e noi ci recammo in Vaticano per fotografare i cardinali che erano arrivati per il Conclave.&nbsp; Giacomo Pozzi Bellini, era un comunista atipico, ma pur sempre comunista di quei tempi e dunque completamente disinteressato alla situazione.&nbsp; Spesso si fregiava del fatto che sua moglie fosse Silvia Piccolomini, che come diceva lui in un dialetto toscano \u201cla mi\u2019 moglie \u00e8 nipote di papi\u201d. Ma lo diceva solo per pavoneggiarsi, ma in realt\u00e0 non \u00e8 che gliene importasse molto. &nbsp;Per cui mi diede una lista di nomi di cardinali che aveva saputo potessero essere papabili e mi salut\u00f2 dicendo che avrebbe fatto delle fotografie in giroe a me chiese di fotografare i cardinali che entravano. All\u2019epoca c\u2019era una persona che con il megafono annunciava il nome del cardinale che stava arrivando e, se si trattava di un nome che era sulla lista, ci si catapultava per fotografarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella occasione scoprii una cosa che non avrei mai saputo altrimenti. I fotografi americani avevano una tecnica molto particolare per accaparrarsi la possibilit\u00e0 di fare una buona fotografia. Ossia erano in gruppi di pi\u00f9 persone ma in realt\u00e0 a scattare le fotografie erano solo una o due e gli altri servivano a disturbare in modo che per i fotografi di altre testate fosse difficile fare fotografie migliori delle loro. &nbsp;Dato che la metodica era quella di dare spintoni, non riuscivo a scattare neanche una fotografia e mi cominciavo ad agitare, in quanto non avevo portato a termine il mio compito. Ad un certo punto viene annunciato un cardinale e vedo un uomo che scende dalla macchina e stranamente non era assalito dagli altri fotografi. Non c\u2019era nessuno e cos\u00ec scatto un paio di fotografie. Quando poi il papa fu eletto, ho scoperto che Giovanni XXIII era la persona che avevo fotografato io. Ero incredulo, lo avevo fotografato solo io perch\u00e9 non si pensava potesse diventare papa. Per me \u00e8 stata una specie di miracolo e difatti quelle fotografie non le ho date a Pozzi Bellini, non avrei potuto usare queste fotografie per un fatto economico. Sono immagini inedite di Giovanni XXIII quando scende dall\u2019automobile ed entra nel Conclave da cui esce papa. Ma io me ne sono accorto dopo, quando ho visto qualche fotografia di lui e mi sono detto, in modo poco reverenziale:\u201cma questo \u00e8 quello che ho fotografato io\u201d!Neanche avevo sentito il nome, ma avevo solo visto che c\u2019era un cardinale che non aveva nessuno attorno e che quindi potevo fotografare, cos\u00ec da poter dire che ero riuscito a fotografare almeno un cardinale con il cappello particolare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"591\" height=\"432\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/MARTINA-16-fotografo-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15972\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/MARTINA-16-fotografo-2.jpg 591w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/MARTINA-16-fotografo-2-300x219.jpg 300w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/MARTINA-16-fotografo-2-580x424.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo questo episodio, cheha segnato la mia intera vita, in quanto per me fu un Segno, ho continuato a lavorare con Pozzi-Bellini, anche se non era propriamente facile. In quanto era un uomo molto particolare e la stessa moglie e i figli si stupivano del fatto che fossi l\u2019unico che non prendeva a male parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Un episodio che mi lasci\u00f2 incredulo fu quando facemmo un servizio fotografico da vendere alla rivista \u201cEpoca\u201d, che in quel momento era molto rinomata. In quel tempo ci si avvaleva del sistema \u201cfuori sacco\u201d, ossia si andava alla stazione dove c\u2019era il carro postalee si dava l\u00ec il materiale da spedire. Dopo qualche giorno dall\u2019invio delle fotografie, partimmoperMilano perch\u00e9 \u201cEpoca\u201d voleva assumerlo come direttore della fotografia. Ma quando arrivammo lui si rivolse al direttore della rivista e gliene disse di tutti i colori, in quanto era molto arrabbiato perch\u00e9 aveva \u201cinquadrato\u201d le sue fotografie. Anche se ero consapevole che avesse ragione, perch\u00e9 le sue fotografie erano perfette e non avevano nessun bisogno di essere manipolate, mi sent\u00ec piccolo piccolo ed ero esterrefatto di come difendesse la sua arte pur sapendo di perdere il contratto di lavoro.Lo apprezzai molto per questo. Ma poi, alla fine della sua vita, si \u00e8 trovato troppo spesso in grandi difficolt\u00e0: veniva a mangiare a casa mia in quanto non aveva messo da parte neanche un soldo. Le sue macchine fotografiche erano tutte vecchie, perch\u00e9 non se ne poteva comperare di altre, in quantoaveva le figlie che crescevano e la moglie che purtroppo aveva una bruttamalattia che poi se la \u00e8 portata via troppo presto. Ricordo che nel laboratorio che avevo aperto a via della Bufalotta c\u2019era una stanza dedicata a lui, dove veniva con l\u2019autobus la mattina, si metteva l\u00ec con il suo archivio e cercava di sistemare le cose fino a che non ci ha lasciato.<\/p>\n\n\n\n<p>Era per\u00f2 veramente un comunista snob, perch\u00e9 veniva a casa mia a mangiare e mi chiedeva come facessi a vivere in \u201cquella squallida periferia\u201d. Per me era un posto bellissimo, tant\u2019\u00e8 che oggi \u00e8 uno dei posti pi\u00f9 ambiti. Casa miadi trova si fronte all\u2019Ateneo Salesiano e quindi ci sonoanche con poche macchine che passano. Ho la casa con un bel giardino, c\u2019\u00e8 la piscina, c\u2019\u00e8 il campo da tennis. Per\u00f2 per lui era una \u201csquallida periferia\u201d perch\u00e9 secondo lui vivere a Roma significava vivere a Piazza di Spagna o a Piazza Colonna. Quella per lui era Roma! Per carit\u00e0 lo capisco, perch\u00e9era un appassionato dell\u2019arte. Conosceva tutte quante le chiese di Roma ed io \u00e8 grazie a luiche hoconosciuto bene la \u201cmia\u201d Roma: mi portava in alcuni posti meravigliosi, abbiamo girato un po\u2019 tutti i musei e lechiese e abbiamo fotografato molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi tempi della sua vita era diventato per\u00f2 veramente difficile lavorare con lui, perch\u00e9 aveva perso la testa e spesso capitava che mentre stava fotografando iniziava a urlare alle persone perch\u00e9 disturbavano il suo lavoro. Quando urlava per la strada ero fortemente a disagio e se avessi continuato a lavorare con lui sarei diventato matto, perch\u00e9 mi era venuto un esaurimento nervoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizia a lavorare per il primo laboratorio fotografico a colori di Roma, e il proprietario mi mise in contatto con un gruppo della Kodak che stava cercando una persona per dirigere un laboratorio in Libia.&nbsp; Avevo 24 anni e decisi di andare. Presi un aereo, che allora era a turboelica, in quanto ancora non c\u2019erano quelli a reazione, ed arrivai a Tripoli. Vi erano in quel tempo parecchi ebrei di generazioni in Libia che convivevano con gli arabi locali e una moltitudine di italiani, che vi si erano trasferiti dopo che ci fu andato Benito Mussolini. La societ\u00e0 di Tripoli appariva cos\u00ec: tutti quanti i negozi importanti di vendita erano in mano agli ebrei, tutte quante le attivit\u00e0 manuali e meccaniche erano fatte da italiani e poi c\u2019erano un po\u2019 di negozietti di arabi che vendevano un po\u2019 di tutto. Questi ultimi per\u00f2 stavano tutto il giorno seduti su un gradino davanti al loro negozio e facevano un te molto particolare che offrivano a chi lo volesse. Tenevano a bollire il te per talmente tanto tempo, che dopo averlo bevuto si stava svegli per giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono trovato subito bene a Tripoli, ma c\u2019era una situazione che per me era abbastanza inconcepibile: si lavorava infatti solo quattro giorni alla settimana in quanto il venerd\u00ec era la festa degli arabi, il sabato era la festa degli ebrei, la domenica era la festa nostra. Dato che dovevo occupare il resto dei giorni in qualche modo, decisi di esplorare il deserto per cercare reperti neolitici e paleolitici in alcune zone specifiche. Avevo montato sull\u2019automobile, una Land Rover, due lettini ribaltabili, cos\u00ec se qualche amico fosse venuto con me non avremmo dovuto dormire per terra nel deserto, in quanto l\u00ec gli scorpioni sono parecchio grandi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho vissuto una bellissima esperienza quando, essendo considerato un esperto del deserto, una compagnia di trasporti che doveva fare un trasporto nel Ciad, mi chiam\u00f2 per attraversare il deserto in quanto non sapevano come fare poich\u00e9 c\u2019erano le guerre tribali in Kongo e in Niger. Abbiamo attraversato tutto quanto il Sahara in 28 giorni, con la mia macchina e sei camion.In certi giorni facevamo otto\/ dieci chilometri al massimo perch\u00e9, quando capitavamo in quelle zone dove si affondava, era un problema e dovevamo sgonfiare le gomme in modo che diventavano delle speciedi cingoli e poi rigonfiarle con il compressore che avevano a bordo una volta tornati su un terreno meno impervio. Tra l\u2019altro i camion dovevano andare molto lenti altrimenti le gomme si bucavano. In quell\u2019epoca infatti c\u2019erano ancora le gomme con la camera d\u2019aria. \u00c8 stato molto bello vedere e fotografare quei luoghi suggestivi.<\/p>\n\n\n\n<p>La fotografia \u00e8 stata veramente il leitmotiv della mia vita. Infatti mi salv\u00f2anche in un momento molto particolare. Era il \u2018 68 e ci fu la guerra dei sei giorni in Egitto. Mi trovai in una situazione complessa quando alcune famiglie di ebrei mi contattarono per chiedermi di portargli delle provviste alimentari. Abitavano in una zona centrale di Tripoli e se fossero usciti di casa avrebbero rischiato la vita. Il caso per\u00f2 ha voluto che si trattasse di famiglie molto rigorose e quindi, quando dovevo portargli la carne, dato che non c\u2019era pi\u00f9 il macellaio, dovevo portargli dei polli vivi. Ovviamente andare in giro con un sacco con dentro dei polli che facevano versi, non mi lasci\u00f2 passare inosservato. La fortuna \u00e8 che facevo tutti i lavori per la polizia di Tripoli, perch\u00e9 ero l\u2019unico laboratorio fotografico a colori e conoscevo il generale che comandava la guarnigione di Tripoli, che era una persona interessantissima, parlava perfettamente l\u2019italiano, il francese, l\u2019inglese, il tedescoed eravamo diventati amici. Era un libico che aveva studiato nella scuola di polizia in Italia. Tra noi c\u2019era anche un rapporto di fiducia e di scambio, infatti quando mi serviva qualche permesso andavo da lui e mi aiutava sempre ed in cambio, quando lui veniva in Europa, mi toccava andare la notte a sviluppargli le fotografie che non doveva vedere nessuno. Quindi, quando i poliziotti mi fermarono con i polli vivi, mi portarono al comando e il mio amico mi disse che erano tutti fuori controllo perch\u00e9 non avevano capito che gli ebrei locali non erano israeliani.Mi assegn\u00f2 una scorta per tre mesi, ma mi consigli\u00f2 comunque di tornare in Italia. E cos\u00ec dopo quattro anni tornai.<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 sono stato l\u00ec, molto mi ha aiutato l\u2019Ambasciata italiana con le famiglie ebree. Infatti io gli portavo le fototessere e loro gli facevano un passaporto italiano; mentre per gli oggetti di valore mi aiutavano alcuni piloti che andavano a venivano da Pisa e l\u00ec mio fratello, che partiva da Roma, li raggiungeva. \u00c8 durata cos\u00ec fino a quando non \u00e8 toccato anche a me di andare via.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornato a Roma decisi di aprire un mio laboratorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo dire che il passaggio dal bianco e nero al colore non \u00e8 stato traumatico, mentre lo \u00e8 stato decisamente il passaggio ai sistemi digitali.&nbsp; Quando tornai a Roma mi misi dunque in proprio e cos\u00ec \u00e8 nata la Graphicolor, che \u00e8 a tutt\u2019oggi la mia vita e la mia passione. Qui conservo la collezione storica delle fotografie di Giacomo Pozzi Bellini.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>storia particolare di Arnaldo Bonzi Un signore sorridente e affabile, un romano vero, di una Roma che ha lasciato il profumo della malinconia. Rimane orfano di padre all\u2019et\u00e0 di 13 anni e di lui ha tenuto stretta as\u00e9, per tutta la vita, la sua passione per la fotografia e quella macchina fotografica a soffietto che&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":15969,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[],"class_list":["post-15968","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15968","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15968"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15968\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15973,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15968\/revisions\/15973"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15969"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15968"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15968"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15968"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}