{"id":16336,"date":"2025-04-01T20:35:29","date_gmt":"2025-04-01T19:35:29","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=16336"},"modified":"2025-04-01T20:35:30","modified_gmt":"2025-04-01T19:35:30","slug":"le-straordinarie-corrispondenze-tra-latlantide-di-platone-e-la-groenlandia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/le-straordinarie-corrispondenze-tra-latlantide-di-platone-e-la-groenlandia\/","title":{"rendered":"Le straordinarie corrispondenze tra l\u2019Atlantide di Platone e la Groenlandia"},"content":{"rendered":"\n<p>Prima parte di tre<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La versione italiana di uno studio di Felice Vinci pubblicato sulla rivista scientifica americana \u201cJournal of Anthropological and Archaeological Sciences\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"858\" height=\"551\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16337\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-1.jpg 858w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-1-300x193.jpg 300w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-1-768x493.jpg 768w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-1-580x372.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 858px) 100vw, 858px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da quando il filosofo greco Platone ha raccontato la storia di Atlantide, una grande isola dove in tempi remoti si sarebbe sviluppata una potentissima dinastia di re ma che poi sarebbe tragicamente scomparsa, si \u00e8 discusso sull\u2019attendibilit\u00e0 del suo racconto e sulla sua possibile localizzazione. In questo articolo cercheremo di dimostrare che vi sono molte prove, precise e convergenti, della reale esistenza di Atlantide, che portano alla sua inequivocabile identificazione con la Groenlandia, l&#8217;isola pi\u00f9 grande del mondo: le sue dimensioni, la posizione geografica, la peculiare morfologia, le risorse minerarie e molto altro, anche alla luce di elementi provenienti da fonti diverse, anche assai lontane fra loro. E non \u00e8 un caso che alcune di queste prove stiano emergendo proprio ora. Infatti, anche se la prima proposta di identificazione dell\u2019Atlantide platonica con la Groenlandia risale al XVII secolo, solo adesso gli effetti del riscaldamento globale in corso, unitamente agli ultimi sviluppi tecnologici, ci hanno permesso di acquisire una conoscenza pi\u00f9 approfondita non solo della geografia e della geologia di questa isola artica, che \u00e8 ancora in gran parte ricoperta da una spessa calotta di ghiaccio, ma anche della qualit\u00e0 e dell&#8217;importanza delle sue risorse minerarie. Ma ci\u00f2 che ha recentemente portato la Groenlandia alla ribalta della politica mondiale \u00e8 stata anche la sua posizione strategica, che appare straordinaria nella prospettiva che l&#8217;Oceano Artico fra poco ritorni ad essere navigabile, come lo fu durante l&#8217;espansione della civilt\u00e0 megalitica (avvenuta soprattutto via mare, come verificato da studi recenti), le cui tracce si ritrovano quasi in tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo cercheremo di dimostrare che le caratteristiche, geografiche e non, attribuite da Platone alla mitica isola di Atlantide corrispondono in realt\u00e0 a quelle della Groenlandia, la vastissima isola situata all\u2019estremit\u00e0 dell&#8217;Atlantico settentrionale. Non solo: queste caratteristiche, in particolare la sua posizione geografica strategica unita alle sue ricchezze minerarie, spiegano l&#8217;interesse di potenze globali quali gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. A tal fine utilizzeremo una metodologia costituita da un nuovo esame critico di fonti non solo classiche, ma anche appartenenti ad altri contesti letterari e scientifici.<\/p>\n\n\n\n<p>Platone espone il mito di Atlantide in due dei suoi dialoghi, il Timeo e il Crizia, a partire dal momento in cui Crizia, uno degli interlocutori del Timeo, inizia a raccontare il contenuto di una conversazione, riferitagli dal suo bisnonno, che Solone aveva avuto con un sacerdote egizio. In questa narrazione, ampiamente sviluppata nel Crizia, Platone descrive una vastissima isola dove in tempi antichi si sarebbe sviluppata una civilt\u00e0 avanzata, padrona dei mari e capace di grandi imprese ingegneristiche, che si sarebbe espansa con le sue navi su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico.<\/p>\n\n\n\n<p>La reale esistenza di Atlantide fu attivamente discussa durante l&#8217;antichit\u00e0 classica. Quasi ignorata nel Medioevo, fu poi riscoperta dagli umanisti dell&#8217;era moderna e ispir\u00f2 le opere utopiche di diversi scrittori rinascimentali, come la &#8220;Nuova Atlantide&#8221; di Bacone, mentre la maggior parte dei filologi e dei classicisti odierni concorda sulla natura romanzesca della storia [1]. In ogni caso, al tema sono stati dedicati migliaia di libri e di saggi, con le pi\u00f9 disparate proposte per la sua ubicazione. In particolare, il primo a proporre l&#8217;identificazione dell&#8217;Atlantide di Platone con la Groenlandia fu lo scrittore francese Fran\u00e7ois de la Mothe le Vayer (1588-1672), noto per usare lo pseudonimo Orosius Tubero, seguito da altri, tra cui l\u2019italiano Marco Goti [2].<\/p>\n\n\n\n<p>Il mito di Atlantide rappresenta dunque uno dei temi pi\u00f9 famosi e dibattuti della mitologia classica: \u201c\u00c8 vero ci\u00f2 che Platone narra? Questa \u00e8 la domanda di chiunque s\u2019avvicina al racconto di Atlantide\u201d [3]. Cos\u00ec Enrico Turolla (1896-1985), uno dei massimi grecisti del secolo scorso, introduce il mito dell\u2019isola scomparsa. A suo avviso, la risposta \u00e8 senza dubbio positiva: infatti, come afferma subito dopo, Platone \u201c\u00e8 portatore di una voce che viene da pi\u00f9 lontano. Egli ha ricevuto, ha sistemato; non ha inventato; anzi ha conservato fedelmente, come l\u2019accenno al continente al di l\u00e0 del mare senza possibilit\u00e0 di dubbio dimostra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui il Turolla si riferisce al passo del Timeo in cui Platone afferma che nell\u2019Atlantico, al di l\u00e0 di quell\u2019isola perduta, vi sono altre isole, oltre le quali l\u2019oceano \u00e8 circondato da una terra che \u201ccertamente, veramente, correttissimamente pu\u00f2 essere definita un continente\u201d [4]. Dunque, a suo avviso, il fatto che un grande filosofo come Platone, la cui prosa \u00e8 sempre elegante e controllata, abbia messo in gioco la sua credibilit\u00e0 utilizzando addirittura tre avverbi consecutivi [5] (l&#8217;ultimo dei quali al superlativo) per convincere i suoi lettori dell&#8217;esistenza di un continente al di l\u00e0 dell\u2019oceano del tutto sconosciuto ai suoi contemporanei, attesta l&#8217;attendibilit\u00e0 delle sue affermazioni: infatti noi oggi ben sappiamo che quel continente, scoperto da Cristoforo Colombo nel 1492, esiste davvero!<\/p>\n\n\n\n<p>Leggiamo allora per intero la frase che contiene quel riferimento al continente al di l\u00e0 del mare che ha convinto il professor Turolla dell&#8217;attendibilit\u00e0 storica di ci\u00f2 che Platone racconta su Atlantide:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuell\u2019oceano (l&#8217;Atlantico) a quel tempo era navigabile, poich\u00e9 di fronte alla bocca che voi Greci chiamate, come dite, &#8216;le Colonne d&#8217;Ercole&#8217;, vi era un&#8217;isola pi\u00f9 grande della Libia e dell&#8217;Asia insieme; e ai viaggiatori di quel tempo era possibile passare da l\u00ec ad altre isole, e dalle isole all&#8217;intero continente davanti ad esse che circonda quel vero oceano. Infatti, ci\u00f2 che si trova nella bocca di cui parliamo appare un porto che ha una stretta entrata; ma quello laggi\u00f9 \u00e8 un vero e proprio oceano, e la terra che lo circonda veramente, certamente, correttissimamente pu\u00f2 essere definita un continente. Ora, in quest&#8217;isola Atlantide esisteva una grande e straordinaria potenza di re, che dominava su tutta l&#8217;isola ma anche su molte altre isole e parti del continente\u2026\u201d [6].<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, prima di continuare, dobbiamo subito rispondere alle comprensibili perplessit\u00e0 sollevate da questo passo: \u00e8 ragionevole supporre che in un lontano passato l&#8217;Oceano Atlantico fosse navigabile? In realt\u00e0, abbiamo gi\u00e0 cercato di dare una risposta razionale a questa domanda in un articolo precedente [7], di cui ora riportiamo qui i punti salienti. In esso abbiamo innanzi tutto sottolineato che lo storico greco Plutarco (ca. 46-120 d.C.) menziona un \u201cgrande continente\u201d [8] che circonda l\u2019Atlantico e le isole che si trovano su quella rotta, e poi si sofferma su un antico insediamento di europei, da lui chiamati \u201cGreci Continentali\u201d [9], nella regione canadese del Golfo del San Lorenzo [10], di cui indica la latitudine con stupefacente precisione. Incrociando questi dati con i risultati di un recente studio sul megalitismo europeo, che sostiene \u201cil trasferimento del concetto megalitico sulle rotte marittime provenienti dalla Francia nord-occidentale e l\u2019avanzata tecnologia marittima e della navigazione nell\u2019era megalitica\u201d [11], ne consegue che il \u201cporto che ha una stretta entrata\u201d menzionato da Platone \u00e8 identificabile con il Golfo del Morbihan, in Bretagna, considerato dagli studiosi un punto focale del Neolitico europeo durante la met\u00e0 del V millennio a.C. Ed \u00e8 proprio qui che, nei pressi della sua \u201cstretta entrata\u201d, come sostiene Platone, si trovano ancora i resti di uno straordinario allineamento di diciannove giganteschi menhir: ecco le Colonne d\u2019Ercole.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 sembra dimostrare l\u2019attendibilit\u00e0 del quadro delineato da Platone, anche considerando che il ricordo di antichi insediamenti europei sul versante americano dell\u2019Atlantico settentrionale \u2013 forse legato anche all\u2019estrazione del rame dalle antiche miniere di Isle Royale, l\u2019isola pi\u00f9 grande del Lago Superiore \u2013 emerge da vari indizi (su cui ci siamo soffermati nell\u2019articolo sopra menzionato), come la persistenza di miti e leggende accostabili a quelli del Vecchio Mondo, nonch\u00e9 i tratti caucasici di alcuni nativi americani, che sembrano confermare l\u2019idea di antichi contatti tra le due sponde opposte dell\u2019Atlantico. D&#8217;altro canto, vi sono studiosi che hanno collegato il mito di Atlantide al megalitismo [12], di cui in realt\u00e0 si trovano tracce in quasi tutto il mondo, insieme a miti e leggende spesso simili tra loro e presenti in civilt\u00e0 anche molto distanti.<\/p>\n\n\n\n<p>A permettere questa ipotizzata globalizzazione preistorica attraverso la navigazione, che precedette di millenni quella realizzata dalle flotte europee a partire dal XVI secolo, fu l\u2019Optimum Climatico Olocenico (HCO), con temperature medie nettamente superiori a quelle attuali. Infatti, fino al terzo millennio a.C. l\u2019HCO rese verde e umido l\u2019attuale deserto del Sahara [13] e, nel contempo, rendeva navigabile l\u2019Oceano Artico durante l\u2019estate [14]. Ci\u00f2 favor\u00ec le comunicazioni dirette tra l\u2019Atlantico e il Pacifico attraverso una rotta polare, seguendo una facile navigazione costiera lungo la costa settentrionale canadese, evitando cos\u00ec di dover attraversare il pericoloso e lontanissimo Stretto di Magellano, all\u2019estremit\u00e0 meridionale del continente americano.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo ora alle isole della rotta atlantica a cui fanno riferimento sia Platone, che tra di esse nomina esplicitamente Atlantide, sia il passo di Plutarco sopra citato, il quale delinea un\u2019antica rotta verso il continente americano attraverso quattro isole intermedie, situate ad alta latitudine nell\u2019Atlantico settentrionale. Plutarco menziona per primo l\u2019isola di Ogigia, situata \u201ca cinque giorni di navigazione dalla Britannia, verso il tramonto\u201d; poi menziona altre tre isole situate oltre Ogigia, \u201ctanto distanti l&#8217;una dall&#8217;altra quanto da essa\u201d, e subito dopo il \u201cgrande continente\u201d che circonda il \u201cgrande mare\u201d [15]. Qui va sottolineato che si tratta di isole situate ad un\u2019alta latitudine: infatti, come afferma Plutarco, l\u00e0 d&#8217;estate i viaggiatori \u201cvedono il sole su un arco di trenta giorni scomparire alla vista per meno di un&#8217;ora per notte, anche se con tenebra breve, mentre un crepuscolo balugina ad occidente\u201d [16]. Considerato che in un precedente lavoro abbiamo identificato Ogigia con una delle isole Faroe [17] (che in effetti si trovano \u201cverso il tramonto\u201d rispetto alla punta settentrionale della Scozia durante la stagione della navigazione, cio\u00e8 attorno al solstizio d&#8217;estate, allorch\u00e9 il sole, data l&#8217;elevata latitudine, tramonta quasi a nord), quelle tre isole dell&#8217;Atlantico settentrionale lungo la rotta verso il continente americano corrispondono all&#8217;Islanda, alla Groenlandia e a Terranova, che effettivamente, come dice Plutarco, sono pi\u00f9 vicine alla costa dell&#8217;America di quanto non lo sia Ogigia.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa fotografia che Plutarco fa delle isole che si trovano nell\u2019Atlantico settentrionale, lungo la rotta per il continente americano, appare davvero straordinaria. La sua attendibilit\u00e0 \u00e8 rafforzata da un&#8217;altra sorprendente affermazione, allorch\u00e9 subito dopo ci parla della presenza sulla costa del continente oltremare di \u201cun golfo non meno esteso della Meotide (l&#8217;odierno Mar d&#8217;Azov, presso la Crimea), la cui foce \u00e8 esattamente in linea retta con lo sbocco del Mar Caspio\u201d [18]. Secondo Minas Tsikritsis [19], qui il riferimento \u00e8 al Golfo di San Lorenzo, sulla costa atlantica del Canada: la latitudine del suo sbocco, 47\u00b0, \u00e8 infatti la stessa dello &#8220;sbocco del Mar Caspio&#8221;, cio\u00e8 del delta del Volga. Ci\u00f2 la dice lunga sulle conoscenze geografiche degli antichi e sulla loro capacit\u00e0 di navigare attraverso gli oceani [20].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;Atlantide di Platone e la Groenlandia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Plutarco afferma che in una di quelle isole settentrionali lungo la rotta per il continente americano &#8220;Crono secondo la mitologia dei barbari \u00e8 tenuto prigioniero da Zeus&#8221;, aggiungendo subito dopo che questa parte dell&#8217;oceano porta il suo nome: &#8220;Mare di Crono&#8221; [21]. Confrontiamo questa frase con quanto abbiamo sentito da Platone poco fa: l&#8217;Atlantico \u201ca quel tempo era navigabile, poich\u00e9 di fronte alla bocca che voi Greci chiamate, come dite, &#8216;le Colonne d&#8217;Ercole&#8217;, vi era un&#8217;isola pi\u00f9 grande della Libia e dell&#8217;Asia insieme; e ai viaggiatori di quel tempo era possibile passare da l\u00ec ad altre isole, e dalle isole all&#8217;intero continente davanti ad esse che circonda quel vero oceano&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 possibile identificare questa enorme isola con un&#8217;isola reale? E cosa significa che era &#8220;pi\u00f9 grande della Libia e dell&#8217;Asia insieme&#8221;? Per comprendere il senso di questa frase dobbiamo tener presente che in passato la grandezza di un&#8217;isola non indicava affatto la sua superficie (la cui misurazione richiede tecniche alquanto sofisticate), bens\u00ec la lunghezza della sua costa, che pu\u00f2 essere facilmente calcolata, almeno in via approssimativa, navigandovi attorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco infatti come Diodoro Siculo indica la grandezza della Britannia (l&#8217;odierna Gran Bretagna): \u201cDei lati della Britannia il pi\u00f9 corto, che si estende lungo l&#8217;Europa, \u00e8 di settemilacinquecento stadi, il secondo, dallo Stretto fino alla punta (settentrionale), \u00e8 di quindicimila stadi, e l&#8217;ultimo \u00e8 di ventimila stadi, cosicch\u00e9 l&#8217;intero circuito dell&#8217;isola ammonta a quarantaduemilacinquecento stadi\u201d [22]. Del resto, molti secoli dopo anche Cristoforo Colombo procedeva allo stesso modo, come si pu\u00f2 vedere dalla sua \u2018Lettera a Luis de Sant\u00e1ngel\u2019 (datata 15 febbraio 1493), dove tra l\u2019altro afferma che tra le isole da lui scoperte ne esisteva una pi\u00f9 grande dell&#8217;Inghilterra e della Scozia insieme. A questo riguardo, Luigi De Anna tiene a precisare che \u201cquando Colombo dice che l\u2019isola di Juana \u00e8 \u2018pi\u00f9 grande\u2019 intende, essendo marinaio, riferirsi al perimetro costiero e non alla sua superficie\u201d [23].<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, per comprendere il vero significato della frase \u201cpi\u00f9 grande della Libia e dell\u2019Asia insieme\u201d basta dare un\u2019occhiata alla carta geografica. Per indicare la grandezza dell\u2019isola Atlantide, Platone ne paragona il perimetro allo sviluppo costiero della Libia, cio\u00e8 di tutta l\u2019Africa settentrionale a partire da Gibilterra, a cui aggiunge quello della costa palestinese, del Libano, della Siria e dell\u2019Anatolia fino allo Stretto dei Dardanelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa lunghezza, corrispondente allo sviluppo dell\u2019intero versante meridionale della costa del Mediterraneo, per l\u2019appunto da Gibilterra ai Dardanelli, supera il perimetro di tutte le isole del mondo, eccettuata la Groenlandia, che, con la sua superficie di oltre 2 milioni di kmq, \u00e8 di gran lunga l\u2019isola pi\u00f9 estesa [24], seguita a distanza dalla Nuova Guinea (la cui superficie \u00e8 meno della met\u00e0). In effetti, la costa molto frastagliata della Groenlandia \u00e8 lunga ben 39.300 km [25], cio\u00e8 una lunghezza (quasi equivalente alla circonferenza della Terra all&#8217;equatore) molto maggiore di \u201cLibia e Asia insieme\u201d!<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto la Groenlandia, che in realt\u00e0 si trova sulla rotta per il continente americano indicata sia da Platone che da Plutarco, \u00e8 l&#8217;unica isola sulla Terra che pu\u00f2 essere identificata con l&#8217;Atlantide di Platone, sia per la sua posizione che per le dimensioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo: un&#8217;altra conferma di questa identificazione si trova nella sua morfologia. Secondo Platone, nell&#8217;isola Atlantide vi era una vasta pianura centrale oblunga &#8220;circondata da montagne che si estendevano fino al mare&#8221; [26] e in effetti la Groenlandia, al disotto della calotta glaciale che in gran parte attualmente la ricopre, presenta una vastissima depressione circondata da catene montuose (Fig. 1).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"395\" height=\"320\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-23jpg.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16338\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-23jpg.jpg 395w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-23jpg-300x243.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 395px) 100vw, 395px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Fig. 1: La Groenlandia nel suo contesto geografico (a sinistra) e l\u2019aspetto della sua superficie al disotto della calotta glaciale (a destra).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa depressione centrale, incastonata tra le catene montuose che s\u2019innalzano lungo le coste e che si estende da nord a sud all\u2019incirca tra l\u201980\u00b0 e il 66\u00b0 parallelo, nella sua parte settentrionale \u00e8 caratterizzata da un enorme canyon (il \u201cGrand Canyon della Groenlandia\u201d, il pi\u00f9 grande del mondo), mentre al di sotto del 70\u00b0 parallelo corrisponde alla bellissima pianura quadrangolare, \u201cche si dice fosse la pi\u00f9 bella di tutte le pianure\u201d [27], le cui dimensioni Platone, o meglio la sua fonte, si \u00e8 premurato di tramandarci: 3000&#215;2000 stadi [28], corrispondenti approssimativamente a 540&#215;360 km.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 consente immediatamente di spiegare il motivo del colossale sistema di canalizzazioni che gli Atlanti avevano creato sia all&#8217;interno della pianura stessa che lungo il suo perimetro, dove avevano costruito un enorme fossato quadrangolare, grande al punto da suscitare la meraviglia di Platone, che \u201criceveva i corsi d\u2019acqua che scendevano dalle montagne, faceva il giro della pianura, tornava da una parte e dall\u2019altra verso la capitale e da l\u00ec andava a scaricarsi in mare\u201d [29]. Infatti, in quella particolarissima situazione geografica, era assolutamente necessario regimare le acque che, scendendo dai monti verso la depressione centrale dell&#8217;isola (specialmente nella stagione del disgelo), tendevano periodicamente ad inondarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ora \u00e8 il momento di soffermarci sulla capitale dell&#8217;isola, il cui nome Platone non ci ha tramandato, e sulla singolare struttura circolare del suo porto. Per\u00f2 conviene innanzi tutto rilevare un dettaglio significativo: la presenza di una sorgente d\u2019acqua calda, menzionata due volte da Platone [30], sulla collina al centro della citt\u00e0, che ben s\u2019inserisce nel quadro geografico qui delineato. In Groenlandia, infatti, le sorgenti termali sono un fenomeno naturale piuttosto comune [31].<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dove si trovava questa citt\u00e0? Platone ce lo dice all&#8217;inizio del brano in cui racconta dove e come fu costruita: \u201cPresso il mare, ma all\u2019altezza del centro dell&#8217;isola, vi era una pianura, che si dice fosse la pi\u00f9 bella di tutte le pianure e molto fertile\u201d [32]. Ora, qui basta dare un&#8217;occhiata alla mappa della Groenlandia (Fig. 1) per vedere che, mentre la sua costa orientale \u00e8 tutta bordata da catene montuose, invece sulla costa occidentale, all&#8217;altezza della baia di Disko (intorno al 70\u00b0 parallelo) il mare per un tratto lambisce la pianura centrale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"509\" height=\"316\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-4jpg.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16339\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-4jpg.jpg 509w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-4jpg-300x186.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 509px) 100vw, 509px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Non solo: proprio come afferma Platone, la baia di Disko si trova precisamente al centro della costa occidentale dell&#8217;isola (Fig. 2).<\/p>\n\n\n\n<p>Fig. 2: Un&#8217;immagine della baia di Disko, con l&#8217;omonima isola, e (a destra) la sua posizione esattamente al centro della costa occidentale della Groenlandia, proprio l\u00e0 dove la pianura centrale arriva al mare, come afferma Platone.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 ci d\u00e0 la conferma di quanto stiamo cercando di dimostrare, ossia che Platone, o meglio, la sua fonte, non solo non ha inventato nulla, ma ha descritto una situazione geografica reale con perfetta cognizione di causa. Pertanto, considerate anche le sue enormi dimensioni, l\u2019isola Atlantide di Platone non pu\u00f2 che corrispondere alla Groenlandia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ulteriore supporto dell&#8217;ipotesi che la capitale di Atlantide fosse situata nella zona della baia di Disko (che oltretutto corrisponde al pi\u00f9 importante degli antichi insediamenti della Groenlandia, la quale ancora oggi sul versante occidentale, quello rivolto verso il continente americano, gode di un clima migliore), segnaliamo che esiste una mappa della Groenlandia meridionale, realizzata nel 1747 da Emanuel Bowen, in cui \u00e8 disegnato un lunghissimo canale che parte dalla costa orientale, all&#8217;altezza dell&#8217;Islanda, e la collega con quella occidentale, sfociando proprio dove si apre la baia di Disko (Fig. 3).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"571\" height=\"239\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-7jpg.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16341\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-7jpg.jpg 571w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/FELICE-VINCI-20-1-7jpg-300x126.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 571px) 100vw, 571px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Fig. 3: Dettaglio della mappa di Bowen a confronto con la mappa del suolo della Groenlandia meridionale attualmente sotto la calotta glaciale.<\/p>\n\n\n\n<p>Su questo canale, la mappa di Bowen reca un&#8217;iscrizione rivelatrice: &#8220;Si dice che questi stretti fossero in passato percorribili, ma ora sono chiusi dal ghiaccio&#8221;. Il riferimento \u00e8 presumibilmente al &#8220;periodo caldo medioevale&#8221;, durato all\u2019incirca dal IX al XIII secolo, quando la banchisa polare si ridusse notevolmente all&#8217;interno del Mar Artico e il ghiaccio galleggiante divenne molto raro sia attorno all&#8217;Islanda, che divenne una terra fiorente, sia di fronte alla Groenlandia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;ultima, che ora \u00e8 in gran parte ricoperta dal ghiaccio, era chiamata &#8220;Terra Verde&#8221; intorno all&#8217;anno 1000 d.C., quando la sua parte meridionale fu colonizzata dai Vichinghi norvegesi, a causa della grande estensione di prati che essi vi trovarono al loro arrivo. \u201cL\u2019interpretazione dei dati dei carotaggi di ghiaccio e delle conchiglie suggerisce che tra l\u2019800 e il 1300 d.C. le regioni attorno ai fiordi della Groenlandia meridionale avessero un clima relativamente mite, diversi gradi Celsius pi\u00f9 caldo del solito nell\u2019Atlantico settentrionale\u201d [33], con alberi e piante erbacee in crescita e bestiame allevato. L\u2019orzo veniva coltivato come coltura fino al 70\u00b0 parallelo [34]. Inoltre, come sottolineato da Franco Ortolani, a quel tempo \u201cle paleotemperature evidenziano un marcato incremento della temperatura media, che consentiva la coltivazione dei vigneti in Norvegia\u201d [35].<\/p>\n\n\n\n<p>Per inciso, a quel tempo la vite cresceva anche in Inghilterra: \u201cL\u2019Inghilterra era leader nella coltivazione dell\u2019uva e nella vinificazione per gran parte del Medioevo. Alla fine dell\u2019XI secolo vi erano forse 50 vigneti nella met\u00e0 meridionale del paese, la maggior parte associati alla Chiesa, che producevano vino. Questi vigneti prosperarono per pi\u00f9 di 300 anni, rendendo l\u2019Inghilterra un importante centro della vinificazione europea\u201d [36]; poi per\u00f2 le temperature medie si abbassarono ed ebbe inizio la cosiddetta Piccola Era Glaciale (PEG), durata, con varie oscillazioni, fino a circa il 1850, allorch\u00e9 ha avuto inizio l\u2019attuale fase di riscaldamento. Pi\u00f9 in generale, \u201cil cambiamento \u2013 ampio, rapido e globale \u2013 \u00e8 pi\u00f9 caratteristico del clima della Terra che la stasi\u201d [37].<\/p>\n\n\n\n<p>La mappa di Bowen dimostra la possibilit\u00e0 che nei periodi caldi la calotta glaciale che ricopre la Groenlandia si riduca significativamente (come sta gi\u00e0 avvenendo adesso), anzi, che almeno nella parte meridionale dell\u2019isola essa possa ritirarsi fino a scomparire. Ora, nel periodo caldo medioevale un effetto cos\u00ec significativo fu causato da un aumento delle temperature che peraltro rimasero al di sotto di quanto si era verificato millenni prima, durante l\u2019Optimum Climatico Olocenico (HCO) [38]. A ci\u00f2 bisogna aggiungere che quest\u2019ultimo dur\u00f2 molto pi\u00f9 a lungo, per diversi millenni, con conseguenze sullo scioglimento della calotta glaciale che furono certamente molto maggiori. Se ne pu\u00f2 dedurre che durante l\u2019HCO, cronologicamente sovrapponibile al Neolitico e alla prima et\u00e0 del Bronzo, una cospicua parte del territorio groenlandese dovette rimanere libera dai ghiacci, consentendo alla civilt\u00e0 degli Atlanti di svilupparsi, prosperare ed espandersi in tutto il mondo, sfruttando la sua straordinaria posizione geografica tra l\u2019Oceano Artico, l\u2019Atlantico e il Pacifico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la mappa di Bowen pu\u00f2 dirci anche altro: infatti, gi\u00e0 a prima vista l\u2019aspetto pressoch\u00e9 rettilineo di quel canale \u2013 che partiva da un fiordo sulla costa sud-orientale, all\u2019altezza dell\u2019Islanda, e giungeva alla baia di Disko su quella occidentale, per una lunghezza di oltre 600 km \u2013 sembra suggerire che esso possa corrispondere al lato settentrionale dell\u2019enorme fossa quadrangolare che, secondo Crizia, era stata scavata dagli Atlanti attorno alla pianura centrale dell\u2019isola e andava ad intersecare il canale circolare pi\u00f9 esterno del porto della capitale di Atlantide. In effetti, quella fossa \u201criceveva i corsi d\u2019acqua che scendevano dalle montagne, faceva il giro della pianura, tornava da una parte e dall\u2019altra verso la citt\u00e0 e da l\u00ec andava a scaricarsi in mare\u201d [39].<\/p>\n\n\n\n<p>Questo conferma che la capitale dell\u2019isola, secondo quanto concordemente ci suggeriscono sia il Crizia che la mappa di Bowen, era situata all\u2019incrocio tra il lato settentrionale e quello occidentale della grande fossa che circondava la pianura centrale, e precisamente nella zona della baia di Disko, al centro della costa occidentale della Groenlandia, di fronte all\u2019isola di Baffin ed al continente americano (considerando anche il fatto che il versante occidentale dell\u2019isola gode di un clima pi\u00f9 mite di quello orientale).<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso, infatti, che la maggior parte dei reperti di quel periodo, attribuibili alla pi\u00f9 antica cultura archeologica attualmente nota nella Groenlandia meridionale, quella di Saqqaq (2500-800 a.C.), siano stati rinvenuti nei pressi della baia di Disko, compreso il sito di Saqqaq, da cui quella cultura prende il nome [40]. Tra l\u2019altro, ci sembra anche piuttosto curioso, e forse meritevole di qualche approfondimento, che il nome \u2018Disko\u2019 corrisponda al termine greco \u201cdiskos\u201d e al latino \u201cdiscus\u201d, \u201cdisco\u201d: ci\u00f2 infatti sembra richiamare l\u2019aspetto dello straordinario porto circolare di Atlantide, descritto in dettaglio da Platone, su cui ci soffermeremo tra poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando al canale della mappa di Bowen, esso doveva essere molto importante per gli antichi navigatori diretti ad Atlantide, provenienti dalle coste europee e dall\u2019Atlantico centrale, che, dopo aver fatto l\u2019ultima tappa in Islanda (corrispondente all\u2019antica Thule), attraverso di esso potevano raggiungere direttamente la capitale situata sulla costa occidentale della Groenlandia, accorciando notevolmente il percorso e senza dover doppiare l\u2019estremit\u00e0 meridionale dell\u2019isola in un mare molto insidioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto alla posizione di Thule, alcuni scrittori della tarda epoca classica o dell\u2019alto medioevo, come Orosio, Solino e il monaco irlandese Dicuil la hanno collocata a nord e a ovest delle isole britanniche, suggerendo fortemente che si trattasse dell\u2019Islanda. Questa posizione, sostenuta da Adamo di Brema: \u201cThule \u00e8 ora chiamata Islanda, a causa del ghiaccio che ricopre l\u2019oceano\u201d [41], a nostro avviso \u00e8 la pi\u00f9 attendibile. Qui ipotizziamo che questo nome, \u201cThule\u201d, possa essere ricondotto alla radice protoindoeuropea, *dhwer-, che significa \u201cporta\u201d (da cui il greco \u2018thura\u2019, il tedesco \u2018T\u00fcr\u2019, l\u2019inglese \u2018door\u2019, l\u2019antico nordico \u2018dyrr\u2019 e il sanscrito \u2018du\u00e1rah\u2019), presumibilmente col significato di \u201cingresso, porta\u201d della Groenlandia (un po\u2019 come il nome dell\u2019arcipelago delle \u2018Florida Keys\u2019 ricorda che quelle isole si trovano di fronte alla Florida).<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, dopo la traversata dell\u2019Atlantico, per i navigatori provenienti dall\u2019Europa l\u2019Islanda rappresentava la \u201cporta\u201d per la Groenlandia, dalla quale \u00e8 separata da un tratto di mare lungo meno di duecento miglia (che oltretutto a quella latitudine durante la stagione estiva gode di luce ininterrotta). Insomma di fronte a Thule, l\u2019odierna Islanda, si estendeva la montuosa costa orientale di Atlantide.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, nel Watkins Ridge, un grande massiccio montuoso situato su questo versante \u2013 ossia la prima immagine della costa della Groenlandia che appare all&#8217;orizzonte ai naviganti provenienti dall&#8217;Islanda \u2013 si ergono le tre vette pi\u00f9 alte della Groenlandia: il Gunnbj\u00f8rns Fjeld (3.694 m), il Dome e il Cone (Fig. 4), che ci ricordano una frase di Crizia (riferita alle montagne che circondavano la pianura centrale): \u201cE le montagne che la circondavano erano a quel tempo celebrate come superiori a tutte quelle che esistono ora in numero, grandezza e bellezza\u201d [42].<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"530\" height=\"280\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/immagine_2025-04-01_213232066.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-16342\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/immagine_2025-04-01_213232066.png 530w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/immagine_2025-04-01_213232066-300x158.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 530px) 100vw, 530px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Fig. 4: Le tre vette pi\u00f9 alte della Groenlandia, quasi allineate, nel massiccio del Watkins Ridge.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra l\u2019altro notiamo che queste tre vette sono contigue e quasi allineate, con una disposizione che ricorda quella delle tre piramidi di Giza. Qui potremmo forse chiederci se, come Robert Bauval ha proposto per le tre piramidi, gli Atlanti non associassero queste tre grandi montagne alle stelle della Cintura di Orione, considerando quanto fosse importante e universalmente diffusa la corrispondenza tra cielo e terra tra le culture antiche (\u201cCome in alto, cos\u00ec in basso\u201d \u00e8 la famosa formula tradizionalmente attribuita a Ermete Trismegisto). A questo punto, dati i rapporti che, secondo il Timeo, erano intercorsi fra gli Atlanti e gli antenati degli Egizi, si potrebbe forse ipotizzare che sia stato il ricordo di queste montagne groenlandesi a ispirare la costruzione delle tre piramidi nella piana di Giza [43].<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il porto della capitale, esso era costituito da tre canali circolari concentrici, alternati a due cerchi di terra, che circondavano un&#8217;isola centrale: \u201cE quest&#8217;isola, su cui sorgeva il palazzo reale, aveva un diametro di cinque stadi\u201d [44], pari a circa 900 metri.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre su questo porto dall&#8217;aspetto curiosamente circolare, Enrico Turolla, subito dopo aver espresso la sua convinzione che Platone \u201c\u00e8 portatore di una voce che viene da pi\u00f9 lontano\u201d, si chiede se \u201csar\u00e0 casuale la coincidenza con la struttura di citt\u00e0 messicane preistoriche (&#8230;) L\u2019isola con una montagna circondata da anelli concentrici di mura e canali viene raffigurata anche nei disegni aztechi dell\u2019Aztl\u00e1n, la patria appunto degli Aztechi. Dove \u00e8 notevole la consonanza Aztl\u00e1n con Atlante\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Al riguardo, un collegamento diretto tra la Groenlandia e il mondo azteco, del quale una caratteristica ben nota era il supplizio del cuore strappato dal petto della vittima, si ritrova nella mitologia nordica, dove nel \u2018Poema groenlandese di Atli\u2019, \u2018Atlakvidha in Gr\u0153nlenzka\u2019, Hogni viene suppliziato proprio in questo modo. La dimensione groenlandese di Atli appare anche in un altro poema dell\u2019Edda: \u2018Atlam\u00e1l in Gr\u0153nlenzko\u2019. Sempre riguardo ad Atli, fa riflettere anche il fatto che il suo nome sembra richiamare quello di Atlante, primogenito del dio Poseidone e primo re dell\u2019isola Atlantide e degli Atlanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Notiamo anche un altro esempio significativo di porto circolare, quello di Cartagine, la citt\u00e0 di origine fenicia che ai Romani diede tanti problemi. Anch\u2019esso infatti richiama i cerchi concentrici che Platone attribuisce alla capitale degli Atlanti. Inoltre Cartagine \u00e8 la patria del misterioso personaggio a cui Plutarco attribuisce le notizie sul continente oltremare e sulle isole dell\u2019Atlantico settentrionale che si trovavano lungo la rotta per raggiungerlo. Costui, che sarebbe vissuto a lungo nell\u2019isola dove \u201cCrono si trova imprigionato da Zeus, e accanto a lui risiede l\u2019antico Briareo, guardiano delle isole e del mare chiamato Cronio\u201d, avrebbe anche detto che Crono a Cartagine \u201cgode di grandi onori\u201d [45]. Insomma gli antenati dei Fenici, antichi navigatori di cui non si conosce l\u2019origine, erano stati probabilmente legati al mondo atlantico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Continua nel prossimo numero di Impronte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima parte di tre La versione italiana di uno studio di Felice Vinci pubblicato sulla rivista scientifica americana \u201cJournal of Anthropological and Archaeological Sciences\u201d Abstract Da quando il filosofo greco Platone ha raccontato la storia di Atlantide, una grande isola dove in tempi remoti si sarebbe sviluppata una potentissima dinastia di re ma che poi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[],"class_list":["post-16336","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16336","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16336"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16336\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16343,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16336\/revisions\/16343"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16336"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16336"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16336"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}