{"id":16476,"date":"2025-04-16T16:34:39","date_gmt":"2025-04-16T15:34:39","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=16476"},"modified":"2025-04-16T16:34:39","modified_gmt":"2025-04-16T15:34:39","slug":"letteratura-e-vita-il-mistero-della-vita-nella-follia-della-morte-alda-merini-e-cesare-pavese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/letteratura-e-vita-il-mistero-della-vita-nella-follia-della-morte-alda-merini-e-cesare-pavese\/","title":{"rendered":"Letteratura e vita, il mistero della vita, nella follia della morte, Alda Merini e Cesare Pavese\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>\u201cSe il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto.\u201d (Giovanni 12, 24).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Quirino-21-1-chicco-di-grano-683x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-16477\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Quirino-21-1-chicco-di-grano-683x1024.png 683w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Quirino-21-1-chicco-di-grano-200x300.png 200w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Quirino-21-1-chicco-di-grano-768x1152.png 768w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Quirino-21-1-chicco-di-grano-580x870.png 580w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Quirino-21-1-chicco-di-grano-860x1290.png 860w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Quirino-21-1-chicco-di-grano.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella parabola esistenziale della grande poetessa milanese Alda Merini, l\u2019attrazione-repulsione per la morte, compare diverse volte: \u201cO morte, che tutti credono riluttante e infelice, tu sei una vergine leggiadra che mi scioglier\u00e0 da questo letame, la donna che consegner\u00e0 il mio calvario al Signore (da Francesco: canto di una creatura\u201d, Frassinelli, 2007). L\u2019abbandono mistico conclusivo, non deve stupire, se da alunna delle elementari la poetessa aveva manifestato il desiderio di farsi suora, ostinatamente e violentemente represso dalla madre. In seguito la diagnosi di disturbo bipolare, che le procur\u00f2 diversi elettroshock, compare nel forte attaccamento alla vita, ma anche nel considerare la morte comeun evento con il quale deve fare i conti: \u201c\u2026poich\u00e9 la morte \u00e8 muraglia\/ dolore, ostinazione violenta\/ io magicamente resisto\u201d (da Elogio della morte). Col passare degli anni, raggiunta la fama, la Merini guarder\u00e0 le cicatrici che il manicomio le ha lasciato e che le hanno permesso di maturare, in un doloroso viaggio, per raggiungere un approccio diverso con l\u2019esistenza, ma il chicco di grano non \u00e8 ancora morto e non pu\u00f2 sciogliere ed elevare l\u2019anima della poetessa: \u201cHo la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi, le mie radici stentano a mollare la terra.\u201d (da La pazza della porta accanto). Alda Merini mor\u00ec a Milano, a 78 anni, il 1novembre 2009.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"447\" height=\"529\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/QUIRINO-21-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16478\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/QUIRINO-21-4.jpg 447w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/QUIRINO-21-4-253x300.jpg 253w\" sizes=\"auto, (max-width: 447px) 100vw, 447px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Cesare Pavese: il suo chicco di vita, che frutto ha prodotto? Conosciamo il carattere introverso dello scrittore, le sue delusioni amorose, ma anche e soprattutto i suoi romanzi di successo, da La luna e i fal\u00f2, a La bella estate, con il quale vinse il Premio Strega nel 1950, anno della sua morte, da Il compagno, Premio Salento nel 1948, a Dialoghi con Leuc\u00f2 del 1947, poi Il diavolo sulle colline e tanti altri. La sua anima pi\u00f9 intima la troviamo per\u00f2 nelle liriche, riunite in varie raccolte, come Lavorare stanca, del 1936, Verr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi, pubblicato postumo nel 1951 e altre sillogi. Il dramma del vivere, l\u2019incontro-scontro con la morte lo toccher\u00e0 sin dall\u2019infanzia, con la dipartita di una sorella e due fratelli, poi il decesso del padre, quando aveva solo cinque anni, per non parlare delle meditazioni e sofferenze sul suicidio, dopo l\u2019atroce gesto dei compagni e amici, Elio Baraldi e Carlo Predella. Il 1gennaio 1950, a Roma, sul suo diario scrisse: \u201c&#8230;Solita storia. Anche il dolore, il suicidio, facevano vita, stupore, tensione. In fondo ai grandi periodi hai sempre sentito tentazioni suicide. Ti eri abbandonato. Ti eri spogliato dell\u2019armatura. Eri ragazzo. L\u2019idea del suicidio era una protesta di vita. Che morte non voler pi\u00f9 morire.\u201d Nella raccolta poetica Verr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi, dedicata all\u2019amore sfortunato per l\u2019attrice americana Constance Dowling, cos\u00ec si esprime: \u201c\u2026questa morte che ci accompagna\/ dal mattino alla sera, insonne,\/ sorda, come un vecchio rimorso\/ o un vizio assurdo\u2026\u201d. Quale sar\u00e0 il frutto di questa morte? La risposta ce la offre lo stesso Pavese, quando prima di suicidarsi, in una stanza d\u2019albergo a Torino, nel 1950, con alcuni barbiturici, cos\u00ec scrive su un biglietto autografo, all\u2019interno del libro Dialoghi con Leuc\u00f2: \u201cL\u2019uomo mortale, Leuc\u00f2, non ha che questo di immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia\u201d. Restare nella memoria\u2026e ancora: \u201cHo lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti\u201d. Questo pensiero ha tutte le caratteristiche di un testamento poetico: condividere, dare voce alle \u201cpene\u201d degli uomini, quelle subite, ma spesso taciute e quindi dimenticate. Un\u2019ultima frase epigrammatica conclude quel piccolo addio, vergato dallo scrittore prima di suicidarsi: \u201cHo cercato me stesso\u201d. Per interpretare le problematiche degli altri, prima \u00e8 necessario conoscersi, con tutte le proprie fragilit\u00e0, dalle quali non si pu\u00f2 fuggire e inutile sar\u00e0 ogni conforto: \u201c\u2026I tuoi occhi\/ saranno una vana parola\/ un grido taciuto, un silenzio\u2026\u201d. (da Verr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"506\" height=\"759\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/QUIRINO-21-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16479\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/QUIRINO-21-3.jpg 506w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/QUIRINO-21-3-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSe il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto.\u201d (Giovanni 12, 24). 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