{"id":16764,"date":"2025-06-11T10:46:20","date_gmt":"2025-06-11T09:46:20","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=16764"},"modified":"2025-06-11T10:46:20","modified_gmt":"2025-06-11T09:46:20","slug":"la-stella-di-betlemme-e-la-congiunzione-tra-saturno-e-le-pleiadi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/la-stella-di-betlemme-e-la-congiunzione-tra-saturno-e-le-pleiadi\/","title":{"rendered":"La stella di Betlemme e la congiunzione tra Saturno e le Pleiadi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>1\u00b0 parte di tre<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"727\" height=\"524\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/vinci-1-di-3-23-01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16766\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/vinci-1-di-3-23-01.jpg 727w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/vinci-1-di-3-23-01-300x216.jpg 300w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/vinci-1-di-3-23-01-580x418.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 727px) 100vw, 727px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il Vangelo di Matteo racconta che \u201cGes\u00f9 nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:&nbsp;Dov\u2019\u00e8 il re dei Giudei che \u00e8 nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo\u201d. Fu in epoca moderna che diversi studiosi, a partire dall\u2019astronomo Keplero, iniziarono a chiedersi se ci\u00f2 che i Magi avevano visto fosse non una stella, ma una congiunzione astronomica fra pianeti. In questo articolo presentiamo le ragioni a sostegno dell\u2019ipotesi che il fenomeno celeste a cui si riferisce Matteo sia stata la congiunzione tra il pianeta Saturno e l\u2019ammasso delle Pleiadi avvenuta nella primavera dell\u2019anno 3 a.C., finora ignorata dagli studiosi sebbene lo storico greco Plutarco ci abbia tramandato che un antico popolo atlantico celebrava questa ricorrenza trentennale con grandi festeggiamenti. A favore della plausibilit\u00e0 di questa ipotesi stanno non soltanto le corrispondenze tra i Magi e la costellazione di Orione, strettamente legata alle Pleiadi, ma anche il fatto che tale congiunzione sia avvenuta in corrispondenza della transizione dall\u2019et\u00e0 dell\u2019Ariete all\u2019et\u00e0 dei Pesci, per di pi\u00f9 in coincidenza con la fine di un periodo politicamente molto turbolento, in cui era crollato il plurimillenario Regno d\u2019Egitto, e ci\u00f2 accresceva l\u2019aspettativa, espressa da Virgilio nella IV Ecloga, di un ritorno alla mitica Et\u00e0 dell\u2019Oro di Saturno. Pertanto, tenendo anche conto dell\u2019importanza attribuita da molte culture alle Pleiadi ed in particolare a Maia, la stella centrale dell\u2019ammasso, identificata con la Madre Terra, la congiunzione avvenuta il 3 a.C. dovette essere considerata come l\u2019incontro celeste tra due grandi entit\u00e0 divine, una maschile (Saturno) e l\u2019altra femminile (Maia), da cui era lecito aspettarsi \u2013 \u201ccome in alto, cos\u00ec in basso\u201d \u2013 la nascita sulla Terra di un Bimbo Speciale, il futuro re di una nuova era, che i Magi cercavano \u201cper adorarlo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo si propone l\u2019ipotesi che la Stella di Betlemme \u2013 che avrebbe guidato i Magi alla capanna dove nacque Ges\u00f9 \u2013 non sia stata una congiunzione tra due pianeti, come attualmente ritengono diversi studiosi, bens\u00ec quella tra Saturno e le Pleiadi avvenuta nell\u2019anno 3 a.C.; a tal fine, sar\u00e0 utilizzata una metodologia consistente in un nuovo esame critico di fonti non solo classiche, ma anche appartenenti ad altri contesti letterari e scientifici.<\/p>\n\n\n\n<p>La Stella di Betlemme \u00e8 il nome dato a un fenomeno astronomico che, secondo il racconto del Vangelo di Matteo, si verific\u00f2 al tempo della nascita di Ges\u00f9: \u201cGes\u00f9 nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:&nbsp;Dov\u2019\u00e8 il re dei Giudei che \u00e8 nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo\u201d [1]. Nelle prime icone cristiane, l\u2019astro del presepe era effettivamente una stella, il cui esempio pi\u00f9 antico \u00e8 una pittura murale nelle Catacombe di Priscilla (IV secolo d.C.) a Roma. Nelle raffigurazioni altomedievali, il fenomeno celeste poteva assumere altre forme, come un cerchio luminoso, un rosone, un fiore, un angelo, un cherubino o lo stesso Ges\u00f9 Bambino [2]. La rappresentazione a forma di cometa apparve per la prima volta all\u2019inizio del XIV secolo, quando Giotto, impressionato dal passaggio della cometa di Halley nel 1301, raffigur\u00f2 la Stella di Betlemme come una cometa dalla lunga coda in un affresco nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Nei secoli successivi, questa rappresentazione ebbe uno straordinario successo artistico, al punto da essere tuttora considerata una classica icona della Nativit\u00e0 di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra ipotesi astronomica, risalente all\u2019et\u00e0 moderna, \u00e8 che la Stella di Betlemme non fosse una stella, n\u00e9 una cometa, n\u00e9 una supernova, ma una congiunzione di Giove con altri pianeti. Il primo a lavorare su questa idea fu Keplero, che nel 1614 studi\u00f2 una serie di congiunzioni di Giove con Saturno verificatasi nell\u2019anno 7 a.C. [3]. Tale ipotesi \u00e8 stata poi ripresa da altri studiosi, tra cui recentemente dall\u2019archeologo Simo Parpola [4]. Inoltre, diverse altre congiunzioni, molto significative dal punto di vista astrologico, ebbero luogo negli anni 3 e 2 a.C. Tre di queste coinvolsero Giove con la stella Regolo della costellazione del Leone, considerata anch\u2019essa un simbolo regale, mentre altre, avvenute nei pressi di Regolo, coinvolsero Venere e altri pianeti, tra cui Marte e Mercurio [5].<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 a guidare i Magi a Betlemme potrebbe essere stata una congiunzione planetaria? Era evidentemente necessario che l\u2019evento fosse considerato eccezionale ed avesse un particolare significato astrologico, secondo l\u2019antica idea tradizionale secondo cui ci\u00f2 che accade sulla Terra \u00e8 un riflesso di ci\u00f2 che avviene in Cielo. Gi\u00e0 nell\u2019VIII secolo d.C., l\u2019astrologo persiano Masha\u2019allah ibn Athari, basandosi su dati e teorie astrologiche di origine iraniana e babilonese, sostenne che ogni importante cambiamento religioso o politico, comprese le nascite di Cristo e Maometto, era legato alla congiunzione tra Giove e Saturno [6].<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, fra tutte le ipotesi di congiunzioni astronomiche da collegare a un evento eccezionale, non ci sembra che finora sia stato preso in considerazione l\u2019incontro periodico, menzionato con grande enfasi dallo scrittore greco Plutarco (40-120 d.C. circa), tra il pianeta Saturno e la costellazione del Toro. Infatti, secondo una sua opera, in un\u2019epoca remota ogni trenta anni, su un\u2019isola atlantica dove il dio Crono era tenuto prigioniero, si celebrava una grande festa, allorch\u00e9 nel firmamento notturno la \u201cStella di Crono\u201d, cio\u00e8 Saturno, faceva ritorno nella costellazione del Toro [7].<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ora, prima di proseguire, dobbiamo subito chiederci se sia ragionevole supporre che in un remoto passato l\u2019Oceano Atlantico fosse navigabile, come Plutarco sostiene nel passo [8] in cui riporta questa notizia. In effetti, abbiamo gi\u00e0 cercato di dare una risposta razionale a tale quesito in un precedente articolo [9], di cui ora riportiamo i punti salienti. In esso abbiamo innanzitutto sottolineato che qui Plutarco menziona un grande continente che circonda l\u2019Atlantico, a suo dire raggiungibile seguendo una rotta lungo la quale si incontrano alcune isole intermedie. La prima \u00e8 Ogigia, l\u2019isola della dea Calipso nell\u2019Odissea, situata \u201ca cinque giorni di navigazione dalla Britannia, verso il tramonto\u201d; poi ce ne sono altre tre \u201cdistanti l\u2019una dall\u2019altra quanto da essa\u201d, prima di raggiungere il \u201cgrande continente\u201d che circonda il \u201cgrande mare\u201d [10]. \u00c8 importante qui sottolineare che si tratta di isole tutte situate a un\u2019alta latitudine: l\u00ec, infatti, d\u2019estate i viaggiatori \u201cvedono il sole scomparire alla vista per meno di un\u2019ora ogni notte per un periodo di trenta giorni, seppure con una breve oscurit\u00e0, mentre un crepuscolo riluce a ovest\u201d [11]. Considerando che in un precedente lavoro avevamo identificato Ogigia con una delle Isole F\u00e6r \u00d8er [12] (che si trovano \u201cverso il tramonto\u201d rispetto all\u2019estremit\u00e0 settentrionale della Scozia durante la stagione della navigazione, cio\u00e8 intorno al solstizio d\u2019estate, quando il sole, data l\u2019elevata latitudine, tramonta quasi a nord), le altre tre isole del Nord Atlantico lungo la rotta verso il continente americano sono l\u2019Islanda, la Groenlandia e Terranova.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre Plutarco subito dopo afferma che sulla costa di quel continente oltremare si trova \u201cun golfo non meno esteso della Meotide (l\u2019odierno Mar d\u2019Azov, presso la Crimea), la cui foce sta esattamente in linea retta con lo sbocco del Mar Caspio\u201d [13]. Secondo Minas Tsikritsis [14], il riferimento \u00e8 al Golfo di San Lorenzo, sulla costa atlantica del Canada: infatti la latitudine del suo sbocco nell\u2019oceano, 47\u00b0, corrisponde a quella dello sbocco del Caspio, cio\u00e8 il delta del Volga. Ci\u00f2 la dice lunga sulle conoscenze geografiche degli antichi e sulla loro capacit\u00e0 di navigare attraverso gli oceani [15] e al tempo stesso ci d\u00e0 un\u2019ulteriore conferma dell\u2019attendibilit\u00e0 di Plutarco e del suo racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, la possibilit\u00e0 che sul versante americano del Nord Atlantico vi fossero antichi insediamenti europei \u2013 forse legati anche all\u2019estrazione del rame dalle antiche miniere di Isle Royale [16], l\u2019isola pi\u00f9 grande del Lago Superiore \u2013 emerge da vari indizi (su cui ci siamo soffermati nell\u2019articolo sopra citato), quali la persistenza di miti e leggende paragonabili a quelli del Vecchio Mondo, nonch\u00e9 i tratti caucasici di alcuni nativi americani, che sembrano confermare l\u2019idea di antichi contatti tra le due opposte sponde dell\u2019Atlantico. D\u2019altronde vi sono studiosi che hanno collegato il mito di Atlantide al megalitismo [17], le cui tracce si trovano quasi in tutto il mondo, insieme a miti e leggende molto simili in civilt\u00e0 anche lontanissime tra loro. Ci\u00f2 \u00e8 in accordo con i risultati di un autorevole studio sul megalitismo europeo, pubblicato recentemente, in cui si mette in evidenza \u201cil trasferimento del concetto megalitico sulle rotte marittime provenienti dalla Francia nord-occidentale e l\u2019avanzata tecnologia marittima e la navigazione nell\u2019era megalitica\u201d [18].<\/p>\n\n\n\n<p>Questa ipotizzata globalizzazione preistorica attraverso la navigazione, che precedette di millenni quella realizzata dalle flotte europee a partire dal XVI secolo, fu resa possibile dall\u2019Optimum Climatico Olocenico (HCO), con temperature medie significativamente superiori a quelle odierne. Infatti, fino al terzo millennio a.C., l\u2019HCO rese da un lato l\u2019attuale deserto del Sahara verde e umido [19], e dall\u2019altro il Mare Artico navigabile durante l\u2019estate [20]. Ci\u00f2 favor\u00ec le comunicazioni dirette tra l\u2019Atlantico e il Pacifico attraverso una rotta polare che prevedeva una facile navigazione costiera lungo la costa settentrionale canadese, evitando il passaggio per il lontanissimo e pericolosissimo Stretto di Magellano, situato all\u2019estremit\u00e0 meridionale del continente americano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ora, dopo aver dimostrato la plausibilit\u00e0 delle affermazioni di Plutarco riguardo ad una antica civilt\u00e0 atlantica, \u00e8 arrivato il momento di affrontare direttamente la questione della stella dei Magi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La congiunzione tra Saturno e le Pleiadi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo dunque alla notizia riportata da Plutarco, ovvero che in una remota antichit\u00e0 si dava una grande importanza al periodico incontro celeste tra Saturno e la costellazione del Toro. Ma perch\u00e9? Riguardo a Saturno, esso astronomicamente si caratterizza per il fatto di essere il pianeta che, tra quelli visibili a occhio nudo dalla Terra (gli altri sono Mercurio, Venere, Marte e Giove), ha il suo moto ciclico apparente rispetto alle costellazioni pi\u00f9 lento in assoluto. Esso infatti ritorna nella stessa posizione nel firmamento notturno ogni trent\u2019anni circa, dopo aver attraversato in questo intervallo di tempo una dopo l\u2019altra tutte le case dello Zodiaco.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019importanza attribuita da molte culture antiche al ciclo di Saturno \u00e8 attestata dal fatto che il dio egizio \u201cPtah fin dall\u2019inizio port\u00f2 il titolo di \u2018Signore del Ciclo Trentennale\u2019, cio\u00e8 del periodo di Saturno\u201d e che \u201cin Cina Saturno era la Stella Imperiale\u201d [21]. Ci\u00f2 corrisponde al fatto che, secondo Plinio il Vecchio, nel mondo celtico i Druidi avevano \u201csecoli (\u2018saecula\u2019 in latino) che durano trent\u2019anni\u201d [22], dove per \u2018saecula\u2019 si intendono \u2018cicli temporali\u2019 (infatti il termine latino \u2018saeculum\u2019 \u00e8 glottologicamente accostabile al greco \u2018kyklos\u2019, \u2018ciclo\u2019).<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre \u00e8 importante rilevare fin d\u2019ora (ma \u00e8 un discorso su cui torneremo in seguito) che Saturno, chiamato da Plutarco \u201cla Stella di Crono\u201d, \u00e8 il pianeta corrispondente al grande dio \u2013 chiamato Saturno dai Romani, Crono dai Greci \u2013 che prima di essere detronizzato e mandato in esilio era stato il Signore della mitica Et\u00e0 dell\u2019Oro, di cui all\u2019epoca della nascita di Ges\u00f9 si attendeva il ritorno poich\u00e9 era in corso il passaggio dall\u2019et\u00e0 dell\u2019Ariete a quella dei Pesci, come vedremo meglio in seguito.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto alla costellazione del Toro, l\u2019altro protagonista di questo periodico appuntamento celeste raccontato da Plutarco, la sua importanza \u00e8 legata al fatto che di esso fanno parte le Pleiadi, un ammasso stellare, distante circa 440 anni luce dalla Terra, che contiene pi\u00f9 di mille stelle (anche se ad occhio nudo \u00e8 possibile vederne solo da sei a dodici, a seconda delle condizioni di visibilit\u00e0 e dell\u2019acutezza visiva dell\u2019osservatore). Le Pleiadi, menzionate nelle leggende di moltissimi popoli, erano tradizionalmente considerate sette, le Sette Sorelle della mitologia greca e romana, tra le quali, secondo Cicerone, la pi\u00f9 importante era la \u201cSantissima Maia\u201d [23].<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a>L\u2019importanza delle Pleiadi \u00e8 anche legata al fatto di avere avuto un ruolo fondamentale nei calendari di molte culture tradizionali, in particolare nell\u2019antica Mesopotamia, dove \u201cLe Pleiadi svolgono un ruolo importante nel computo calendariale (\u2026). Il sorgere delle Pleiadi \u00e8 fissato nel secondo mese del calendario babilonese Ay\u0101ru (aprile\/maggio). Va notato che il nome sumero del mese richiama il nome della costellazione del Toro (\u2026). Le Pleiadi potrebbero rappresentare una \u2018pars pro toto\u2019 della costellazione del Toro e quindi apparire nello Zodiaco in sostituzione del Toro (\u2026). Il sorgere delle Pleiadi all\u2019inizio del secondo mese \u00e8 menzionato anche nel MUL.APIN: \u2018Il 1\u00b0 di Ay\u0101ru le Pleiadi diventano visibili\u2019\u201d [24] (MUL.APIN \u00e8 il nome di un antico compendio astronomico e astrologico mesopotamico, risalente forse a 3000 anni fa).<\/p>\n\n\n\n<p>In sostanza, il sorgere delle Pleiadi nel calendario mesopotamico corrisponde al primo giorno del secondo mese dell\u2019anno, Ay\u0101ru, il segno zodiacale del Toro in lingua sumera. Ma la centralit\u00e0 delle Pleiadi in molte culture si ritrova anche in calendari quali quelli dei Basotho (Africa meridionale) [25], degli Zulu [26], dei Filippini precoloniali [27], degli Aztechi [28], degli Inca [29], degli Hopi (Nativi Americani) [30], delle trib\u00f9 della Guyana [31], degli Hawaiani [32].<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 prima di coinvolgere direttamente le Pleiadi \u2013 ed il loro celeste incontro con Saturno \u2013 con la Stella di Betlemme, vediamo se ve ne siano tracce anche nel contesto biblico e soprattutto se vi sia una diretta relazione tra di esse e quanto racconta Matteo sui Magi e sulla nascita di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>La Bibbia menziona le Pleiadi tre volte, in Giobbe 9:9, Giobbe 38:31 e Amos 5:8 (sempre insieme con Orione, la costellazione che vi si trova davanti e che porta il nome del mitico personaggio ad esse pi\u00f9 strettamente legato, su cui torneremo fra poco). Un altro punto di contatto tra il mondo ebraico e le Pleiadi \u00e8 il fatto che Gerusalemme \u00e8 situata su sette colli [33], il che la collega a Roma e ad altre citt\u00e0 antiche anch\u2019esse situate su sette colli, pur appartenenti a culture lontane e molto diverse, quali Teheran, Bisanzio, Armagh, La Mecca, Besan\u00e7on, Bamberg e molte altre (perfino Macao in Cina). Infatti Roma, come vedremo meglio fra poco, \u00e8 una citt\u00e0 strettamente legata alle sette Pleiadi sia per i Sette Colli \u2013 che ne rappresentano la proiezione sulla Terra, secondo il motto \u201ccome in alto, cos\u00ec in basso\u201d tradizionalmente attribuito a Ermete Trismegisto \u2013 sia per la sua data di fondazione, il 21 aprile, ossia il primo giorno del Toro, che, come abbiamo visto poco fa, nel calendario mesopotamico corrisponde al sorgere annuale delle Pleiadi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ora, prima di giungere alle conclusioni, a questo quadro occorre aggiungere un ulteriore elemento. Ci riferiamo alla costellazione di Orione, che nel cielo notturno appare simile a una grande clessidra, posta di fronte al Toro e alle Pleiadi (Fig. 1), con al centro tre stelle quasi allineate, chiamate \u201cla Cintura di Orione\u201d. Notiamo che in molte mitologie, compresa quella greca, Orione \u00e8 un gigantesco cacciatore, le cui storie spesso sono intrecciate a quelle delle Pleiadi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"418\" height=\"315\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/vinci-1-di-3-23-02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16765\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/vinci-1-di-3-23-02.jpg 418w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/vinci-1-di-3-23-02-300x226.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 418px) 100vw, 418px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>A questo punto dobbiamo verificare se vi \u00e8 una relazione tra le Pleiadi, Maia, Orione e il racconto del Vangelo di Matteo sui Magi e sull\u2019apparizione della stella.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1\u00b0 parte di tre Abstract Il Vangelo di Matteo racconta che \u201cGes\u00f9 nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. 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