{"id":16820,"date":"2025-07-03T09:45:15","date_gmt":"2025-07-03T08:45:15","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=16820"},"modified":"2025-07-03T09:45:16","modified_gmt":"2025-07-03T08:45:16","slug":"un-atto-rivoluzionario-la-terza-lettera-di-titti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/un-atto-rivoluzionario-la-terza-lettera-di-titti\/","title":{"rendered":"\u201cUn atto rivoluzionario\u201d, la terza lettera di Titti\u2026"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Prefazione<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"274\" height=\"354\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/DE-MATTIA-TITTI-24-02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16821\" style=\"width:387px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/DE-MATTIA-TITTI-24-02.jpg 274w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/DE-MATTIA-TITTI-24-02-232x300.jpg 232w\" sizes=\"auto, (max-width: 274px) 100vw, 274px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Titti \u00e8 solo un nome d\u2019arte<\/strong>, ma dietro al velo protettivo che esso rappresenta c\u2019\u00e8 la storia di <strong>una giovanissima ragazza<\/strong>, studentessa in medicina, che essendosi fidata della <strong><em>scienza<\/em><\/strong>, dopo due dosi di uno dei vaccino contro il COVID 19, quelle che avrebbero dovuto metterla al sicuro, \u00e8 <strong>rimasta in carrozzina<\/strong>!<\/p>\n\n\n\n<p>Io l\u2019ho conosciuta nel 2023, ho avuto il piacere di condividere con lei e con la sua famiglia (cane compreso) tutta <strong>la filiera della vita quotidiana<\/strong>; cibo, tetto, risate, focolare domestico, passeggiate nella nebbia e contemplazione di albe e tramonti, pianti e momenti di crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019 Associazione \u201c<strong><em>Apri il cassetto\u201d<\/em><\/strong>, che ho il pregio di presiedere, ha deciso di devolvere l\u2019intero ricavato di una favola che abbiamo mandato in stampa a febbraio di questo anno: \u201c<strong><em>La leggenda del Re Sarsone\u201d<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie alle tante donazioni spontanee, siamo appunto riusciti a destinare al progetto \u201c<strong><em>Una casa peer Titti\u201d<\/em><\/strong> 3.500 \u20ac, che Titti sta utilizzando per trasformare il suo ampio garage in un ampio monolocale all\u2019altezza della strada e, soprattutto, all\u2019altezza della sua <strong>carrozzina volante\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quella che leggerete di seguito \u00e8 <strong><em>la terza lettera che Titti<\/em><\/strong> ha scritto per ringraziare i tanti <strong>donatori e donatrici<\/strong>, oltre che per aggiornarci sullo stato di avanzamento del progetto. Troverete anche i riferimenti per scrivere a Titti e sostenere i nostri progetti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Io chi sono?<\/strong> Conta poco, ma magari qualcuno\/a lo vuol sapere. Sono un infermiere <strong>napoletano<\/strong> di 57 anni, padre di Massimo e Siria, appassionato da sempre di Poesia, scrittura, fotografia e diritti umani. Vivo e lavoro a Brescia da 25 anni, dunque il \u201cmostro\u201d l\u2019ho guardato proprio negli occhi! Negli ultimi 4 anni ho passato tanto tempo in piazza, in radio, in tv e sui giornali, quasi pi\u00f9 di quanto ne abbia trascorso in ospedale, ecco perch\u00e9 mi viene spontaneo dire; <strong>io sono un infermiere di strada\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"659\" height=\"615\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/DE-MATTIA-TITTI-24-01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16822\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/DE-MATTIA-TITTI-24-01.jpg 659w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/DE-MATTIA-TITTI-24-01-300x280.jpg 300w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/DE-MATTIA-TITTI-24-01-580x541.jpg 580w\" sizes=\"auto, (max-width: 659px) 100vw, 659px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>La terza lettera di Titti&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi dicono che quando scrivo, riesco a portarti dentro la mia casa. Che le parole diventano stanze, oggetti, respiri. Ed \u00e8 vero: io scrivo cos\u00ec come vivo. Con lentezza, con presenza, con la voglia di farmi capire fino in fondo. Perch\u00e9 quando mi metto a scrivere, non sto solo raccontando: sto aprendo la porta per farti entrare nel mio piccolo e strano mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora oggi vi invito davvero ad entrare. Nella mia casa, s\u00ec. Ma anche in uno spazio pi\u00f9 profondo, quello dove tengo ci\u00f2 che per me conta davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un angolo che forse a occhi distratti sembrerebbe semplice, ma che per me \u00e8 un piccolo altare. L\u00ec custodisco tutti gli oggetti pi\u00f9 importanti e tra questi c&#8217;\u00e8 un oggetto che ho voluto, desiderato e atteso, qualcosa che ogni volta che guardo mi ricorda che sono viva.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una statuetta. Piccola, discreta, silenziosa. Due mani intrecciate. Ma non sono due mani qualsiasi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una \u00e8 la mano della persona che pi\u00f9 di tutti mi conosce, mi ha guardata negli occhi nei momenti pi\u00f9 neri e ha deciso di restare. Anche quando io stessa avrei voluto scappare da me. Anche quando non avevo niente da offrire. Anche quando facevo di tutto per cacciarla via da me. \u00c8 quella mano che ha tenuto la mia senza parlare, quando non avevo pi\u00f9 parole. Quella mano che mi ha ricordato cosa vuol dire non essere soli, anche quando senti il cuore spezzarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altra mano \u00e8 la mia. La prima stretta di mano, dopo 2 anni che non toccavo nessuno, come ve la spiego? \u00c8 stata come un terremoto lento, come bruciarsi, affogare e dall&#8217;apnea risalire. E ogni volta che guardo quella statuetta, sento che dentro ci sono io. Le mie battaglie, le mie ferite, le mie ricostruzioni. Sento che anche se ho tremato, non sono mai caduta del tutto. Perch\u00e9 quella mano, quella stretta, mi ha tenuta in piedi. Sento amore. Ci pensate mai? Dita che si intrecciano significano ricordare che siamo corpo, siamo contatto, siamo bisogno reciproco. In un mondo dove si fugge dal dolore e ci si isola nei silenzi, stringere una mano \u00e8 un atto rivoluzionario.<\/p>\n\n\n\n<p>E io, che avevo dimenticato cosa volesse dire fidarsi, ho imparato di nuovo a stringere.<\/p>\n\n\n\n<p>Spero che un giorno possiate passare davvero da casa mia, bere un caff\u00e8, sedervi vicino a quella statuetta e sentire anche voi quanto valore ha una mano intrecciata ad un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026 Quando la mente corre troppo avanti, o quando il dolore mi prende in contropiede la guardo. Una mano che stringe, non per trattenere, ma per accompagnare.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, conta avere qualcuno che ti cammina accanto, che non ti spinge n\u00e9 ti tira, ma resta. Qualcuno che non si spaventa delle tue tempeste, che non si stanca del tuo silenzio. Qualcuno che non cerca di aggiustarti, ma ti accoglie anche quando sei un po\u2019 rotto. Che ti ricorda che basta esserci, nel modo in cui si riesce. E che anche quando non puoi dare tutto, puoi comunque dare qualcosa di sincero e unico e questo a chi ti vuole bene baster\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso le persone non sanno come aiutarti, ma se restano&#8230; fanno gi\u00e0 tantissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, sto imparando anch\u2019io a restare&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>A restare dentro me stessa, anche quando non \u00e8 comodo. A non scappare dai pensieri, ma ad accoglierli come parte del viaggio. A non aspettare di stare bene per godermi la giornata, ma a cercare la bellezza anche nella fragilit\u00e0. Sto imparando che un giorno difficile non cancella tutti quelli buoni, che posso cadere e rialzarmi tutte le volte che servono, e che c\u2019\u00e8 sempre, sempre, qualcosa per cui valga la pena lottare.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 anche se non tutto \u00e8 facile, io ci sono. E voglio esserci ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto imparando a credere, ogni giorno di pi\u00f9, che posso costruire una nuova felicit\u00e0. Magari diversa da quella che immaginavo. Ma ancora mia.<\/p>\n\n\n\n<p>E chi mi conosce lo sa, per molto tempo, ho vissuto scappando. Da me stessa, dagli altri. Non riuscivo ad abitare nessuna casa, nessun luogo. Scappavo dai pensieri scomodi, dalle emozioni che mi facevano tremare, dalla parte pi\u00f9 fragile di me. Scappavo dalla stanchezza, dalla delusione, dalla paura di essere troppo o troppo poco. Scappavo ogni volta che abbassavo lo sguardo, ogni volta che dicevo &#8220;va tutto bene&#8221; solo per evitare di rompere quel velo di normalit\u00e0. La fuga era una forma di sopravvivenza. Un modo per difendermi. Per restare a galla quando tutto dentro affondava.<\/p>\n\n\n\n<p>E invece ora\u2026 \u00c8 successo lentamente, ma dopo l&#8217;ennesima volta che fuggivo, un po\u2019 perch\u00e9 il corpo me lo ha chiesto, un po\u2019 perch\u00e9 non avevo pi\u00f9 forze per fuggire, ma soprattutto avevo lasciato improvvisamente quella sensazione di pericolo, non dovevo pi\u00f9 scappare, potevo restare.<\/p>\n\n\n\n<p>Restare non \u00e8 facile. Significa guardare in faccia quello che senti, anche quando brucia. Restare significa ammettere che hai bisogno, significa accettare una presenza che fino a poco tempo prima era solo la tua, vuol dire che a volte crolli, che non sei sempre quella forte che tutti si aspettano. Significa sederti accanto al dolore e dirgli: \u201cVa bene, parliamone che oggi non ti temo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, proprio in questa scelta difficile, ho trovato una forza nuova. Una stabilit\u00e0 che non pensavo di avere. Resto anche quando mi sento sopraffatta. Anche quando la testa si affolla. Anche quando vorrei solo dormire fino a che non passa tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>E quando smetti di scappare, finalmente inizi a conoscerti davvero. Non pi\u00f9 solo per come gli altri ti vedono, ma per come ti senti dentro. Inizi a distinguere la paura dalla verit\u00e0, la stanchezza dalla resa, la solitudine dalla libert\u00e0. Inizi a sentire chi sei, in profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi mi guardo allo specchio con meno giudizio. Mi ascolto con pi\u00f9 pazienza. E riesco persino a sorprendermi, perch\u00e9 anche nei giorni storti, non mollo pi\u00f9 la presa. Non \u00e8 un traguardo, \u00e8 un percorso. Faccio ancora piccoli passi. A volte inciampo. Ma ora so che, anche se cade la luce, io resto.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 una parola che mi sforzo di ripetermi spesso. Sognare. Un verbo che non faceva pi\u00f9 parte di me. Eppure \u00e8 la domanda che pi\u00f9 di tutti le persone fanno quando sei giovane, ma a me, da quando sono su questa sedia, non fanno pi\u00f9. Come se fosse scontato non avere pi\u00f9 sogni, non solo alla mia et\u00e0 ma soprattutto quando c&#8217;\u00e8 un limite fisico. E succede che nei giorni storti ci penso e in qualche modo mi dico di non meritare pi\u00f9 di sognare o peggio di vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Io che avevo infiniti sogni, troppi per stare tutti in un cassetto, io che avrei fatto di tutto per realizzarli, ad un certo punto ho smesso, lasciandoli andare. Non perch\u00e9 non si creda pi\u00f9 in s\u00e9 stessi, non perch\u00e9 si \u00e8 rinunciato davvero alla felicit\u00e0, ma perch\u00e9 il cuore comincia a desiderare cose che per tanti sono scontate\u2026 e che per te diventano oro.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec ho imparato a farmela da sola quella domanda. Piano piano, ogni giorno, mi guardo allo specchio e mi chiedo, qual \u00e8 il tuo sogno? E tutte le volte, la risposta \u00e8 solo una.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sogno la normalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno di svegliarmi una mattina senza dolore. Di farmi un caff\u00e8 senza prima prendere fiato. Di uscire di casa senza dover pianificare ogni movimento, ogni sforzo, ogni appoggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno di camminare per strada senza attirare sguardi di compassione, o senza che qualcuno mi chieda \u201ccome sto\u201d con quel tono che gi\u00e0 si aspetta una risposta triste.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno di andare al supermercato da sola. Di scegliere il detersivo pi\u00f9 per l\u2019odore che per la posizione sullo scaffale. Di non dovermi chiedere ogni volta \u201cce la far\u00f2?\u201d per qualsiasi cosa intendo fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno di poter fare la fila alle poste, di aspettare il mio turno dal medico, di salire le scale se voglio o altrimenti scegliere l&#8217;ascensore. Di non dover giustificare, spiegare, accennare al perch\u00e9 delle mie fatiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno di non sentirmi un\u2019eccezione. Di non essere sempre \u201cquella che sta combattendo\u201d, \u201cquella che ha passato un inferno\u201d, \u201cquella forte, quella che resiste\u201d. Sogno di essere semplicemente una persona. Una come le altre. Che vive, che inciampa, che ride per una sciocchezza. Che si lamenta del traffico o del tempo, senza portarsi addosso una storia pesante ogni volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno una serata in pizzeria senza pensare alle conseguenze. Un abbraccio che non sia sempre terapeutico, ma solo affettuoso. Un messaggio che non inizi con \u201csei una guerriera\u201d, ma con \u201cstasera pizza e chiacchiere?\u201d. Sogno di annoiarmi, persino, senza pensare al tempo che sto sprecando.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 la normalit\u00e0 \u00e8 un lusso che ho imparato a desiderare con tutto il cuore e che non smetter\u00f2 mai di desiderare.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qualche tempo sto coltivando la possibilit\u00e0 del \u201cnonostante tutto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto dandomi qualche possibilit\u00e0 in pi\u00f9 e qualche no in meno. Sogno il nonostante tutto anche nel mondo che mi circonda, sogno di svegliarmi una mattina e non sentire pi\u00f9 frasi di negazione come no, non puoi, non fa per te, non ce la fai, ecc non solo verso di me, ma anche per tutti quelli che in qualche modo si sentono diversi o difettosi per questa vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono tra questi, ma ci sto lavorando.<\/p>\n\n\n\n<p>Non voglio il successo, non voglio i riflettori. Voglio una casa calda, un corpo che non mi tradisca ogni giorno, qualcuno che mi aspetti, una routine che non faccia paura. E anche se so che forse non avr\u00f2 tutto questo esattamente come prima, so che posso avvicinarmi, a modo mio. Con i miei tempi. Con i miei spazi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo sono diventata <em>Titti<\/em>, ma non per scappare o indossare una maschera. Sono Titti perch\u00e9 la mia vita \u00e8 cambiata quel lontano 2021 e ormai credo di aver passato tutte le fasi di accettazione e consapevolezza, ma nonostante tutto (ecco che ritorna) dentro di me sento ancora una fiammella di speranza, abbastanza forte da restare accesa quando tutto si spegne. Sono Titti da quando ho deciso di affrontare il passato, il dolore e creare una versione nuova di me. Sono Titti per chi mi vive nel presente, chi mi ha conosciuto prima, probabilmente ora non mi conosce pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 come mettere una tazza in pi\u00f9 a tavola, anche se non sai quando arriver\u00e0 qualcuno. \u00c8 comprare un\u2019agenda, anche se la vita ti ha scombussolato ogni programma. \u00c8 scrivere liste, immaginare viaggi, accarezzare l\u2019idea che qualcosa, prima o poi, andr\u00e0 meglio. \u00c8 credere che il dolore non sar\u00e0 per sempre, anche se oggi non passa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono stati giorni in cui sognare mi faceva paura. Perch\u00e9 se sogni, poi potresti deluderti. Potresti non farcela. Potresti perdere di nuovo. E io non volevo pi\u00f9 soffrire. Ma sto capendo che non sognare \u00e8 peggio. Sogno la mia casa piena di risate leggere. Sogno una tavola apparecchiata senza motivo. Sogno un\u2019idea nuova che mi fa alzare al mattino. Sogno di scrivere ancora e che qualcuno, leggendo, si senta meno solo. Sogno la mia felicit\u00e0, anche se \u00e8 ancora incerta, traballante, non garantita. E so che ogni volta che sogno, sto scegliendo la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma tornare a sognare mi ha reso anche vulnerabile e ho vissuto il potere della cherofobia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra folle, ma ho scoperto che questa paura \u00e8 pi\u00f9 comune di quello che si pensi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 insinuata lentamente e mi ci \u00e8 voluto del tempo per capirla e dargli comunque spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei momenti in cui, dopo una carezza, dopo un sorriso, dopo una giornata andata \u201cquasi bene\u201d, sentivo spuntare un\u2019ombra. Una sorta di esitazione, quasi un freno, come se non potessi lasciarmi andare del tutto. Come se non me lo meritassi. Come se quella felicit\u00e0 fosse un lusso da pagare caro, prima o poi. A volte fa pi\u00f9 paura quello che desideri piuttosto che quello che hai.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho provato paura della leggerezza, della serenit\u00e0, della gioia. Perch\u00e9 dopo tanta fatica, la felicit\u00e0 sembra un abito troppo elegante per la mia pelle tagliata. Perch\u00e9 ho paura che duri poco. Che sia un\u2019illusione. O che, appena l\u2019abbraccio, mi venga strappata via.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa paura si \u00e8 seduta accanto a me pi\u00f9 volte su questa sedia. Un posto da cui ho osservato il mondo fermarsi. Dove ho pianto, ho scritto, ho atteso, ho ricordato. Dove mi sono sentita fragile, s\u00ec, ma anche profondamente viva.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questa sedia ho guardato la mia casa trasformarsi, passo dopo passo. Ho visto i muri diventare pi\u00f9 caldi, gli angoli pi\u00f9 accoglienti. Ho sistemato oggetti, ma anche pensieri. E ogni volta che mi sono seduta, ho ascoltato. Me stessa, il mio corpo, il mio cuore. A volte con coraggio, a volte con paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho capito che anche la gioia va accolta con delicatezza, senza forzarla. Che bisogna prepararsi ad abitarla, non solo a inseguirla. Sto imparando a stare anche nella gioia, come ho imparato a stare nel dolore. La sto lasciando entrare poco a poco, come la luce all\u2019alba. Non pi\u00f9 con l\u2019ansia di trattenerla, ma con la fiducia che anche la felicit\u00e0 pu\u00f2 essere un diritto, non solo un premio. Che non serve \u201cmeritarla\u201d, basta esserci.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto anche imparando a chiedere aiuto in modo pi\u00f9 sereno. Non con vergogna, come facevo prima, ma con la consapevolezza che condividere le difficolt\u00e0 \u00e8 un atto di forza. Ho iniziato a parlare apertamente con chi mi \u00e8 vicino, senza maschere. Ho smesso di dire \u201cva tutto bene\u201d quando non \u00e8 vero, e in cambio ho ricevuto ascolto vero. Non giudizi, non soluzioni rapide. Solo presenza. Ed \u00e8 forse la cosa pi\u00f9 potente che si possa ricevere.<\/p>\n\n\n\n<p>E ora vi porto con me, in un angolo speciale della mia casa. La mia cucina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in legno. Un legno vissuto, non perfetto. Non \u00e8 moderna, non ha elettrodomestici all\u2019ultima moda, non \u00e8 da rivista. Ma ha una storia da raccontare, anche lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la cucina che ho potuto avere, che sto cercando di sistemare piano piano, senza fretta, come tutte le cose che sto ricostruendo. Non \u00e8 ancora finita, non ci posso ancora cucinare davvero, ma a me\u2026 piace. Mi assomiglia. \u00c8 testarda, calda, resistente.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno la render\u00f2 davvero funzionante, ci cuciner\u00f2 qualcosa di buono, qualcosa che profumi di nuova normalit\u00e0. Ma intanto\u2026 Intanto ci entro. Ci passo. Mi ci fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio raccontarvi un piccolo aneddoto, semplice, ma per me di grande valore.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche sera fa, dopo una giornata storta, sono entrata in cucina e ho fatto un gesto che non facevo da tempo: ho preparato la colazione per il giorno dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non per dovere, non per forza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho fatto con calma. Ho apparecchiato. Ho messo la tazza che mi piace,<\/p>\n\n\n\n<p>Ho preparato i fiocchi d\u2019avena, il cucchiaino, la frutta gi\u00e0 lavata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho pensato: \u201cDomani mattina trover\u00f2 tutto pronto\u201d. E in quel momento ho sentito qualcosa. Tenerezza. Cura. Era come se stessi dicendo a me stessa: &#8220;Ti aspetto domattina. E voglio che tu trovi qualcosa di gentile&#8221;. E in un attimo ho capito che \u00e8 cos\u00ec che si ricomincia.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un cucchiaino sistemato accanto a una tazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019idea che il domani meriti ancora qualcosa di buono.<\/p>\n\n\n\n<p>Che non tutto deve essere straordinario per essere importante.<\/p>\n\n\n\n<p>Che anche un piccolo rito, se fatto con amore, ha il potere di rimettere insieme i pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella cucina ci sono sogni, ci sono limiti, tentativi ma anche promesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Un passo alla volta. Un gesto dopo l\u2019altro. Una colazione alla volta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026\u00e8 un\u2019altra cosa che sto imparando, forse pi\u00f9 lentamente di quanto avrei voluto, \u00e8 ad amare di nuovo. E non intendo solo l\u2019amore per gli altri, ma anche e soprattutto l\u2019amore per me stessa. Un amore gentile, non esigente. Un amore che mi accoglie anche quando sono fragile, stanca, confusa. Ho sempre pensato che per meritare affetto bisognasse essere forti, risolute, sorridenti. Invece oggi sto imparando che l\u2019amore vero nasce proprio quando siamo spogliati da tutte le difese, quando ci permettiamo di essere autentici.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho imparato ad ascoltarmi, senza zittirmi. A non minimizzare il dolore, ma neanche a farmi definire da esso. Ho imparato a stare nel silenzio ma anche nel caos. A dire \u201coggi non ce la faccio\u201d senza sentirmi sbagliata. E, lentamente, sto imparando anche a dire \u201coggi va meglio\u201d senza sentirmi in colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho imparato a guardare le cose belle senza chiedermi quanto dureranno. Ad assaporare il momento, senza correre sempre al dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>3 anni fa scrivevo sul mio diario\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Il mio futuro ideale oggi non \u00e8 fatto di grandi traguardi, ma di normalit\u00e0 che voglio riconquistare: riuscire a uscire senza stancarmi subito, organizzare una cena con chi amo, camminare a passo lento ma senza dolore, tornare a imparare, magari a lavorare, sentirmi parte di qualcosa, ridere fino alle lacrime, stringere mani, essere scelta, essere vista davvero, per quello che sono, non per ci\u00f2 che ho&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Beh qualcosa l&#8217;ho raggiunto, ma ve ne parler\u00f2 in un&#8217;altra letterina&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho voluto raccontarvi questo, oggi, perch\u00e9 non \u00e8 solo una storia mia. \u00c8 la storia di tante persone che, come me, stanno cercando di tornare a vivere davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 volte le persone danno per scontato che l&#8217;unico dolore da superare per chi non cammina sia stare su una carrozzina. Beh non \u00e8 cos\u00ec, il dolore pi\u00f9 grande per me, personalmente \u00e8 riuscire a vivere reinventando la mia vita, accettando di lasciare andare quello che sei stata per accogliere una nuova versione di te, perdonarti, accettando anche le giornate storte, dove l&#8217;unica cosa che sogni \u00e8 di non risvegliarti il giorno dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie perch\u00e9 quando vi scrivo, \u00e8 come se vi sedeste anche voi alla mia tavola. Anche se \u00e8 ancora vuota. Anche se il caff\u00e8 non \u00e8 pronto. Siete gi\u00e0 l\u00ec. E questo mi piace.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio sguardo verso il futuro \u00e8 ancora incerto, ma non pi\u00f9 vuoto. Sto imparando a fare spazio, a non riempire tutto di aspettative, a lasciare che qualcosa arrivi senza forzare. Mi dico spesso che non serve sapere tutto subito, non serve avere una risposta pronta. \u00c8 sufficiente essere disponibili ad accogliere ci\u00f2 che verr\u00e0, con umilt\u00e0 e fiducia, un saggio direbbe &#8220;basta aprirsi, sorridere e alzare lo sguardo aprendo le spalle&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sto provando con ogni fibra del mio essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi abbraccio da qui, da questa sedia con le ali un po\u2019 spezzate, che ogni giorno cerco di curare con gentilezza e amore, qualche garza, disinfettante e tanta, tanta pazienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiunque avesse voglia di scrivermi pu\u00f2 farlo inviando una mail a:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>parlacontitti@gmail.com<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prometto, con i miei tempi, che sar\u00f2 felice di rispondere a tutti\/e<\/p>\n\n\n\n<p>Vostra Titti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prefazione Titti \u00e8 solo un nome d\u2019arte, ma dietro al velo protettivo che esso rappresenta c\u2019\u00e8 la storia di una giovanissima ragazza, studentessa in medicina, che essendosi fidata della scienza, dopo due dosi di uno dei vaccino contro il COVID 19, quelle che avrebbero dovuto metterla al sicuro, \u00e8 rimasta in carrozzina! 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