{"id":16911,"date":"2025-07-29T11:49:18","date_gmt":"2025-07-29T10:49:18","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=16911"},"modified":"2025-07-29T11:49:18","modified_gmt":"2025-07-29T10:49:18","slug":"la-stella-di-betlemme-e-la-congiunzione-tra-saturno-e-le-pleiadi-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/la-stella-di-betlemme-e-la-congiunzione-tra-saturno-e-le-pleiadi-3\/","title":{"rendered":"La stella di Betlemme e la congiunzione tra Saturno e le Pleiadi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La versione italiana di uno studio di Felice Vinci pubblicato sulla rivista scientifica americana \u201cJournal of Anthropological and Archaeological Sciences\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Terza ed ultima parte di 3<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"392\" height=\"221\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16914\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-03.jpg 392w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-03-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 392px) 100vw, 392px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019importanza delle Pleiadi nel mondo antico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019antica Mesopotamia \u201cle Pleiadi sono tra i pochi corpi celesti che ricevono un culto, e ad esse sono dedicate preghiere specifiche. Dalle fonti emerge che le Pleiadi sono principalmente legate al movimento della luna, ed \u00e8 interessante notare che l\u2019elenco delle costellazioni dell\u2019eclittica inizia proprio con le Pleiadi\u201d [54]. Ci\u00f2 attesta la loro importanza nel mondo antico. Fondamentali appaiono anche i loro rapporti con Roma, attestati non solo dalla data tradizionale di fondazione della citt\u00e0, il 21 aprile [55] \u2013 corrispondente alla data del loro sorgere annuale, secondo il calendario mesopotamico, nel primo giorno della costellazione di Ay\u0101ru [56] (il Toro) \u2013 ma anche dal fatto che, secondo il concetto tradizionale \u201ccome in alto, cos\u00ec in basso\u201d, i Sette Colli di Roma erano considerati la proiezione sulla Terra delle sette Pleiadi [57] (Fig. 3).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"413\" height=\"249\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16912\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-01.jpg 413w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-01-300x181.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 413px) 100vw, 413px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>In particolare, il Palatino, il colle centrale su cui Romolo fond\u00f2 la citt\u00e0, \u00e8 il corrispondente terrestre della stella centrale dell\u2019ammasso, Maia \u2013 non a caso chiamata \u2018Santissima Maia\u2019 da Cicerone \u2013 che era la segreta dea protettrice della citt\u00e0, il cui nome era nascosto dietro il nome generico di \u2018Bona Dea\u2019 (\u2018la dea benevola\u2019). Ci\u00f2 spiega immediatamente il vero motivo \u2013 che fu tenuto rigorosamente segreto \u2013 della condanna del poeta Ovidio all\u2019esilio perpetuo: il suo crimine fu quello di aver menzionato in un passaggio di una sua opera, i Fasti, scritto immediatamente prima della condanna, lo stretto rapporto tra Maia, le Pleiadi e la fondazione di Roma [58], che era assolutamente vietato rivelare per ragioni di sicurezza dello Stato romano, esposte da Plinio [59] (il quale in precedenza si era soffermato sulla vicenda di Valerio Sorano, condannato a morte e giustiziato nell\u201982 a.C. per aver rivelato pubblicamente il nome segreto della citt\u00e0 e della sua dea protettrice [60]).<\/p>\n\n\n\n<p>A attestare che dietro il titolo di \u2018Bona Dea\u2019 ci fosse proprio Maia \u00e8 Macrobio, scrittore romano del V secolo d.C., quando il mondo pagano con i suoi vincoli di segretezza era ormai tramontato: \u201cSecondo Cornelio Labeone, alle calende di maggio fu dedicato un tempio a Maia, cio\u00e8 alla Terra, sotto il nome di Bona Dea\u201d [61]. Insomma, Maia, la stella centrale delle Pleiadi, era la Madre Terra, che dal cielo si rifletteva sul Palatino ed era la dea protettrice della citt\u00e0 (e forse non \u00e8 un caso che una delle due cime del Palatino fosse chiamata dai Romani \u201cCermalus\u201d, nome accostabile a Hermes, che secondo la mitologia greca era figlio di Maia e di Zeus). E a confermare l\u2019identificazione di Maia con la dea tutelare di Roma \u00e8 il fatto che ci\u00f2 ha finalmente consentito di chiarire il significato, finora rimasto ignoto, del pannello con la raffigurazione della \u201cSaturnia Tellus\u201d [62] (Fig. 4) nell\u2019Ara Pacis Augustae di Roma (un altare dedicato alla dea Pace, inaugurato dall\u2019imperatore Augusto nel 9 a.C.).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"413\" height=\"265\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16913\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-02.jpg 413w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/vinci-25-3-di-3-02-300x192.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 413px) 100vw, 413px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Qui la figura centrale \u00e8 Maia, augustamente velata, che tiene tra le braccia i gemelli Romolo e Remo, mentre le due figure femminili ai lati, in posizione subordinata, sono due dee greche: Leda (la madre dei gemelli Dioscuri, riconoscibile dal fatto che accanto a lei vi \u00e8 un cigno: si tratta di Zeus, che l\u2019am\u00f2 assumendo le sembianze di un cigno) e Latona (la madre dei gemelli Apollo e Artemide, raffigurata con il drago che l\u2019aveva perseguitata per impedirle di partorire). Inoltre, nella parte inferiore del pannello \u00e8 raffigurato un toro con la testa alzata, davanti ad un agnello con la testa abbassata: \u00e8 una chiara allusione al 21 aprile, data della fondazione di Roma, in cui la costellazione del Toro, di cui le Pleiadi sono le stelle pi\u00f9 rappresentative, prende il posto dell\u2019Ariete, che infatti ha la testa abbassata (non per caso il nome arabo dell\u2019Ariete \u00e8 Hamal, \u2018agnello\u2019).<\/p>\n\n\n\n<p>Il significato della \u201cSaturnia Tellus\u201d si inserisce perfettamente nel contesto politico\/ideologico legato alla creazione dell\u2019Ara Pacis: infatti Roma, controparte terrestre di Maia a cui la dea\/stella concedeva la sua protezione e probabilmente anche il suo nome (ma tutto ci\u00f2 doveva rimanere assolutamente segreto al di fuori di una ristretta cerchia sacerdotale), rappresenta l\u2019apice e il compimento della storia del mondo, superando persino l\u2019importanza e la grandezza della civilt\u00e0 greca, evocata dalle storie parallele di Leda e di Latona, qui raffigurate col seno scoperto ed in una dimensione quasi ancillare rispetto a Maia, sebbene fossero anch\u2019esse madri di divini gemelli, figli di Zeus. Pertanto la composizione nel suo complesso rappresenta un omaggio a Maia, la grande dea protettrice di Roma, nonch\u00e9 all\u2019imperatore Augusto, artefice della pace, del potere e della prosperit\u00e0 di Roma e del suo impero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 ben corrisponde all\u2019idea che l\u2019anno 3 a.C. \u2013 ossia la prima ricorrenza della congiunzione trentennale fra Saturno (l\u2019antico dio signore dell\u2019Et\u00e0 dell\u2019Oro) e le Pleiadi (le celesti corrispondenti dei Sette Colli di Roma) successiva all\u2019assunzione del totale controllo politico e religioso da parte di Ottaviano Augusto \u2013 potesse essere considerato l\u2019inizio della nuova et\u00e0 dei Pesci.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro indizio, seppur indiretto, dell\u2019importanza di questa data, potrebbe essere a nostro avviso rinvenuto nella data tradizionale della fondazione di Roma: il 753 a.C., come stabilito da Marco Terenzio Varrone, grande studioso dell\u2019antica Roma che nell\u2019ultima parte della sua vita si guadagn\u00f2 il favore di Ottaviano, che nel frattempo era diventato il signore di Roma. Ora, poich\u00e9 i primi secoli della storia romana sono avvolti nella leggenda, \u00e8 difficile comprendere quali criteri siano stati utilizzati da Varrone per stabilire questa data; tuttavia, considerati gli stretti legami di Roma con le Pleiadi, \u00e8 del tutto ragionevole supporre che Varrone \u2013 il quale, essendo un uomo coltissimo, doveva ben conoscere l\u2019importanza della congiunzione di Saturno con le Pleiadi \u2013 pensasse che non solo il giorno della sua fondazione, il 21 aprile, ma anche l\u2019anno dovesse essere collegato alle Pleiadi. \u00c8 probabile, quindi, che abbia pensato a una data anteriore alle congiunzioni del suo tempo di un multiplo di 30 anni, arrivando cos\u00ec all\u2019anno 753 a.C. Ma certamente non avrebbe mai potuto rivelare pubblicamente la vera spiegazione astronomica di questo calcolo, poich\u00e9 alla base vi era la questione tab\u00f9 dell\u2019innominabile rapporto tra Roma e le Pleiadi: basti pensare che, quando Varrone era giovane (aveva 34 anni), Valerio Sorano fu condannato a morte per aver osato trasgredire la regola del silenzio su questo argomento. Va altres\u00ec notato che in realt\u00e0 nel 753 a.C. non si verific\u00f2 alcuna congiunzione di quel tipo: infatti la rivoluzione di Saturno attorno al sole non dura esattamente 30 anni ma circa 29,5, il che nell\u2019arco di sette secoli comporta uno sfasamento di diversi anni. In ogni caso, su tratta di una questione che merita ulteriori approfondimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le antiche citt\u00e0 sui sette colli, oltre a Roma, anche Armagh e La Mecca offrono spunti di riflessione. Riguardo ad Armagh, la capitale religiosa dell\u2019Irlanda in epoca precristiana, essa fu un importante sito reale nell\u2019Irlanda gaelica fin da tempi molto remoti, con un grande monumento cerimoniale chiamato Emain Mhacha [63], che prende il nome da Macha, la grande dea degli Ulaidh, il popolo che diede il nome alla provincia dell\u2019Ulster. Infatti, \u2018Ard Mhacha\u2019 significa \u201ccolle di Macha\u201d (poi anglicizzato in Ardmagh prima di diventare il nome attuale) e corrisponde ad uno dei sette colli di Armagh. A tale proposito, qui potremmo anche chiederci se non abbia a che fare con Armageddon, il nome del luogo, finora mai identificato, dove ebbe luogo una mitica battaglia menzionata dall\u2019Apocalisse di Giovanni [64]: infatti \u2018d\u016bn\u2019 (dall\u2019irlandese \u2018d\u00fan\u2019, \u2018fortezza\u2019) significa infatti qualcosa come \u2018forte\u2019 o \u2018citt\u00e0 fortificata\u2019 su un\u2019altura [65].<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la Mecca, la citt\u00e0 santa dell\u2019Islam, caratterizzata dalle \u2018Sette Montagne Storiche Islamiche\u2019 [66], la grafia ufficiale inglese saudita \u00e8 \u2018Makkah\u2019 [67], accompagnata dalla locuzione \u2018Al-Mukarramah\u2019, che si traduce in \u2018l\u2019Onorata\u2019 o \u2018la Nobile\u2019, a significare il suo venerabile status [68], il che ricorda da vicino la \u2018Santissima Maia\u2019 menzionata da Cicerone.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 anche sorprendente che nel mondo slavo la dea della Terra sia chiamata Mokosh o Makosh [69], che nel greco miceneo Ma-ka (traslitterato come Ma-ga) sia la Madre Terra [70] e che Maka sia la dea della Terra persino tra i Sioux Lakota [71] delle pianure americane! Ma perch\u00e9 sorprendersi? Le Pleiadi sono chiamate Makali\u2019i [72] nelle Hawaii e Maya-Mayi tra gli aborigeni australiani del Nuovo Galles del Sud; queste ultime erano sette sorelle, due delle quali furono rapite da un guerriero, Warrumma o Warunna (un nome che ci sembra accostabile a quello di Orione), e poi fuggirono arrampicandosi su un pino che cresceva ininterrottamente verso il cielo, dove si riunirono alle altre sorelle [73].<\/p>\n\n\n\n<p>Ma tornando ai Sioux (i quali talvolta esibiscono tratti somatici che sembrano pi\u00f9 caucasici che asiatici), oltre a chiamare la dea della Terra \u2018Maka\u2019, chiamano il cielo \u2018Skan\u2019, quasi identico alla radice di \u2018sky\u2019, \u2018cielo\u2019 in lingua inglese (che deriva dall\u2019antico nordico sky \u201cnuvola\u201d, dal proto-germanico *skeujam \u201cnuvola, copertura nuvolosa\u201d, dalla radice PIE *(s)keu- \u201ccoprire, nascondere\u201d [74]) e pertanto potrebbe essere forse accostato al greco \u2018ski\u00e1\u2019, \u2018ombra\u2019, che ritroviamo anche in Omero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 altres\u00ec significativo che Skan e Maka, il Cielo e la Terra, siano stati creati da \u2018Wakan Tanka\u2019 [75], il Grande Spirito che d\u00e0 vita all\u2019Universo e a tutte le creature, il cui nome a sua volta trova una sorprendente corrispondenza sia nel suono che nel significato nel nome di \u2018Waaqa\u2019 [76], che significa Dio nella lingua del popolo Oromo dell\u2019Etiopia, quasi all\u2019estremit\u00e0 orientale dell\u2019Africa! Per inciso, poich\u00e9 nella mitologia degli Ainu \u2013 un gruppo etnico del Giappone settentrionale che spesso presenta fisionomie di tipo caucasico \u2013 Wakka-us Kamuy \u00e8 la divinit\u00e0 (\u201cKamuy\u201d) dell\u2019acqua dolce, questo ci induce a sospettare che il nome \u2018Wakka\u2019, simile sia a \u2018Wakan\u2019 che a \u2018Waaqa\u2019, sia accostabile al latino \u2018aqua\u2019 (da cui lo spagnolo \u2018agua\u2019 e l\u2019italiano \u2018acqua\u2019) attraverso una suggestiva metafora, su cui gli specialisti dovrebbero fare gli opportuni approfondimenti, che farebbe corrispondere lo Spirito universale, che anima tutte le creature (Wakan-Waaqa), all\u2019acqua, che consente di vivere ai pesci e alle altre creature acquatiche.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, \u00e8 plausibile che anche l\u2019assonanza tra il nome dei Magi, astronomi e astrologi, e quelli di Maka-Makkah-Macha-Makali\u2019i-Maia-Maya-Mayi \u2013 che abbiamo visto associato alle Pleiadi in tante culture diverse, lontane sia nello spazio che nel tempo, ma tutte accomunate dall\u2019attribuire una grande importanza a queste sette stelle \u2013 non sia solo dovuta al caso. Si potrebbe infatti supporre che uno dei compiti primari degli astronomi pi\u00f9 antichi fosse proprio quello di osservarle e studiarle, al punto che essi stessi, come pure le loro attivit\u00e0 (pensiamo alla parola \u2018mag\u00eca\u2019, che deriva dal greco \u2018mage\u00eda\u2019) avrebbero potuto prendere il nome della stella principale dell\u2019ammasso. Ci\u00f2 ovviamente rende ancora pi\u00f9 plausibile l\u2019ipotesi proposta in questo articolo: insomma l\u2019associazione dei Magi alle tre stelle della Cintura di Orione potrebbe appartenere a un antico retaggio mitico, comune a molti popoli, che potrebbe essere stato finalizzato a preservare il ricordo della posizione della stella Maia, della cui importanza per i nostri antenati abbiamo un gran numero di testimonianze, a partire dalle tre stelle della Cintura di Orione, facilmente identificabili nel cielo notturno invernale (che per l\u2019appunto sono chiamate \u201cI Re Magi\u201d o \u201cI Tre Magi\u201d in varie culture).<\/p>\n\n\n\n<p>In questa stessa chiave si pu\u00f2 leggere anche il fatto che per i Ciukci della Siberia, Orione (che anche nei loro miti \u00e8 un cacciatore) scocca una freccia rappresentata dalla stella Aldebaran [79]. Essa infatti, che \u00e8 una stella molto luminosa, si trova quasi esattamente a met\u00e0 della \u201clinea di mira\u201d tra Bellatrix \u2013 la stella della \u2018clessidra\u2019 di Orione che nel cielo notturno appare pi\u00f9 vicina alle Pleiadi \u2013 e le Pleiadi stesse (Fig. 1). In sintesi, Aldebaran pu\u00f2 essere considerata una vera e propria \u201cfreccia indicatrice\u201d che, partendo da Orione, permette di individuare subito le Pleiadi nel cielo notturno.<\/p>\n\n\n\n<p>Una storia non molto diversa si ritrova tra i polinesiani di Manuae (Isole Cook), secondo cui le Pleiadi erano inizialmente una stella, la pi\u00f9 luminosa del cielo, ma poi un dio per punirla chiese l\u2019aiuto di Sirio, che le scagli\u00f2 contro Aldebaran, frantumandola in sei pezzi e generando le Pleiadi [80]. Un\u2019eco di questo tipo di leggenda, presumibilmente molto antica, a nostro avviso si pu\u00f2 forse ritrovare in tutt\u2019altra parte del mondo: ci riferiamo alla Sartiglia, una festa tradizionale della citt\u00e0 di Oristano, che si celebra ogni anno durante il Carnevale. La Sartiglia \u00e8 una delle pi\u00f9 antiche giostre equestri dell\u2019area mediterranea, nel corso della quale uomini a cavallo, con il volto coperto da una maschera bianca, devono riuscire a trafiggere con una spada una stella appesa in alto al traguardo di una corsa equestre che si svolge per le vie centrali della citt\u00e0 [81]. D\u2019altronde vi sono buone ragioni per pensare che il loro capo, \u2018su componidori\u2019, il cavaliere che guida la corsa, rappresenti l\u2019immagine di una divinit\u00e0 (o, forse, di una stella nel cielo): egli infatti non pu\u00f2 toccare terra per tutta la durata della cerimonia, in cui ricopre addirittura un ruolo sacro, quello di benedire la folla con un particolare mazzo di fiori chiamato \u201csa Pippia \u2018e Maju\u201d, \u201cla bimba di maggio\u201d (un nome che potrebbe ricordare Maia, mentre il mazzo di fiori potrebbe richiamare l\u2019aspetto dell\u2019ammasso stellare delle Pleiadi).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 possibile che anche la corrida spagnola (che sembra assomigliare pi\u00f9 a un rito sacrificale che a un combattimento vero e proprio) abbia avuto origine nello stesso tipo di mito, ovvero l\u2019immagine di Orione che nel cielo notturno fronteggia il Toro? Infatti le Pleiadi erano considerate la spalla del Toro [82], cio\u00e8 il bersaglio che il matador deve colpire con la sua spada, come il Toro Celeste ucciso da Gilgamesh in un poema sumero [83], o il toro sacrificato a Poseidone Eliconio nell\u2019Iliade [84], per non parlare del toro ucciso dai re dell\u2019isola di Atlantide durante una solenne cerimonia che Platone descrive in dettaglio [85] (del resto, il nome di Atlantide deriva da Atlante, il mitico primo re dell\u2019isola, che secondo la mitologia greca era padre di sette figlie che poi \u201cascesero al cielo con il nome di Pleiadi\u201d [86]). E forse saremmo tentati di aggiungere a questa casistica la settima fatica di Ercole \u2013 quella in cui combatte contro il toro cretese \u2013 tenendo presente che in un passo dell\u2019Odissea \u00e8 presente una singolare immagine di Ercole con una straordinaria cintura che regge una spada [87], su cui Omero si sofferma a lungo. In realt\u00e0 questo singolare personaggio sembra pi\u00f9 simile a Orione che a Ercole, considerando che sotto la Cintura si trova un gruppo di stelle che formano una linea verticale, chiamata \u201cla Spada di Orione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, il mito delle sette Pleiadi \u00e8 diffuso ovunque, dai Sioux Lakota alle isole della Polinesia, ed \u00e8 molto curioso che sembri presentare ovunque caratteristiche simili: esse sono quasi sempre sette \u2013 come in una leggenda del popolo Wurundjeri dell\u2019Australia sud-orientale, secondo cui sarebbero il fuoco di sette sorelle, che portavano carboni ardenti all\u2019estremit\u00e0 dei loro bastoni da scavo, ma poi diventarono le stelle luminose dell\u2019ammasso delle Pleiadi [88] \u2013 sebbene ad occhio nudo se ne possano contare fino a dodici. Questa straordinaria diffusione sia del loro nome che dei miti ad essi collegati sembra rimandare a una civilt\u00e0 preistorica globale basata sulla navigazione \u2013 di cui Platone ci ha lasciato il ricordo nel mito dell\u2019isola Atlantide \u2013 di cui abbiamo cercato di mostrare la possibile storicit\u00e0 in un precedente lavoro [89]. D\u2019altronde in questo quadro ben si inserisce il fatto che il contesto in cui Plutarco colloca la ricorrenza della congiunzione tra Saturno e le Pleiadi sia un antico mondo atlantico, lo stesso in cui Platone ambienta il mito di Atlantide.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro aspetto, forse ancora pi\u00f9 sorprendente, dei racconti in cui le Pleiadi sono protagoniste \u00e8 che a volte si parla di contatti diretti tra di esse (oppure una \u2018terra nel cielo\u2019 ad esse collegata) e gli esseri umani. Ritroviamo questo tema ad esempio tra i Mono della Sierra Nevada, che raccontano di sei mogli che amavano le cipolle pi\u00f9 dei loro mariti e ora vivono felici nella \u2018terra nel cielo\u2019 [90], o in una tradizione del Borneo, che parla di un albero che permette a un uomo di arrampicarsi fino al cielo e riportare utili semi dalla \u2018terra delle Pleiadi\u2019 [91]. Ma non meno singolare \u00e8 l\u2019idea, riscontrabile presso alcune popolazioni americane come le culture guatemalteche di Monte Alto, Ujuxte e Takalik Abaj [92], che i loro mitici antenati discendessero dalle Pleiadi; analogamente, in un racconto dei Wyandot, nativi americani della regione dei Grandi Laghi, sette \u2018fanciulle cantanti\u2019, figlie del Sole e della Luna, che vivevano nella Terra del Cielo, scesero sulla Terra e danzarono con i bambini umani [93]. Inoltre, un mito degli Ojibwe (un gruppo di nativi americani che parlano in lingua algonchina) racconta che essi giunsero dalle Pleiadi attraverso un passaggio tra la Terra e il \u2018mondo delle stelle\u2019 chiamato \u2018Bagone-giizhig\u2019 [94].<\/p>\n\n\n\n<p>Ma pensiamo anche ai Dogon del Mali, nell\u2019Africa occidentale, secondo i quali i loro antenati erano arrivati \u200b\u200bsulla Terra in una sorta di arca volante, al cui interno erano raffigurate le Pleiadi nell\u2019area ad essi riservata [95]. E che dire dei Banrawat, un gruppo etnico seminomade himalayano, che chiamano le Pleiadi \u2018le sette cognate\u2019 e quando le vedono apparire ogni anno sopra le loro montagne dicono di essere felici di rivedere i loro antichi parenti [96]? Queste curiose storie sembrano fare il paio con le affermazioni di coloro che sostengono che, tra le varie specie di esseri alieni dall\u2019aspetto umanoide che visiterebbero la Terra, ve ne sarebbe una dall\u2019aspetto molto simile a quello umano, che proverrebbe dalle Pleiadi [97].<\/p>\n\n\n\n<p>Forse una traccia di questa nostalgia per un paradiso perduto situato nel cielo \u2013 ovvero una mitica Terra Madre celeste che, secondo diverse mitologie, si sarebbe trovata tra le Pleiadi \u2013 si potrebbe riscontrare in una frase contenuta in una nota preghiera cristiana di un monaco tedesco vissuto nell\u2019XI secolo, Hermann di Reichenau, che fu anche astronomo e storico: \u201cNoi esuli figli di Eva a te sospiriamo, gemendo e piangendo in questa valle di lacrime\u201d [98]. Ci\u00f2 potrebbe anche dipendere dalla percezione di non sentirsi ben adattati alla vita sulla Terra, come sembra evidenziare il terzo capitolo della Genesi allorch\u00e9 racconta che la traumatica espulsione dei nostri antenati dal Paradiso Terrestre comport\u00f2 il dolore associato al parto, la fatica per procurarsi il cibo e la necessit\u00e0 di vestirsi e coprirsi di pelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Osserviamo anche che questa singolare idea che tra le stelle possa esserci una bellissima Terra primordiale \u2013 cio\u00e8 un paradiso perduto dove avrebbe avuto origine la specie umana, di cui questo pianeta, dove i nostri antenati sarebbero stati relegati in un remoto passato e dove si conduce una vita faticosa e difficile, sarebbe solo un pallido riflesso \u2013 potrebbe essere all\u2019origine di uno straordinario passo in cui Platone nel dialogo Fedone si sofferma sull\u2019immagine di una meravigliosa Terra nel cielo, abitata da uomini e animali, incomparabilmente pi\u00f9 bella del nostro mondo attuale: \u201cLa terra pura si trova nel cielo puro dove stanno gli astri (\u2026) A chi la guardi dall\u2019alto appare come una di quelle variopinte sfere di cuoio, divise in dodici spicchi, dai colori diversi, simili questi, appena, a quelli che di solito usano quaggi\u00f9 i pittori. E quella terra lass\u00f9, tutta di questi colori \u00e8 dipinta, ma molto pi\u00f9 luminosi e pi\u00f9 puri dei nostri: ora, infatti, \u00e8 purpurea, di una meravigliosa bellezza, ora \u00e8 color dell\u2019oro o tutta bianca, pi\u00f9 bianca del gesso e della neve, e gli altri colori, poi, di cui \u00e8 composta, assai pi\u00f9 numerosi e pi\u00f9 belli di quanti noi ne abbiamo mai visti (\u2026) Ma vi sono anche animali, diversi da quelli di qui, e uomini pure (\u2026) L\u00ec vi sono anche boschi sacri e templi, dove realmente abitano gli dei e si avverano oracoli e profezie, per cui, veramente, quegli uomini hanno contatti visibili e concreti rapporti con le divinit\u00e0\u201d [99].<\/p>\n\n\n\n<p>Riteniamo che in futuro converrebbe approfondire queste questioni per comprendere la vera origine di questi racconti, cos\u00ec singolari e diffusi nei miti di popoli anche lontanissimi tra loro. Nel frattempo, ogni ipotesi \u00e8 lasciata al lettore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo abbiamo verificato che non mancano le ragioni per supporre che la stella dei Magi menzionata nel Vangelo di Matteo sia stata la congiunzione tra Saturno e le Pleiadi avvenuta nella primavera dell\u2019anno 3 a.C. Bisogna infatti considerare da un lato l\u2019importanza che secondo Plutarco un antico popolo atlantico attribuiva a questa congiunzione, dall\u2019altro il fatto che le tre stelle della Cintura di Orione, quelle che indicano le Pleiadi, in varie parti del mondo fossero o siano tuttora chiamate \u201cI Tre Re\u201d o \u201cI Re Magi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Se a ci\u00f2 aggiungiamo l\u2019attesa che a quel tempo si nutriva per l\u2019arrivo dell\u2019et\u00e0 dei Pesci, con la connessa speranza del ritorno della mitica Et\u00e0 dell\u2019Oro, in una fase critica della storia umana che tra l\u2019altro aveva visto da poco il crollo del Regno d\u2019Egitto, possiamo ben comprendere cosa quella data potesse significare per chi allora si occupava di queste tematiche. In effetti, se proviamo a metterci nei panni di un antico astronomo\/astrologo, quella congiunzione tra Saturno e le Pleiadi rappresentava in realt\u00e0 l\u2019incontro di due entit\u00e0 mitiche molto importanti: da una parte, il pianeta che portava il nome di Saturno, l\u2019antico Re del Cielo nonch\u00e9 Signore della perduta Et\u00e0 dell\u2019Oro, il cui ritorno era atteso con l\u2019avvento dell\u2019et\u00e0 dei Pesci (\u00e8 un sentimento espresso con grande forza, e al tempo stesso con profonda umanit\u00e0 e delicatezza, da Virgilio nella IV Egloga); dall\u2019altra, le Pleiadi, ovvero la \u2018Santissima Maia\u2019, la Madre Terra, la dea protettrice per eccellenza (e non \u00e8 per caso, infatti, che ci siamo soffermati sulla sua figura nell\u2019ultima parte di questo studio). Si tratt\u00f2, insomma, di un incontro in Cielo tra due entit\u00e0 divine, sovrumane, una maschile e l\u2019altra femminile, che, date le circostanze, assunse in quel particolare momento uno straordinario valore simbolico e da cui era lecito aspettarsi, quale controparte sulla Terra \u2013 \u201cCome in alto, cos\u00ec in basso\u201d \u2013 la nascita di un Bimbo Speciale, il futuro re di una nuova era di felicit\u00e0 e di benessere che i Magi cercavano \u201cper adorarlo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa, a nostro avviso, \u00e8 l\u2019essenza del discorso rimasto a lungo nascosto dietro le parole del Vangelo di Matteo, ma che ancora affonda le sue radici nell\u2019inconscio di molti esseri umani (il che spiega perch\u00e9, dopo duemila anni, il motivo del Natale e della Stella di Betlemme continui ad esercitare un grande fascino).<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, la grande distanza che separa le culture coinvolte nel presente studio attesta l\u2019antichit\u00e0 di queste concezioni, avvalorando l\u2019idea che esistesse una civilt\u00e0 preistorica globale diffusa su tutto il pianeta, di cui Platone ci ha lasciato l\u2019ultima memoria tramandandoci il mito di Atlantide, di cui quanto \u00e8 qui emerso sembra rappresentare un\u2019ulteriore conferma. Ci\u00f2 tra l\u2019altro implica che tale civilt\u00e0 avesse una notevole dimestichezza con l\u2019arte della navigazione (il che a sua volta presuppone una conoscenza approfondita degli astri e dei loro moti ciclici nella volta celeste, essenziale per determinare la posizione delle navi e calcolarne la rotta), come confermato da recenti studi sul megalitismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Riteniamo infine che sia utile e necessario approfondire le tematiche toccate in questo studio, le quali certamente richiedono ulteriori approfondimenti da parte degli specialisti a supporto dell\u2019ipotesi qui proposta. Riterrei inoltre molto opportuno lavorare su tutti i temi legati all\u2019importanza che molte culture del passato hanno attribuito alle Pleiadi e in particolare a Maia, la Madre Terra. Infatti i futuri studi su questi argomenti potrebbero forse gettare nuova luce sulla preistoria dell\u2019umanit\u00e0 e contribuire ad indicare nuove prospettive per il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019articolo originale in lingua inglese \u00e8 leggibile sul sito&nbsp;<a href=\"https:\/\/lupinepublishers.com\/anthropological-and-archaeological-sciences\/pdf\/JAAS.MS.ID.000346.pdf\">https:\/\/lupinepublishers.com\/anthropological-and-archaeological-sciences\/pdf\/JAAS.MS.ID.000346.pdf<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>1. Matteo 2:1-2.<\/p>\n\n\n\n<p>2. Cfr. Allison D C Jr (1993) What Was the Star that Guided the Magi? in Bible Review.<\/p>\n\n\n\n<p>3. Mosley J (1981) Common Errors in \u201cStar of Bethlehem\u201d Planetarium Shows,in Planetarian Vol. 10 n. 3, p. 4.<\/p>\n\n\n\n<p>4. Parpola S (2001) The Magi and the Star,&nbsp;in Bible Review<em>,<\/em>&nbsp;p. 16.<\/p>\n\n\n\n<p>5. Newman R (2001) The Star of Bethlehem: A Natural-Supernatural Hybrid? Interdisciplinary Biblical Research Institute.<\/p>\n\n\n\n<p>6. Kennedy E S, Pingree D (1971)&nbsp;The Astrological History of Masha\u2019allah, Harvard University Press, Cambridge, MA.<\/p>\n\n\n\n<p>7. Plut. De Facie quae in Orbe Lunae Apparet, 941c.<\/p>\n\n\n\n<p>8. Cfr. Plut. De Fac. 941a-942b.<\/p>\n\n\n\n<p>9. Vinci F (2024) A Hypothesis on the Pillars of Heracles and their True Location, in JAAS Vol. 9 \u2013 Iss. 3, 202. (Versione italiana leggibile in www.agenziacomunica.net\/2024\/05\/20\/unipotesi-sulle-colonne-dercole-e-la-loro-reale-localizzazione\/).<\/p>\n\n\n\n<p>10. Plut. De Fac. 941a.<\/p>\n\n\n\n<p>11. Plut. De Fac. 941d.<\/p>\n\n\n\n<p>12. Vinci F (2006) The Baltic Origins of Homer\u2019s Epic Tales, Inner Traditions, Rochester VT, p. 16.<\/p>\n\n\n\n<p>13. Plut. De Fac. 941c. La Meotide corrisponde all\u2019attuale Mar d\u2019Azov (che, come afferma Plutarco, \u00e8 pi\u00f9 piccolo del Golfo del San Lorenzo).<\/p>\n\n\n\n<p>14. Tsikritsis M (2016) Travelling from Canada to Carthage in 86 AD, Conference Paper.<\/p>\n\n\n\n<p>15. The excellent knowledge of geography at the time of Plutarch (1st century AD) is also attested by his statement that the distance from the Moon to the Earth is \u201cfifty-six times greater than the radius of the Earth\u201d (De Facie 925d). In fact, multiplying the mean radius of the Earth (6,371 km) by 56, we obtain an Earth-Moon distance of 356,776 km, while their actual distance at perigee is 356,500 km. L\u2019eccellente conoscenza della geografia al tempo di Plutarco (I secolo d.C.) \u00e8 attestata anche dalla sua affermazione che la distanza tra la Luna e la Terra \u00e8 \u201ccinquantasei volte maggiore del raggio terrestre\u201d (De Facie 925d): infatti, moltiplicando il raggio medio terrestre (6.371 km) per 56, otteniamo una distanza Terra-Luna di 356.776 km, mentre la loro distanza effettiva al perigeo \u00e8 di 356.500 km.<\/p>\n\n\n\n<p>16. Cfr. Griffin J B (1961) Lake Superior copper and the Indians: miscellaneous studies of Great Lakes prehistory. Universit\u00e0 del Michigan, Ann Arbor MI.<\/p>\n\n\n\n<p>17. Cfr. Castellani V (2005) \u201cQuando il mare sommerse l\u2019Europa\u201d, Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>18. Cfr.&nbsp;Schulz Paulsson B (2019) Radiocarbon dates and Bayesian modeling support maritime diffusion model for megaliths in Europe, in PNAS, vol. 116\/9\/3465 (https:\/\/doi.org\/10.1073\/pnas.1813268116).<\/p>\n\n\n\n<p>19. Cfr.&nbsp;Gwin P (2024)&nbsp;Misteri e segreti del cimitero del Sahara. in&nbsp;National Geographic&nbsp;Magazine, 9\/2024, p. 84.<\/p>\n\n\n\n<p>20. Cfr. Pinna M (1977) Climatologia, Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>21. de Santillana G, von Dechend H (2003) Il Mulino di Amleto, Milano, p. 239.<\/p>\n\n\n\n<p>22. Plin. Nat. Hist. 16, 45.<\/p>\n\n\n\n<p>23. \u201cAlcione e Merope, Celeno e Taigete,\/ Elettra e Sterope, insieme con la Santissima Maia\u201d (Cic. Arat. 270-271).<\/p>\n\n\n\n<p>24. Verderame L (2016) Pleiades in ancient Mesopotamia, in Mediterranean Archaeology and Archaeometry, Vol. 16, No 4.<\/p>\n\n\n\n<p>25. Ashton E (1967) The Basuto: a social study of traditional and modern Lesotho. Londra, p. 130.<\/p>\n\n\n\n<p>26. Bryant A (1970)&nbsp;The Zulu People as they were Before the White Man Came. New York, p. 251.<\/p>\n\n\n\n<p>27. Cfr. Mintz M W (2011) The Philippines at the turn of the Sixteenth Century, Canberra.<\/p>\n\n\n\n<p>28. Cfr. Aveni A (2001)&nbsp;Skywatchers of ancient Mexico. Austin TX.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>29. Per quanto riguarda il calendario Inca, \u201cIl primo approccio (\u2026) suggerisce che si tratti di un calendario lunare siderale basato sulle Pleiadi; Il secondo approccio propone che si tratti di un calendario luni-solare, probabilmente sincronizzato attraverso osservazioni siderali, in particolare utilizzando le Pleiadi\u201d, Quijano Vodniza A J (2023)The Pleiades and the Agrarian and Ritual Calendar of the Incas, in Revista Colombiana de Antropolog\u00eda, vol.59, n.2, p. 118.<\/p>\n\n\n\n<p>30. Malotki E (1983) Hopi time: a linguistic analysis of the temporal concepts in the Hopi language.&nbsp;Vol.&nbsp;20. Berlino, p.&nbsp;445.<\/p>\n\n\n\n<p>31. De Goeje C H (1943) Philosophy, initiation and myths of the Indians of Guiana and adjacent countries. Leida, p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p>32. Cfr. M\u0101t\u0101mua R (2018)&nbsp;Matariki: the Star of the Year, Wellington.<\/p>\n\n\n\n<p>33. Nissan E, Maiuri A, Vinci F (2019) Reflected in Heaven, Part Two: Ovid\u2019s Evidence for a Motif, Shared by Rome and Jerusalem, of Material Features of the Metropolis of the Respective People Being Reflected in a Constellation in Heaven, Part Two, in MHNH, 19, pp. 87-166.<\/p>\n\n\n\n<p>34. https:\/\/bifrost.it\/FINNI\/Fonti\/Kalevala50.html<\/p>\n\n\n\n<p>35. Luca 1, 32.<\/p>\n\n\n\n<p>36. Hinckley A R (1936) Star-names and their meanings, New York, p. 316.<\/p>\n\n\n\n<p>37.https:\/\/web.archive.org\/web\/20100129083441\/http:\/\/www.psychohistorian.org\/astronomy\/ethnoastronomy\/three_kings_cape_clouds.php<\/p>\n\n\n\n<p>38. Miglietta A (2013) I segni del tempo, in Anthropos &amp; Iatria XVII-1, Genova, p. 70.<\/p>\n\n\n\n<p>39. https:\/\/web.archive.org\/web\/20050215131931\/http:\/\/sepiensa.org.mx\/contenidos\/s_reyes\/reyes.htm<\/p>\n\n\n\n<p>40. https:\/\/web.archive.org\/web\/20131024111539\/http:\/\/www.elnuevodia.com\/tresreyesmagosenelcieloestanoche-1421862.html<\/p>\n\n\n\n<p>41. Inno omerico a Hermes, 23.<\/p>\n\n\n\n<p>42. Cfr. Steinmann A (2011) From Abraham to Paul: A Biblical Chronology. St. Louis, MO.<\/p>\n\n\n\n<p>43. Filmer W (1966) The Chronology of the Reign of Herod the Great\u201d, in The Journal of Theological Studies, 17(2):283.<\/p>\n\n\n\n<p>44. Finegan J (1998) Handbook of Biblical Chronology: Principles of Time Reckoning in the Ancient World and Problems of Chronology in the Bible. Peabody MA, p. 301.<\/p>\n\n\n\n<p>45. Ferri G (2010) Tutela Urbis, Stoccarda, p. 219.<\/p>\n\n\n\n<p>46. 1 Enoch 21, 3-6, in Sacchi P (1981)Apocrifi dell\u2019Antico Testamento, Torino, p. 498.<\/p>\n\n\n\n<p>47. Giob. 38:31.<\/p>\n\n\n\n<p>48. Cfr. https:\/\/www.theoi.com\/Nymphe\/NymphaiPleiades.html<\/p>\n\n\n\n<p>49. Per questo calcolo Domenico Ienna ha utilizzato \u2018Perseus\u2019, un software di simulazione astronomica per Windows, progettato e realizzato da L. Fontana e F. Riccio. Livello e versione utilizzati: III, 1.13.4. Perseus utilizza il calendario gregoriano per le date dal 15 ottobre 1582 in poi, il calendario giuliano per le date precedenti. L\u2019anno 3 a.C. trovato con Perseus corrisponde al 2 a.C. nel software \u2018Stellarium\u2019 (utilizzato da Paolo Colona) poich\u00e9 quest\u2019ultimo ha anche l\u2019anno 0, che in realt\u00e0 non esiste, quindi tutte le date a.C. devono sempre essere diminuite di 1. Ringraziamo il dott. Domenico Ienna e il prof. Paolo Colona per il loro contributo.<\/p>\n\n\n\n<p>50. Virg. Ecl. 4, 4-7.<\/p>\n\n\n\n<p>51. Virg. En. 6, 792-794.<\/p>\n\n\n\n<p>,53. A questo proposito, Ovidio afferma: \u201cLa mia colpa devo tacerla\u201d (\u201cCulpa silenda mihi\u201d; Trist. 2, 208).<\/p>\n\n\n\n<p>54. Verderame L (2016) Pleiades in Ancient Mesopotamia, in Mediterranean Archaeology and Archaeometry, Vol. 16, No 4, p. 109.<\/p>\n\n\n\n<p>55. Cfr. Vinci F, Maiuri M (2019) Le Pleiadi e la fondazione di Roma, in Appunti Romani di Filologia No 21, pp.&nbsp;17-23; v.&nbsp;www.futuroquotidiano.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Le-Pleiadi-e-la-fondazione-di-Roma-4.7.2018-def.pdf<\/p>\n\n\n\n<p>56. Cfr. Verderame L (2016) Pleiades in Ancient Mesopotamia, in Mediterranean Archaeology and Archaeometry, Vol. 16, No 4.<\/p>\n\n\n\n<p>57. Cfr. Vinci F, Maiuri M (2017)&nbsp;Mai dire Maia. Un\u2019ipotesi sulla causa dell\u2019esilio di Ovidio e sul&nbsp;nome segreto di Roma, in Appunti Romani di Filologia No 19, pp. 19-30; v.&nbsp;www.futuroquotidiano.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Mai-dire-Maia-di-Felice-Vinci.pdf<\/p>\n\n\n\n<p>58. Cfr. Ov. Fast. V, 81-106.<\/p>\n\n\n\n<p>59. Plin. Nat. Hist. 38, 18.<\/p>\n\n\n\n<p>60. Plin., Nat. Hist. 3, 65.<\/p>\n\n\n\n<p>61. Macr. Satur. 1, 12, 21.<\/p>\n\n\n\n<p>62. Cfr. Vinci F, Maiuri M (2023) La Saturnia Tellus e la dea Maia, in Folkloricum, Archive of Ancient Folklore, Roma 2023, v. www.folkloricum.it\/la-saturnia-tellus-e-la-dea-maia\/<\/p>\n\n\n\n<p>63. Newman C (1998) Reflections on the making of a \u2018royal site\u2019 in early Ireland, in World Archaeology 30(1):127-141.<\/p>\n\n\n\n<p>64. Apoc. Giov., 16:16.<\/p>\n\n\n\n<p>65. Cfr. Gelling M (1984)&nbsp;<a href=\"https:\/\/opac.regesta-imperii.de\/lang_en\/anzeige.php?monographie=Place+Names+in+the+Landscape&amp;pk=2676031\">Place Names in the Landscape<\/a>,&nbsp;Worthing West Sussex.<\/p>\n\n\n\n<p>66. https:\/\/theislamicinformation.com\/travel\/mountains-in-makkah-must-visit\/<\/p>\n\n\n\n<p>67. Long D E (2005) Culture and Customs of Saudi Arabia, Westport CT, p. 14.<\/p>\n\n\n\n<p>68. https:\/\/thepilgrim.co\/makkah-al-mukarramah\/<\/p>\n\n\n\n<p>69. Gaydukov V (2000). \u0418\u0434\u0435\u043e\u043b\u043e\u0433\u0438\u044f \u0438 \u043f\u0440\u0430\u043a\u0442\u0438\u043a\u0430 \u0441\u043b\u0430\u0432\u044f\u043d\u0441\u043a\u043e\u0433\u043e \u043d\u0435\u043e\u044f\u0437\u044b\u0447\u0435\u0441\u0442\u0432\u0430 (Ideologia e pratica del neopaganesimo slavo), Univ. Herzen, San Pietroburgo.<\/p>\n\n\n\n<p>70. Beekes R (2009) Etymological Dictionary of Greek, Leida, p. 269.<\/p>\n\n\n\n<p>71. Cfr. https:\/\/www.maggiereid.com\/lakota\/mytwho.htm, sub \u201cMaka\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>72. Cfr.&nbsp;Beckwith M (1970) Hawaiian Mythology, Honolulu.<\/p>\n\n\n\n<p>73. Cfr. D\u2019Arcy P (1994) The Emu in the Sky: Stories about the Aboriginals and the day and night skies. Canberra.<\/p>\n\n\n\n<p>74. https:\/\/www.etymonline.com\/word\/sky<\/p>\n\n\n\n<p>75. https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Wakan_Tanka<\/p>\n\n\n\n<p>76. Adam H M, Ford R (1997) Mending Rips in the Sky, Trenton NJ, p.&nbsp;126.<\/p>\n\n\n\n<p>77. Cfr. Jinam T et al. (2015) Unique characteristics of the Ainu population in Northern Japan, in Journal of Human Genetics, 60 (10): 565\u2013571.<\/p>\n\n\n\n<p>78. Cfr. Ashkenazy M (2003) Handbook of Japanese Mythology, Santa Barbara CA.<\/p>\n\n\n\n<p>79. Staal J 1988&nbsp;The New Patterns in the Sky, Newark OH.<\/p>\n\n\n\n<p>80. Schaaf F (2008) The brightest stars: discovering the universe through the sky\u2019s most brilliant stars, Hoboken NJ.<\/p>\n\n\n\n<p>81. https:\/\/sardiniarevealed.com\/sartiglia-carnival-oristano\/<\/p>\n\n\n\n<p>82. https:\/\/cielososcuros.com.mx\/the-pleiades\/<\/p>\n\n\n\n<p>83. Tigay J (2002) The Evolution of the Gilgamesh Epic, Wauconda IL.<\/p>\n\n\n\n<p>84. Om. Il. 20, 403-405.<\/p>\n\n\n\n<p>85. Plat. Criz. 120c. Il sacrificio del toro descritto nel Crizia presenta notevoli analogie con il sacrificio della renna nel mondo lappone: anche in questo caso, un certo numero di animali \u00e8 rinchiuso in un recinto, uno di essi viene catturato con lacci e dopo il sacrificio una parte del suo sangue, versato in una coppa, viene bevuto dallo sciamano che dirige il rito. Inoltre il muso della renna viene coperto con un telo prima di ucciderla. \u00c8 forse da questo gesto, volto ad impedire all\u2019animale di riconoscere il suo uccisore e al suo spirito di vendicarsi, che potrebbe aver avuto origine l\u2019usanza del matador di far roteare la muleta davanti al muso del toro prima di colpirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>86. Diod. Sic. Bibliot. St. 1.60.<\/p>\n\n\n\n<p>87. \u201cTerribile era la cintura intorno al suo petto, una bandoliera d\u2019oro su cui erano raffigurate cose meravigliose, orsi e cinghiali, leoni dagli occhi scintillanti, conflitti, battaglie, omicidi e stragi di uomini. Anche chi con la sua arte sapesse costruire quella cintura, mai pi\u00fa potrebbe fare un\u2019altra opera pari ad essa\u201d (Om. Od. 11, 609-614).<\/p>\n\n\n\n<p>88. Mudrooroo (2020) Aboriginal mythology, Londra, p. 35.<\/p>\n\n\n\n<p>89. Cfr. Vinci F (2025) Striking Correspondences Between Plato\u2019s Atlantis and Greenland, in J Anthro &amp; Archeo Sci 10(3) \u2013 2025. JAAS (Versione italiana leggibile in www.agenziacomunica.net\/2025\/02\/17\/le-straordinarie-corrispondenze-tra-latlantide-di-platone-e-la-groenlandia\/).<\/p>\n\n\n\n<p>90. Cfr.&nbsp;Monroe J G (1987) They dance in the sky. Native American star myths, Boston MA.<\/p>\n\n\n\n<p>91. de Santillana G, von Dechend H (2003) Il Mulino di Amleto, Milano, p. 255.<\/p>\n\n\n\n<p>92. Cfr. https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Pleiades_in_folklore_and_literature<\/p>\n\n\n\n<p>93. Connelley W E (1899)&nbsp;Wyandot Folk-lore, Topeka KS, pp. 109-111.<\/p>\n\n\n\n<p>94. Cfr. Moose L, Moose M (2021) Bagone Giizhig: The Hole in the Sky, Brantford.<\/p>\n\n\n\n<p>95. Griaule M (1968) Dio d\u2019acqua, Milano, IV giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>96. Cfr. Fortier J (2009) Kings of the Forest: The cultural resilience of Himalayan hunter-gatherers. Honolulu HI.<\/p>\n\n\n\n<p>97. Bryan C (1995) Close Encounters of the Fourth Kind: Alien Abduction, UFOs, and the Conference at M.I.T., Knopf, New York, pp. 30-31.<\/p>\n\n\n\n<p>98. https:\/\/www.gregorianum.org\/wiki\/Salve_Regina_%28tono_simplex%29<\/p>\n\n\n\n<p>99. Plat. Fed. 109b-111b (trad. E. Turolla).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La versione italiana di uno studio di Felice Vinci pubblicato sulla rivista scientifica americana \u201cJournal of Anthropological and Archaeological Sciences\u201d Terza ed ultima parte di 3 L\u2019importanza delle Pleiadi nel mondo antico Nell\u2019antica Mesopotamia \u201cle Pleiadi sono tra i pochi corpi celesti che ricevono un culto, e ad esse sono dedicate preghiere specifiche. Dalle fonti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[63,76],"tags":[],"class_list":["post-16911","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-turismo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16911","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16911"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16911\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16915,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16911\/revisions\/16915"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16911"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16911"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16911"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}