{"id":17355,"date":"2026-02-12T11:45:27","date_gmt":"2026-02-12T10:45:27","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=17355"},"modified":"2026-02-12T11:45:28","modified_gmt":"2026-02-12T10:45:28","slug":"pace-e-giustizia-nellazione-della-diplomazia-della-santa-sede-di-fronte-alle-nuove-sfide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/pace-e-giustizia-nellazione-della-diplomazia-della-santa-sede-di-fronte-alle-nuove-sfide\/","title":{"rendered":"Pace e giustizia nell\u2019azione della diplomazia della Santa Sede di fronte alle nuove sfide"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Lectio Magistralis del Card. Pietro Parolin<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"439\" height=\"329\" src=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/martina-Parolin-31-01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17356\" srcset=\"https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/martina-Parolin-31-01.jpg 439w, https:\/\/impronte.eu\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/martina-Parolin-31-01-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 439px) 100vw, 439px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Foto archivio privato Martina Luise<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019incontro odierno ci unisce nel riflettere su come la pace e la giustizia possano tornare ad essere i pilastri dell\u2019ordine fra le Nazioni e non limitarsi a semplici aspirazioni o a vuote rivendicazioni\u201d, cos\u00ec Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato, Cardinale Protettore e Gran Cancelliere della Pontificia Accademia Ecclesiastica, il 17.01.2026 in occasione del Convegno tenutosi per il &nbsp;325\u00b0 Anniversario della Fondazione della Pontificia Accademia Ecclesiastica, presso la Sala Ducale del Palazzo Apostolico. Questa Istituzione &#8211; ha sottolineato il Cardinale Parolin \u2013 \u201cha saputo custodire fedelmente la funzione di preparare i giovani sacerdoti chiamati ad esercitare il loro ministero nel servizio diplomatico della Santa Sede\u201d [\u2026]\u201cSiamo qui nel giorno in cui la liturgia fa memoria del Protettore della nostra Istituzione, Sant\u2019Antonio Abate &#8211; afferma Sua Eminenza il Cardinale Parolin \u2013 (che) ci ricorda che \u00e8 Dio a condurre la storia nel nostro quotidiano servizio; che l\u2019obiettivo della pace e della giustizia, a cui la diplomazia pontificia ispira la sua azione, ci domanda amore per tutte le genti, qualunque ne sia la storia, la cultura, la realt\u00e0 religiosa, gli usi e la collocazione geografica\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sua Eminenza parla con forza e determinazione di pace e dice in particolare una frase sulla quale vorrei porre particolare attenzione: \u201c\u2026 <strong>in ogni angolo della terra c\u2019\u00e8 attesa del bene<\/strong>\u201d. \u00c8 questa un\u2019affermazione talmente chiara e potente, che dovrebbe veramente squarciare gli animi di tutti, soprattutto dei potenti, affinch\u00e9 non facciano prevalere sentimenti di forza invece che di giustizia e che non permettano alla guerra di sostituire la pace. &nbsp;Il Cardinale Pietro Parolin in questa occasione ha tenuto un discorso veramente magistrale, che non lascia dubbi su quale sia l\u2019orientamento della Chiesa nei confronti della guerra: \u201cNel contesto a dir poco critico per le relazioni internazionali &#8211; spiega Il Cardinale Parolin &#8211; &nbsp;non \u00e8 difficile, purtroppo, riconoscere che la convivenza di persone e popoli abbia perso di vista le modalit\u00e0 per realizzare le aspirazioni pi\u00f9 profonde della famiglia umana, ad iniziare dalla stabilit\u00e0, dalla pace, dallo sviluppo economico e sociale. E questo, a diverso modo, tocca il mondo intero e non solo le aree dei conflitti. Basti pensare alle decisioni politiche che trovano sostegno solo sulla forza delle armi o alla volont\u00e0 di potenza che ispira il linguaggio e le manifestazioni sullo scenario internazionale trovando la radice in comportamenti che per la loro gravit\u00e0 ed effetti vanno oltre le tragedie della guerra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Pietro Parolin, sceglie di utilizzare un linguaggio molto chiaro ed obiettivo, ricordando la posizione sempre sostenuta della Chiesa e spiegando che si tratta di: \u201c Un cammino quanto mai arduo e faticoso, ma che proprio nei momenti di particolare difficolt\u00e0 impegna tutti a costruire una visione del domani, sorretti da un\u2019autentica speranza e dalla capacit\u00e0 di coinvolgimento personale. Sono questi i cardini che ispirano e conducono la riflessione del magistero della Chiesa in et\u00e0 contemporanea di fronte a conflitti e distruzioni. Penso a Benedetto XV che al tramonto del primo conflitto mondiale nell\u2019enciclica <em>Pacem Dei munus<\/em> (1920) avanz\u00f2 l\u2019idea della pace come dono di Dio che andava per\u00f2 edificata secondo giustizia e attraverso l\u2019apporto di ogni essere umano; a Pio XII che nel Radiomessaggio del Natale 1944, ancora durante il secondo conflitto mondiale, deline\u00f2 nella giustizia un presupposto per costruire un pacifico ordine internazionale; a San Giovanni XXIII che nella <em>Pacem in terris<\/em> (1963) di fronte al baratro a cui conduceva il possibile uso dell\u2019arma atomica, non esit\u00f2 a ricordare quanto la pace necessiti della giustizia; a San Paolo VI che nella <em>Populorum Progressio<\/em> (1967) fa dello sviluppo il nuovo nome della pace; a San Giovanni Paolo II che nella <em>Sollicitudo rei socialis<\/em> (1987) reclama un grado superiore di ordinamento internazionale; a Benedetto XVI che nella <em>Caritas in Veritate<\/em> (2009) indica che la costruzione della pace esige l\u2019azione della diplomazia; a Francesco che in <em>Fratelli tutti<\/em> (2020) propone un\u2019architettura della pace che gli artigiani della pace debbono realizzare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Cardinale Parolin mette nettamente in evidenza come la Chiesa prosegue e mette tutto il suo impegno per la pace, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unica soluzione percorribile. \u201cPace e giustizia &#8211; spiega Sua Eminenza &#8211; sono ripresi nel loro significato pi\u00f9 profondo poich\u00e9, come ci ha ricordato Papa Leone XIV sin dall\u2019inizio del Suo ministero, affondano le loro radici nel mistero cristiano. Sono cio\u00e8 un dono che si collega all\u2019azione umana, la ispira e conduce alla \u00abvia disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre pi\u00f9 frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle Istituzioni sovranazionali\u00bb (Leone XIV, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1\u00b0 gennaio 2026)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Due interrogativi complessi pone in questa sua Lectio Magistraliis il Cardinale Pietro Parolin, facendo un\u2019analisi puntuale e eccelsa di ci\u00f2 che abbiamo di fronte e di ci\u00f2 di cui invece siamo manchevoli: \u201cin un mondo sempre pi\u00f9 dominato dal primato del conflitto, come la diplomazia pu\u00f2 coniugare le odierne tragedie con le esigenze di un futuro di pace per popoli e Paesi? E quindi, come il diplomatico pu\u00f2 operare rispetto a quanto sta avvenendo? Sinteticamente si potrebbe rispondere invitando a non limitarsi a leggere la realt\u00e0. Da essa, infatti, ricaviamo solo che l\u2019emergenza \u00e8 diventata la modalit\u00e0 di operare e il ricorso al conflitto \u00e8 l\u2019unico metodo utilizzato. Si deve invece purtroppo cogliere la mancanza di una progettualit\u00e0 nell\u2019elaborare scelte politiche, regole giuridiche o programmi economici per ricostruire un ordine internazionale adeguato alle esigenze reali, pensato e finalizzato a costituire le \u00abfondamenta internazionali di tutta la comunit\u00e0 umana al fine di risolvere le pi\u00f9 gravi questioni del nostro tempo: promuovere il progresso in ogni luogo della terra e prevenire la guerra sotto qualsiasi forma\u00bb (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 84). [\u2026\u2026] La diplomazia, allora, non pu\u00f2 limitarsi a tutelare il singolo vantaggio o l\u2019esigenza individuale, ma \u00e8 chiamata a concorrere nell\u2019edificare il bene comune, che resta obiettivo primario del vivere sociale in ogni comunit\u00e0, quella statale e quella internazionale. Non si tratta di sommare il benessere dei singoli, ma di raggiungere \u00abquelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettivit\u00e0 sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione pi\u00f9 pienamente e pi\u00f9 celermente\u00bb (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 26\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Un riferimento molto bello e quanto mai puntuale e, dunque attualissimo, \u00e8 quello che il Cardinale Parolin fa citando Sant\u2019Agostino: \u201cPossiamo operare per concorrere a questo processo se abbiamo coscienza che la pace rimane frutto della giustizia e non solo una conseguenza del buon agire (cfr. Agostino, Esposizione al Salmo 71). Un invito che per chi ha responsabilit\u00e0 \u00e8 anche dovere!\u201d &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso dei questa sua Lectio, Sua Eminenza, il Cardinale Pietro Parolin cita sia Papa Leone XIV, che il Vangelo di Matteo, per mettere in evidenza come, da sempre, l\u2019attenzione della Chiesa e dunque della nostra fede sia decisamente volta alla pace: \u00abperdonare non significa negare il male, ma impedirgli di generare altro male. Non \u00e8 dire che non \u00e8 successo nulla, ma fare tutto il possibile perch\u00e9 non sia il rancore a decidere il futuro\u00bb (Leone XIV, Udienza generale, 20 agosto 2025)\u00bb; \u00abSolo cos\u00ec potremmo essere veri \u201coperatori di pace\u201d capaci di saziare \u00abquelli che hanno fame e sete di giustizia\u00bb (Mt 5, 3-10).<\/p>\n\n\n\n<p>A dimostrazione che non \u00e8 solamente la Chiesa, ma anche filosofi di non poco conto e il cui pensiero talvolta \u00e8 risultato anche scomodo per il cattolicesimo, ad avversare la guerra, Sua Eminenza, il Cardinale Pietro Parolin cita Immanuel Kant, che: \u201cnel 1795, nel suo <em>Per la pace perpetua<\/em> indicava che \u00abla violazione del diritto avvenuta in un punto della terra \u00e8 avvertita in tutti i punti\u00bb (I. KANT, Scritti politici, Torino, 2010, 305)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Segretario di Stato dedica una lunga parte della sua Lectio alla spiegazione di ci\u00f2 che arreca la volont\u00e0 belligerante: \u201cDi fronte alla violazione dei principi cogenti del diritto internazionale e delle regole base del vivere comune nella societ\u00e0 degli Stati, della conflittualit\u00e0 proposta quale unico metodo per governare le relazioni internazionali, va superato quel senso di impotenza che si trasforma in angoscia di fronte ad un uso della forza che distrugge le aspirazioni di popoli, rende pi\u00f9 gravi le disparit\u00e0 e pianifica equilibri ingiusti. [\u2026]La coscienza e la ragione non potranno ancora tollerare le violazioni di sovranit\u00e0 nelle forme pi\u00f9 diverse, lo spostamento forzato di interi popoli, il cambiamento della composizione etnica di territori, la sottrazione dei mezzi necessari per lo svolgimento di attivit\u00e0 economica o la limitazione delle libert\u00e0. La diplomazia della Santa Sede ha vissuto la storia ed \u00e8 stata testimone di momenti che insegnano come l\u2019apparire di fattori incontrollati e incontrollabili determina facilmente l\u2019irrilevanza della forza. Questo \u00e8 ancor pi\u00f9 valido oggi di fronte ad una rapida connessione degli avvenimenti, alla loro immediata conoscenza e al conseguente facile ricorso a soluzioni immediate o a reazioni emotive. L\u2019esatto opposto del discernimento e della ponderazione che dell\u2019azione diplomatica sono caratteristiche essenziali. [\u2026] Nell\u2019uso della forza che si sostituisce alle regole, nelle forme di intesa basate solo sul vantaggio e l\u2019interesse di pochi, nella mancata capacit\u00e0 di affrontare le questioni comuni mediante soluzioni che coinvolgono tutti, ritroviamo la profonda crisi subita dal sistema multilaterale dei rapporti internazionali. Un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita, per\u00f2, evidenzia che non si tratta solo della volont\u00e0 degli Stati di ridurre ad un ruolo marginale le Istituzioni internazionali, ma piuttosto dell\u2019affermarsi di un multipolarismo ispirato dal primato della potenza e regolato dalla capacit\u00e0 di manifestare autosufficienza, dalla determinazione di preservare confini statali e ultra statali pensando che siano impermeabili [&#8230;] Fattore caratterizzante del multipolarismo \u00e8 il ricorso al conflitto \u2013 militare, economico, ideologico \u2013 che spesso non si limita al solo uso delle armi, ma sorregge orientamenti politici, sistemi di alleanze, diversa allocazione di risorse all\u2019interno degli Stati. Questo fatto \u00e8 ancora pi\u00f9 preoccupante, poich\u00e9 tocca non solo l\u2019obiettivo che lo Stato o gli Stati intendono perseguire con l\u2019azione militare, ma direttamente anche l\u2019intero andamento dei rapporti internazionali. Infatti, si tratta di posizioni assunte non solo da Paesi parte di conflitti, ma anche da quelli che sostengono la necessit\u00e0 di sicurezza come via per prepararsi alla guerra o per avviare campagne di riarmo in forma preventiva. Sembra ormai dimenticato che il diritto degli Stati di garantire la propria sicurezza, e con essa gli spazi di sovranit\u00e0 e la vita di relazione di coloro che vivono sul loro territorio, non autorizza ad attivare azioni o attacchi preventivi in forme sempre pi\u00f9 lontane dalla legalit\u00e0 internazionale. Quella legalit\u00e0 che, nonostante i tanti limiti, aveva dato stabilit\u00e0 al sistema multilaterale, sostituendo lo iustum potentiae equilibrium presente nella vita internazionale con il divieto dell\u2019uso e della minaccia della forza \u2013 guerra e deterrenza, dunque. Questo, come indicava Giovanni XXIII, per consentire che \u00abal criterio della pace che si regge sull\u2019equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si pu\u00f2 costruire soltanto nella vicendevole fiducia\u00bb (Pacem in terris, 61). Dal multipolarismo, oggi come nel corso della storia, si ricava che attraverso la corsa al riarmo \u00e8 possibile realizzare solo una pace armata o instaurare un atteggiamento di reciproca sfiducia tra gli Stati. La deterrenza delle armi, l\u2019ampliarsi dell\u2019industria e della ricerca bellica sono la strada per l\u2019isolamento e la chiusura, come pure la base per scelte di ordine politico, militare ed economico giustificate per anticipare o fronteggiare ipotetici attacchi. Chi opera nel contesto della diplomazia conosce bene come ci\u00f2 che distingue la prevenzione dall\u2019arbitrio pu\u00f2 essere facilmente ignorato se si disattendono le norme giuridiche e i principi etici e morali che le ispirano e ne garantiscono la legittimit\u00e0\u201d [\u2026] \u201cTutto questo trova immediata conferma se volgiamo lo sguardo ai sanguinosi conflitti che diversi popoli stanno vivendo e che ci vedono spesso inermi spettatori. Anzi diventano sempre di pi\u00f9 coloro che sono quasi disinteressati, anche perch\u00e9 incapaci di distinguere la veridicit\u00e0 di dati e informazioni, oppure perch\u00e9 preferiscono assumere le posizioni di una parte, cos\u00ec inserendo anche nel loro piccolo o grande mondo quotidiano la pratica della contrapposizione che \u00e8 propria della guerra. In altri casi, poi, il disinteresse lascia trasparire quell\u2019atteggiamento che emerge di fronte alla richiesta di assumere, ciascuno, la propria responsabilit\u00e0 e riecheggia le parole di Caino: \u00abSono forse io il custode di mio fratello?\u00bb (Gn 4, 9). Infine, non sono pochi quanti sostengono che nella vita della Comunit\u00e0 internazionale le guerre, i conflitti di diverso tipo, non sono mai mancati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In queste righe immediatamente precedenti Sua Eminenza mette in evidenza la reale crudezza di ci\u00f2 che viviamo. Risulta allucinante, eppure \u00e8 la mera evidenza dei fatti. Troppo spesso infatti non ci si sente partecipi delle sofferenze, inumane, dei fratelli che cercano di sopravvivere a situazioni che anche la mente pi\u00f9 contorta stenterebbe a ipotizzare. Senza fantasticare troppo, basta aprire gli occhi e guardare, veramente, bambini, uomini e donne, anziani che d\u2019improvviso perdono tutto il loro mondo per la mal pensata di qualche potente, o sedicente tale. Un vero personaggio che sa governare il potere, infatti, sino a prova contraria, \u00e8 colui che lo esercita e lo custodisce esclusivamente salvaguardando il popolo, nei fatti e non nelle semplici parole. \u201cSi \u00e8 generata cio\u00e8 &#8211; sottolinea proprio il Cardinale Segretario di Stato \u2013 la convinzione che la pace pu\u00f2 nascere solo dopo che il nemico \u00e8 stato effettivamente annientato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da tenere sempre ben a mente, come spiega sapientemente Sua Eminenza, i Cardinale Pietro Parolin che: \u201c\u2026sono proprio le mancate risposte a egoismi, abusi, ingiustizie o posizioni che pensate per garantire confini e territori spengono la cultura della pace e la dimensione della giustizia, e cio\u00e8 i fattori che tengono insieme una societ\u00e0 creando coesione e garantendo le identit\u00e0\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lectio Magistralis del Card. 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