{"id":18198,"date":"2026-07-18T15:12:40","date_gmt":"2026-07-18T14:12:40","guid":{"rendered":"https:\/\/impronte.eu\/news\/?p=18198"},"modified":"2026-07-18T15:12:40","modified_gmt":"2026-07-18T14:12:40","slug":"se-il-futuro-sceglie-la-tradizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/impronte.eu\/news\/se-il-futuro-sceglie-la-tradizione\/","title":{"rendered":"Se il Futuro sceglie la Tradizione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei fenomeni pi\u00f9 strani ai quali stiamo assistendo negli ultimi anni (e sono molti) riguarda il cambiamento nell&#8217;attrazione esercitata dalle metropoli e dai Paesi pi\u00f9 &#8220;avanzati&#8221;. Mi riferisco al fatto che, se per tutto il Novecento, e fino a pochi anni fa, erano le grandi capitali del mondo come Londra, Parigi, Berlino e Tokyo, insieme ai loro rispettivi stati, a guidare i desideri e gli spostamenti delle masse, oggi si assiste ad un incredibile ribaltamento. O meglio, tale attrazione viene messa profondamente in dubbio. Tutto questo nasce da alcuni motivi di fondo: innanzitutto, andare a vivere in una di quelle ambite mete non garantisce pi\u00f9 possibilit\u00e0 lavorative e di guadagno cos\u00ec probabili ed interessanti, per non parlare dei prezzi per il vitto e l&#8217;alloggio. Inoltre, gli sviluppi tecnologici hanno giocato un brutto scherzo ai centri pi\u00f9 avanzati, poich\u00e9 infatti ora non \u00e8 pi\u00f9 necessario trovarsi, ad esempio, a Milano per poter fare esperienza ed usufruire di larga parte dei servizi e dell&#8217;intrattenimento che si pu\u00f2 avere ovunque grazie ad internet. Durante il covid infatti, come ricordiamo tutti, esplose il fenomeno dello smart working, che mise in evidenza questa nuova realt\u00e0: non solo non \u00e8 pi\u00f9 indispensabile, ma spesso \u00e8 addirittura meglio restare nella propria casa (magari in campagna o al mare) per lavorare. Ma il punto che volevo approfondire \u00e8 un altro. Esiste un&#8217;infinit\u00e0 di libri, canzoni e film che celebrano la vita nella grande citt\u00e0, in particolare come luogo d&#8217;incontro tra persone, di solito giovani, estasiati dalle nuove prospettive e dalle grandi possibilit\u00e0 di socializzazione offerte da tali nuove circostanze, cos\u00ec diverse da quelle dei piccoli centri. Potersi confondere meravigliosamente nella massa per trovare finalmente se stessi. Ma anche ci\u00f2, per l&#8217;appunto, non \u00e8 pi\u00f9 vero. Difatti, lungi ormai dal trasmettere novit\u00e0 ed entusiasmo ai giovani, le grandi citt\u00e0, in particolare nei Paesi pi\u00f9 sviluppati, appaiono oggi come una palude imbonificabile, un&#8217;infelice accozzaglia di passanti che si trovano nello stesso luogo alla stessa ora senza avere nulla a che fare gli uni con gli altri. Ma c&#8217;\u00e8 di peggio. Oltre all&#8217;et\u00e0 media altissima della popolazione, ai fenomeni migratori incontrollati e al turismo selvaggio, le grandi citt\u00e0 sono anche i luoghi pi\u00f9 assediati dalle nuove tendenze woke. Ecco allora che, invece di forgiare i grandi personaggi del futuro, invece di dare la possibilit\u00e0 ai giovani di realizzare il loro potenziale, la metropoli li avvilisce e li indottrina, facendone una massa confusa, infelice e anche colpevolizzata. Insomma, luoghi come il Nord Europa, faro di civilt\u00e0, lavoro e libert\u00e0, si sono ridotti ormai ad essere un ingestibile coagulo di realt\u00e0 (potenziali e parziali) incompatibili tra loro ma uniformemente plagiate.<br><br>Ecco allora che, per contro, i luoghi pi\u00f9 impensabili si ritrovano ad avere un&#8217;enorme attrattiva. \u00c8 il caso dei paesi dell&#8217;Europa Orientale, dalla Polonia gi\u00f9 fino alla ex-Jugoslavia, e pi\u00f9 in generale di molti luoghi del mondo storicamente infelici, travagliati e abbandonati, che scoprono per\u00f2 di avere delle caratteristiche oggi rare e ricercate: una forte, definita ed omogenea identit\u00e0, una tradizione ancora vivente (senza rinunciare al moderno e alla tecnologia), usi, costumi e luoghi di aggregazione che mettono ancora al centro la persona e la comunit\u00e0. Ecco allora che citt\u00e0 come Bratislava possono oggi risultare pi\u00f9 desiderabili della California! Ci\u00f2 che fino a ieri veniva considerato arretrato e improponibile, risulta oggi infinitamente pi\u00f9 interessante ed accessibile di un buco infestato da scarafaggi a New York. Non si tratta di una svolta reazionaria, bens\u00ec della volont\u00e0 di non arrendersi a un mondo che, dichiarandosi (falsamente) migliore, non viene pi\u00f9 percepito come il proprio, e dal desiderio ancora forte di voler realizzare i propri sogni e sopperire alle proprie necessit\u00e0, anche se in luoghi impensati. Del resto, molto di ci\u00f2 che accade oggi nel mondo ci fa scoprire (o riscoprire) che i valori e l&#8217;autenticit\u00e0 sono in grado di prevalere anche contro avversari apparentemente invincibili e addirittura di batterli al loro gioco.<br><br>Una deliziosa anticipazione di tutto questo \u00e8 presente nel film &#8220;Lisbon Story&#8221; (1994) di Wim Wenders. Anche se non molto considerato, se non per la colonna sonora dei Madredeus, personalmente lo ritengo uno dei suoi migliori e, quindi, uno dei migliori film degli ultimi 40 anni. Realizzato per celebrare i 100 anni del Cinema, ha un esordio strabiliante: nel momento in cui, per la prima volta, fu possibile attraversare l&#8217;Europa senza fermarsi alla dogana, il protagonista si reca dalla Germania al Portogallo. \u00c8 proprio lo &#8220;arretrato&#8221; stato lusitano ad essere scelto come luogo in cui recarsi e nel quale l&#8217;arte e la gioia di vivere possono rinascere. Il progresso insomma, pasolinianamente parlando, non consiste nello sviluppo fine a s\u00e9 stesso, ma nel procedere, intatti, per la propria strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei fenomeni pi\u00f9 strani ai quali stiamo assistendo negli ultimi anni (e sono molti) riguarda il cambiamento nell&#8217;attrazione esercitata dalle metropoli e dai Paesi pi\u00f9 &#8220;avanzati&#8221;. 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