
Sotto un ponte dorme il mondo,
in un sacco pieno d’anni,
il barbone conta i sogni
come fossero diamanti.
Ha la barba come un bosco,
occhi persi nell’altrove,
scarpe rotte e passi lenti,
ma la testa è ancora altrove.
Non ha casa, né famiglia,
ma conosce ogni mattino,
ogni alito d’inverno,
ogni angolo vicino.

Mangia briciole di fretta
offerte da chi passa,
qualcuno guarda storto,
qualcun altro allunga un’arancia.
La città gli scorre addosso
come pioggia senza fretta,
ma lui sa cos’è il silenzio
di una notte maledetta.
Eppure, in quello sguardo
c’è una luce che resiste,
una forza che non urla
ma nel petto esiste, insiste.

È un guerriero senza spada,
un poeta senza rima,
che si scalda col ricordo
di una vita che cammina.
Non chiedetegli la resa,
non giudicatelo con fretta:
la sua anima è una chiesa
che nessuno ha mai scoperta.

E la panchina è il trono
di un re senza corona,
che saluta il primo sole
mentre il mondo lo abbandona.
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