
Le radici antiche dei cani da slitta
I cani da slitta non sono nati per lo sport. La loro origine è profondamente legata alla sopravvivenza nei territori artici. Le popolazioni Inuit, i Chukchi siberiani e altre comunità native del Nord America e dell’Eurasia li hanno utilizzati per secoli come mezzo di trasporto essenziale per cacciare, spostarsi e trasportare carichi attraverso terre ghiacciate e inospitali.
Razze come il Siberian Husky, l’Alaskan Malamute e il meno noto ma potentissimo Greenland Dog sono i protagonisti di questa storia. Addestrati per resistere al freddo estremo, lavorare in branco e mantenere l’orientamento anche in condizioni di visibilità zero, questi cani erano (e sono) veri e propri compagni di vita.

Lo sport moderno: lo sleddog
Con l’arrivo del XX secolo, l’utilizzo dei cani da slitta come mezzo di trasporto è gradualmente calato, sostituito da motoslitte e mezzi a motore. Ma proprio in quel periodo nasce qualcosa di nuovo: lo sleddog sportivo.
Lo sleddog è la versione sportiva della tradizionale corsa su slitta trainata dai cani. Oggi è una disciplina a tutti gli effetti, praticata in molte nazioni e articolata in diverse specialità:
- Sprint (distanze brevi, velocità pura)
- Middle Distance (medio raggio)
- Long Distance (lunghe distanze, fino a oltre 1000 km)
- Skijoring (sciatori trainati da uno o due cani)
- Bikejoring (in bici, su sterrato)
- Dryland Mushing (versione estiva su terra, con tricicli o scooter)
Le gare leggendarie

Le corse più iconiche al mondo sono delle vere e proprie epopee:
- Iditarod (Alaska): 1.600 km tra montagne, laghi ghiacciati, tempeste e gelo. È la “Formula 1” dello sleddog.
- Yukon Quest (Canada-Alaska): ancora più estenuante, meno commerciale, più “wild”.
- La Grande Odyssée (Francia): la più importante d’Europa, si corre nelle Alpi.
In queste competizioni il legame tra musher (il conduttore della slitta) e i cani è “sacro”. Non sono “strumenti”, sono atleti. Ogni team è una vera squadra affiatata, dove la fiducia e la comunicazione contano più della forza.
Il profilo dell’atleta oggi
Chi pratica sleddog oggi non è solo l’avventuriero che ama il freddo. Il musher moderno è:
- Allenatore e sportivo a tutti gli effetti
- Esperto di etologia canina
- Tecnico dell’attrezzatura
- Manager della sua squadra a quattro zampe
L’allenamento è duro, regolare e scientifico. I cani seguono diete specifiche, hanno check veterinari frequenti e vengono gestiti come atleti professionisti.
Etica e benessere animale

Il mondo dello sleddog non è immune alle polemiche, specie quando i riflettori si accendono sulle grandi gare. Ma negli ultimi anni c’è stata una svolta etica significativa: regolamenti severi, controlli antidoping anche per i cani, squalifiche per chi maltratta gli animali, e un’attenzione crescente alla qualità della vita dei cani fuori stagione.
Lo sleddog etico è oggi un modello di convivenza e collaborazione uomo-animale che valorizza il lavoro, l’intelligenza e il rispetto reciproco.
Una disciplina in espansione
Non c’è solo la neve: lo sleddog si pratica anche in pianura e senza ghiaccio. Sempre più appassionati si avvicinano a discipline dryland, anche in Italia, con gare tra i boschi, su sterrato, in autunno e primavera.
Club sportivi e scuole di sleddog stanno spuntando un po’ ovunque: dalla Valtellina all’Alto Adige, fino all’Appennino. È uno sport inclusivo, dove conta l’affinità col cane, non solo la performance fisica.
Tradizione e futuro: una corsa ancora lunga
Lo sleddog di oggi è l’evoluzione naturale di una cultura millenaria. Da mezzo di sopravvivenza a sport di resistenza, da animale da traino a compagno d’avventura, il cane da slitta ha conservato il suo ruolo centrale, adattandosi a un mondo in movimento.
E se il futuro è incerto per molti sport tradizionali, lo sleddog ha qualcosa in più: l’elemento umano e animale che lavora in perfetta armonia. Ed è proprio questa simbiosi che continuerà a farlo vivere.
Anche senza neve 365 giorni l’anno, l’Italia offre parecchie opzioni per chi vuole avvicinarsi al mondo dello sleddog, con o senza esperienza pregressa.
Dove praticarlo
Alcune delle zone più attive e attrezzate per lo sleddog (con neve o in modalità dryland):
- Val di Rabbi (Trentino)
Organizzano corsi, battesimi dello sleddog e attività anche per bambini. - Medesimo (Lombardia)
Una delle scuole più conosciute, con piste dedicate e cani altamente addestrati. - Altopiano di Asiago (Veneto)
Ottimo mix di paesaggi, spazi aperti e scuole certificate. - Sestriere e Pragelato (Piemonte)
Tradizione alpina e organizzazione impeccabile. - Sila (Calabria!)
Sì, anche al sud. In inverno ci sono scuole attive, ideali per chi vuole provare qualcosa di diverso.
Come iniziare davvero
- Se si vuole fare un giro in slitta da passeggero è necessario capire la dinamica, sentire il tiro dei cani, guardare come lavora il musher.
- Partecipando a un corso base, si imparano i comandi, la gestione dei cani, l’etica e la sicurezza.
- Conoscere i cani è fondamentale creare feeling. Non è uno sport che funziona “a comando secco”.
- Acquistare (con calma) l’attrezzatura: Partire con quella base fornita dalle scuole. Se ci si appassiona, si va di slitta, pettorine professionali, scarpe chiodate e abbigliamento tecnico.
- Eventualmente adottare un cane. Ma solo dopo aver capito davvero il contesto e lo stile di vita richiesto. Non è un cane da salotto.
La storia: le prime spedizioni polari e l’eroismo dei cani da slitta
I pionieri dell’estremo
Nel tardo ‘800 e primo ‘900, le spedizioni polari erano la frontiera dell’ignoto. Uomini come Roald Amundsen, Robert Falcon Scott e Ernest Shackleton si spingevano dove nessun europeo era mai arrivato. E con loro, sempre, i cani da slitta.
La leggenda di Amundsen (1911)
- Obiettivo: raggiungere il Polo Sud prima di Scott.
- Strategia vincente: uso massiccio e intelligente di cani da slitta.
- Cani impiegati: Greenland Dogs e Alaskan Husky.
- Risultato: vittoria totale. Amundsen arrivò con un vantaggio di 5 settimane e tornò indietro sano e salvo.
Il suo successo fu dovuto anche al rispetto e alla profonda conoscenza del lavoro dei cani.
La tragedia di Scott
- Stessa missione, ma approccio opposto: usò pony siberiani, slitte a motore (che si ruppero) e un uso limitato dei cani.
- Risultato: tutti morti al ritorno.
Un errore tragico che segnò per sempre la storia delle esplorazioni polari.
La corsa del siero a Nome (1925)
Un’epidemia di difterite colpì la cittadina di Nome, in Alaska. Nessuna via di comunicazione era disponibile. Solo una soluzione: i cani da slitta.
- Distanza: oltre 1000 km di gelo e tempeste.
- Tempo record: 5 giorni e mezzo.
- Protagonisti: Togo (vero eroe) e Balto (quello celebrato con la statua a Central Park).
Questo evento salvò centinaia di vite e consacrò lo sleddog come simbolo di eroismo e dedizione.
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