Il cinema che vorrei

Le attuali tendenze nel cinema internazionale, in particolare quelle hollywoodiane, mi spingono sempre più a delle riflessioni fondamentali. Sembra infatti che gran parte dei film e delle serie che ci vengono oggi proposte vogliano compiere un cambio di passo ed imporre un nuovo “standard”, senza neanche curarsi di annunciarlo ufficialmente, anzi, l’obbiettivo sembra proprio quello di imporlo subdolamente, cercando di spacciare questo fenomeno, in realtà molto evidente, come se fosse in totale continuità con il passato. In questo modo si tutelano anche da ogni critica, alle quali potrebbero rispondere con falsa sorpresa, affermando che i film si sono sempre fatti così e che l’errore deve essere quindi di chi in realtà si accorge di quel che accade e non dei diretti responsabili. Una contromisura immediata a tale situazione è semplice: guardare film di altre epoche e/o realizzati in altre parti del mondo. Ma questa è solo una strategia difensiva, occorre proporre un progetto alternativo, una contromossa. Ecco allora, in pochi tratti essenziali, una mia proposta, che spero possa interessare.

Innanzitutto, recuperare l’aspetto artistico e genuino del cinema. Che si tratti di un kolossal o di un piccolo progetto amatoriale, infatti, è indispensabile che chi fa cinema sia animato da una sincera e profonda passione, abbia (o voglia avere) una solida formazione e cerchi di proporre dei film non solo di successo ma animati da una chiara volontà culturale, sociale ed espressiva. Non è difficile riempire qualche centinaio di pagine con qualche migliaio di parole, ma non significa aver scritto un romanzo, nè un diario, nè un vero libro. Il cinema dovrebbe essere la più completa e versatile delle arti figurative e comunicative, non uno specchietto per le allodole.

In secondo luogo, i contenuti dei film (in particolare di quelli più costosi e propagandati) dovrebbero essere ideati tenendo bene le orecchie a terra e le antenne dritte. Intendo dire che uno strumento indispensabile e per certi versi connaturato alla realizzazione cinematografica dovrebbe essere la statistica e gli studi demoscopici. Non solo per conoscere i gusti del pubblico ed ideare le “strategie” con maggior possibilità di successo, ma per cercare di capire quali moti profondi, positivi e negativi, stiano animando la società, quali sogni, paure ed ambizioni, così da poter aiutare il pubblico (oltre ad intattenerlo) a farsi un’idea migliore di ciò che già gli passa per la testa e a gestire meglio le relative emozioni, proponendo magari delle possibilità e degli scenari figli di una elaborazione, analisi ed intuizione che dovrebbe essere garantita da chi scrive la sceneggiatura prima ancora che dalle altre maestranze. Tali sono le capacità ed il potere del cinema, per questo è fondamentale che vengano esercitate ed indirizzate dalle persone giuste e con delle finalità nobili.

In terzo luogo, parafrasando Jordan Peterson, vorrei sottolineare come ci siano infiniti film possibili ma non tutti della stessa importanza e dello stesso valore. Infatti, se Kubrick diceva che il film nasce in sala di monteggio, alla fine delle riprese, un’ulteriore cernita e selezione all’interno della produzione cinematografica è possibile solo dopo l’uscita nella sale. Intendo dire che, anche nel migliore contesto possibile, ci saranno sempre dei film migliori degli altri, i quali andrebbero selezionati tramite il consapevole e paziente lavoro dei critici nonchè in base al successo riscosso tra il pubblico. Infine, proprio i film che vengano esaltati da entrambe le categorie sono quelli che hanno qualcosa di molto speciale, tale da meritare una particolare attenzione da parte della popolazione e delle istituzioni. A questo dovrebbero servire i più ambiti premi cinematografici, a segnalare al mondo che qualcosa di meraviglioso e importante è stato realizzato e del quale la comunità intera può giovarsi.

Capirete quindi il mio sconcerto rispetto al panorama attuale, nel quale al pubblico vengono proposti, quasi imposti, dei prodotti preconfezionati che sembrano arrivati da un altro pianeta, realizzati in base a logiche ed interessi ignoti ed impermeabili per gli spettatori e che ruotano attorno a contenuti (qualora ci fossero) del tutto arbitrari, apodittici e ingiustificati, che vogliono invece arrogarsi il diritto di essere validi e importanti. Sarebbe interessante sapere se chi produce tali “film” si prenda anche il disturbo di guardarli.

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