
La Candelora è la festa cristiana del 2 febbraio che celebra la Presentazione di Gesù al Tempio e, nella tradizione occidentale, anche la Purificazione di Maria. Cade 40 giorni dopo Natale, chiudendo simbolicamente il ciclo natalizio in molte tradizioni.
Il significato religioso: “Cristo è la luce”
Il cuore teologico della Candelora è questo: Gesù è la “luce” che entra nel mondo. Nel racconto evangelico (Luca 2), Maria e Giuseppe portano il Bambino al Tempio; lì Simeone lo riconosce come “luce per illuminare le genti” (tema che la liturgia riprende in modo forte).

Cosa si celebra, in pratica:
- Obbedienza e fedeltà: la famiglia di Nazaret compie ciò che la Legge prescrive (purificazione della madre e consacrazione del primogenito).
- Incontro: Dio non resta “in alto”, ma si lascia incontrare nella vita concreta (una famiglia, un bambino, un tempio).
- Passaggio: dal Natale al Cristo che si manifesta al mondo.
Il rito delle candele: benedizione e processione
La Candelora è chiamata “festa delle candele” perché in molte chiese si fa:
- Benedizione delle candele
- Processione (o ingresso solenne) con le candele accese
- Messa della Presentazione
Il punto non è “la scenografia”: è un segno molto tradizionale e molto potente.
La candela dice: la luce di Cristo non è decorazione, è guida.

Simbolismo classico
Una lettura tradizionale molto nota spiega così la candela:
- cera = umanità di Cristo
- stoppino = la sua anima
- fiamma = la sua divinità
È un modo diretto per dire: vero uomo e vero Dio
Il significato popolare: la “soglia” dell’inverno
Nel popolo la Candelora è sempre stata una data-soglia: metà inverno, metà promessa di primavera. Non a caso è piena di detti meteo (che sono folklore, non scienza: ma funzionano come “memoria collettiva”).
Il proverbio più famoso in Italia è:
“Per la santa Candelora, o che nevichi o che piova, dell’inverno siamo fora;
ma se è sole o solicello, siamo ancora a mezzo inverno.”
Tradotto: se il tempo non è buono, l’inverno sta finendo; se è molto bello, l’inverno “fa il furbo” e torna.
E sì: questa idea di “previsione” del resto dell’inverno ha paralleli anche fuori dall’Italia (tipo Groundhog Day), segno che la data era sentita in tante culture.
Le usanze in casa: candele benedette come protezione
Qui entra la parte popolare più concreta: le candele benedette spesso venivano portate a casa e conservate per momenti “seri”:
- temporali e paura del fulmine
- malattia o momenti di crisi
- veglie e lutti
In Alto Adige, ad esempio, esistono tradizioni legate a candele arrotolate e conservate come segno di protezione e buon auspicio.
Non è magia. È il modo antico (e umano) di dire: “non siamo soli nel buio.”
Il “ponte” con San Biagio: la gola e le candele
Subito dopo, il 3 febbraio, c’è spesso la benedizione della gola per la festività di San Biagio: in molte parrocchie si incrociano due candele sul collo mentre si recita la benedizione. In varie tradizioni si usano proprio candele benedette nei giorni precedenti, e il legame tra rito e candele è documentato in fonti liturgiche e diocesane.
Motivazione del perché la Candelora parla ancora oggi ai nostri cuori
In un’epoca in cui siamo sempre “accesi” ma spesso scarichi dentro, questa festa ha un messaggio semplice e forte:
- la luce non serve quando va tutto bene
- serve quando c’è confusione, paura, inverno (fuori o dentro)

La Candelora è tradizione antica, sì, ma è anche super attuale:
- ti ricorda che la fede, nella sua forma più concreta, è tenere accesa una luce e camminare.
Radici pre-cristiane del simbolo della luce
la Candelora nasce come festa cristiana (Presentazione di Gesù al Tempio e Purificazione di Maria).
Detto questo, la Chiesa ha inserito questa celebrazione in un periodo dell’anno (fine gennaio–inizio febbraio) che, già prima del cristianesimo, era pieno di riti legati a luce, purificazione e “svolta” dell’inverno.
1) Area celtica: Imbolc (1 febbraio) – ritorno della luce e “ripartenza” della natura
Nelle culture celtiche esisteva (ed esiste come tradizione ricostruita/celebrata) Imbolc, festa d’inizio primavera celebrata il 1° febbraio.
Il punto simbolico è chiarissimo: la luce cresce, la terra “si sveglia”, e il fuoco (candele e falò) diventa segno di rinnovamento e purificazione.
In Britannia è anche ricordato che Imbolc era associata alla dea Brigid e che, con la cristianizzazione, la data è stata collegata alla festa di Santa Brigida d’Irlanda.
2) Mondo romano: febbraio come mese di purificazione (Februalia)
A Roma, febbraio era fortemente connotato come mese “di purificazione”: non a caso il nome Februarius è collegato a feste e riti di purificazione (Februalia).
Qui il simbolo non è “la luce” in senso poetico, ma il concetto è parente stretto: ripulire, espiare, prepararsi a un nuovo ciclo (anche perché nell’antico calendario romano febbraio era l’ultimo mese).
3) Il punto comune: luce = ordine, speranza, passaggio
Storicamente, in tante società agricole europee il periodo tra inverno e primavera è una soglia: più ore di luce, lavori che ripartono, comunità che “si riallineano”. Il fuoco/candela è un simbolo perfetto perché è:
- concreto (scalda, illumina)
- rituale (si accende insieme, in un gesto pubblico)
- “morale” (fa ordine nel buio)
Pertanto la Candelora non è “copia” di una festa pagana, ma il suo linguaggio (luce, purificazione, passaggio stagionale) e cade in un terreno culturale dove quei simboli erano già fortissimi.
Leave a Reply