San Vincenzo De Paoli, conclusa la missione in Ruanda

Sguardi, volti. Gesti semplici hanno accompagnato ogni passo della missione in Ruanda, intrecciandosi in una trama viva di incontri e condivisione che ha reso uniche le giornate vissute dai rappresentanti del Settore Solidarietà e Gemellaggi della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV lo scorsofebbraio.

Dalla prima all’ultima tappa, Giancarlo Salamone, responsabile del Settore Solidarietà e Gemellaggi, ed Elena Bertorelle,dell’Ufficio di Vicenza, hanno incrociato sorrisi, storie, sguardi che trasmettevano gratitudine per l’intensità, la continuità di una presenza capace di costruire e mantenere legami profondi e duraturi.

In un Paese che porta ancora le ferite profonde della propria storia recente, ma che mostra segnali significativi di crescita e stabilità, molte comunità rurali vivono tuttora in condizioni di fragilità. L’accesso all’acqua, alla sanità e all’istruzione non è sempre garantito.

È in questo contesto che si inserisce l’impegno del Settore Solidarietà e Gemellaggi: una presenza discreta ma costante, che non sostituisce, ma affianca; non impone, ma collabora; non interviene dall’alto, ma cammina accanto.

Un viaggio tra comunità e progetti

Dal 12 al 17 Febbraio, il viaggio ha attraversato diverse comunità, ciascuna con le sue peculiarità e necessità, tutte unite dal filo prezioso della solidarietà.

La prima tappa è stata aGashakidove il pozzo realizzato accanto alla scuola frequentata da circa 1.000 studenti è oggi un punto di riferimento per l’intera comunità.

L’accesso all’acqua potabile significa salute, dignità, tempo restituito allo studio. In molte aree rurali del Paese, la raccolta dell’acqua richiede ancora lunghi percorsi quotidiani, poter contare su una fonte sicura vicino alla scuola cambia la qualità delle giornate di bambini e famiglie.

Non è solo un’infrastruttura: è un segno tangibile di stabilità. È il simbolo di un sostegno che si traduce in normalità, e quindi, in futuro.

Nei villaggi di Butete, Mwange, Runaba i responsabili hanno incontrato i bambini sostenuti a distanza.

L’accoglienza è stata semplice e autentica. La consegna dei messaggi inviati dai sostenitori italiani ha rappresentato uno dei momenti più intensi: parole scritte a migliaia di chilometri di distanza diventano carezze concrete, ponti invisibili che collegano famiglie, culture e storie diverse.

Il Sostegno a Distanza non è soltanto un aiuto materiale. È un legame. È sapere che qualcuno conosce il tuo nome, segue la tua crescita, attende tue notizie. È un’appartenenza reciproca che supera i confini geografici.

A Nemba, il Centro Sanitario ha ospitato il progetto “1.000 Giorni di Vita”, dedicato alla tutela di mamme e bambini nel periodo più delicato dell’esistenza: dalla gravidanza ai primi due anni del bambino.

Giancarlo Salamone ne spiega l’origine:

 «L’esperienza maturata in anni di collaborazione ha evidenziato che dalla nascita ai primi mille giorni successivi si concentra il periodo più delicato e rischioso per la vita del neonato e della madre, sia sotto il profilo nutrizionale sia sanitario. Da qui, insieme alla Diocesi locale e al Centro Sanitario di Nemba, è nata la volontà di istituire il progetto “1.000 Giorni di Vita”».

Entrare in contatto diretto con le mamme:«È un incontro che richiede rispetto e delicatezza»spiega Elena -: «Si tratta di entrare in relazione con persone, con le loro emozioni, la loro forza e la loro dignità».Tra gli aspetti più toccanti, Elena evidenzia la forza delle donne incontrate: «Mi colpisce la serenità consapevole di molte mamme: nonostante le difficoltà, c’è una grande voglia di imparare, di proteggere i propri figli, di guardare avanti».

Presenza, ascolto, corresponsabilità

Accanto all’impegno concreto dei progetti, i giorni della missione hanno messo ancor di più in luce quanto sia determinante la collaborazione con i referenti locali.

«La cooperazione non sarebbe possibile senza i nostri referenti sul posto»dichiara Giancarlo. «La scelta di questi collaboratori si basa su trasparenza e tempestività nella gestione degli interventi. Nel tempo, il rapporto si affina e diventa sempre più efficace consentendo la piena realizzazione dei progetti».

È grazie a questo lavoro condiviso che ogni gesto assume pienezza: ogni tassello contribuisce a rendere sempre più solido un cammino condiviso e ad accrescere la consapevolezza che la solidarietà è un atto che abbraccia più persone, una relazione che richiede costanza e che può superare limiti e distanze.

Il viaggio in Ruanda si è concluso ufficialmente. Oggi, restano i volti, le strette di mano, le storie ascoltate, i sorrisi dei bambini, la compostezza delle mamme, la professionalità silenziosa degli operatori sanitari. Ora:«Lasciamo ai nostri benefattori le testimonianze dirette dei bambini e delle mamme che abbiamo incontrato. Noi, insieme a loro, porteremo nel cuore la certezza che ogni gesto di solidarietà si traduce in vita concreta», conclude Giancarlo Salamone.

“Il progetto 1000 Giorni di Vita”

La Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV, attraverso il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, ha lanciato il progetto “1000 Giorni di vita” per sopperire alle necessità delle mamme diNemba, nel nord del Ruanda.

Si tratta di un paese in cui bisogna fare i conti con la dura realtà della povertà: molti bambini vengono al mondo già segnati dalla denutrizione e dalla mancanza di cure, fragili sin dal primo respiro. Troppe mamme si trovano sole, senza strumenti e senza sostegno, proprio nel momento in cui la vita chiede più protezione.Se in questo tempo mancano cibo adeguato, cure mediche e sostegno affettivo, le conseguenze possono segnare un’intera esistenza.

Il progetto interviene in modo concreto attraverso azioni fondamentali:

  • Nutrizione, con la distribuzione di kit alimentari per donne incinte, mamme che allattano e bambini, e con la creazione di orti familiari;
  • Formazione, con incontri dedicati a nutrizione materno-infantile, igiene, cura del neonato e relazione affettiva madre-bambino;
  • Cure mediche, con visite prenatali e postnatali costanti per prevenire anemia, complicazioni e mortalità infantile.

Ogni donazione può ridare speranza a 500 donne incinte e bambini che ogni anno cercano di farcela.

Per approfondimenti:

In partenza per il Ruanda: insieme per i nostri progetti di solidarietà – Società di San Vincenzo De Paoli

La Società di San Vincenzo De Paoli

 La Società di San Vincenzo De Paoli è stata fondata a Parigi nel 1833 dal beato Federico Antonio Ozanam e da un gruppo di giovani amici universitari. Si tratta di un’organizzazione internazionale di laici cattolici aperta a tutti coloro che desiderano vivere la fede cristiana nell’amore e nel servizio di chi si trova nel bisogno. È presente in oltre 155 Paesi del mondo, con più di 2.500.000 volontari. Riconosciuta a livello internazionale, è rappresentata presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite a Ginevra.

La sua missione è promuovere la dignità della persona attraverso il contrasto alle povertà e alle diverse forme di emarginazione. In Italia opera attraverso la Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV che conta circa 12.500 soci e volontari e affianca ogni anno oltre 100.000 persone in difficoltà.

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