Riflessioni di Alex
Trovo che una caratteristica estremamente importante e peculiare dell’epoca che stiamo vivendo sia la mancanza di punti di riferimento ampiamente condivisi. Non intendo tanto riferirmi alla perenne questione legata alla perdita dei valori e della tradizione, che si è fatta tale a sua volta, quanto, in senso più stretto, alla mancanza di indicazioni e riferimenti ai quali la maggior parte della popolazione possa affidarsi e grazie ai quali possa orientarsi. Ad esempio, parliamo dei media. Ormai è solo un ricordo dei meno giovani il concetto di uno o due (tele) giornali che fossero seguiti da decine di milioni di italiani ogni giorno, quasi si riunissero tutti nella stessa piazza. Lo stesso per i programmi in prima serata, concepiti per essere di grande attrazione e pregevole fattura, dove si poteva parlare di tutto entro dei limiti convenzionali (peraltro continuamente sfidati). Ma anche nella vita fuori casa, fino a non molti anni fa, sopravvivevano dei “codici di comportamento” dettati non solo da una maggiore disciplina (opinabile) ma dal dato di fatto, oggi perduto, che se si stava tutti insieme da qualche parte (scuola, lavoro, strada…) tale circostanza rappresentava tutto l’universo e il vissuto a tua disposizione in quel momento. Intendo dire che, non essendoci Internet e cellulari (neanche a casa) né molto di ciò che oggi ha sconvolto i nostri sensi e le nostre coscienze, la propria attenzione era irresistibilmente attratta dalle immediate circostanze e dal frangente, che del resto non veniva vissuto come una di molteplici possibilità o come un “file” che si potesse modificare a proprio piacimento, quanto piuttosto come un pezzo della propria (breve, precaria e difficile) vita, che quindi aveva la stessa importanza di quello che si preferiva indossare o mangiare, era una parte di sé con la quale si poteva interagire direttamente. Non solo, ma un senso molto maggiore di “mistero” e ricerca, oggi sostituito da ansia e ignoranza, permeava per intero le esistenze sia dei singoli che della comunità (allora molto più sentita), di modo che anche la quotidianità e le singole circostanze, spesso fortuite, costituivano una finestra sulla propria intera esistenza. Si cercava e si aspettava quel tale momento, quella combinazione che ci avrebbe fatto capire più a fondo il senso complessivo delle nostre vite, un momento di chiarezza e rivelazione che scaturisse direttamente dal nostro vissuto, dall’agire simultaneo e concretizzato del tempo e dello spazio. E di notte similmente si sognava.

Ma guardatela oggi questa “legge di Dio, tre volte inchiodata nel legno” come canta De Andrè. In particolare (ma non solo) i più giovani, che non hanno vissuto tale epoca o l’hanno dimenticata, vivono in simbiosi con le proprie protesi tecnologiche, protesi che però non aiutano a tornare alla vita ma ad allontanarsene: gli utenti non sono più vivi degli utensili. Essi seguono delle “leggi” dettate non si sa bene da cosa e da chi, delle regole comportamentali che si credeva di poter trovare solo nei peggiori e malfamati sobborghi delle grandi metropoli, delle “usanze” che nascono e si diffondono non tanto per trasmissione o per contagio, quanto perché scaturiscono spontaneamente e in modo simile nelle menti dei ragazzi, evidentemente espressione dello stesso disagio e della stessa impotente ribellione. A parlar con loro, non si capisce se si tratti davvero di regole che seguono da tempo o se le stiano inventando in quel momento per prenderti in giro, confonderti e così rafforzare il loro spirito di gruppo (o branco o tribù). Il punto è che le due cose coincidono.

Come risolvere, o almeno affrontare tale situazione? Come canta John Lennon: “Dammi un pò di verità”. Già, la soluzione si trova ancora lì. Smettiamola di non guardare le cose e le persone per quello che sono e di mistificare la realtà. Riappropriamocene, a partire dall’Informazione, messaggera proprio di verità. Se le nostre fonti non ci soddisfano o ci insospettiscono, cerchiamone delle altre. Ce ne sono, basta solo imparare (con l’esperienza) a trovarle, particolarmente su quell’Internet che pure è la causa scatenante di questa situazione. In questo modo impareremo infatti a domarlo e ad addomesticarlo, in modo che sia esso al nostro servizio, in senso positivo e costruttivo, e non noi alla mercè sua e di chi lo amministra.
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