
Domenica 16 marzo 2025, la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso una immagine del Pontefice, la prima dal ricovero del 14 febbraio.
Mentre dal Vaticano arrivano informazioni sempre più confortanti sulla ripresa della salute di Francesco, imperversano le fake news, che ogni istante “gridano” qualche idiozia “tanto per”.Ogni giorno qualche notizia sulla morte di Francesco o su qualche altra illazione di falsità circa le informazioni che provengono dai medici del Policlinico Gemelli di Roma, dove Francesco è ricoverato.
Non è certo una novità che sulla salute del Papa si favoleggi, ci si improvvisi strateghi, si diano notizie non verificate. E non è neanche una novità che ci sia qualcuno, in questo caso un numero impressionate, di persone che, quando non lo esprimono apertamente, fanno comunque intuire che non vedono l’ora che questo pontificato giunga al termine. Il numero elevato di questa tipologia di persone, non è ovviamente da attribuire al povero Francesco, ma a questo proliferare di social che spuntano come funghi e che non hanno nessuna regolamentazione giuridica e neanche morale o etica. Non parlo ovviamente di deontologia professionale, perché non è neanche lontanamente pensabile che solo per il fatto che si possa far leggere ad un numero svariatodi persone le stupidaggini che si scrivono su un sito o su di un altro, allora si sia improvvisamente diventati giornalisti, informatori e comunicatori.
È vero che siamo immersi in un mondo che corre troppo, ma la sana e buona abitudine di “controllare” una fonte, anche banalmente per il cosiddetto “uomo della strada”, credo che rasenti almeno un barlume di intelligenza. È anche accaduto che un mare di persone mi abbia telefonato raccontandomi, giorni or sono, di un fantomatico avvenimento che sarebbe accaduto al Policlinico Gemelli. Mi dicevano che un non so chi, che mi pare dovesse consegnare qualche cosa in ospedale, avrebbe visto una grande bara bianca in un carro funebre, appostato furtivamente in un angolo, non ben specificato, insinuando che Francesco fosse morto e che in modo segreto fosse trasportato via dall’ospedale. Ma dico io, come diamine viene in mente di dare credito ad una storia del genere!
Vorrei invitare a dare credito invece a notizie certe e di diversa natura. Ad esempio su ciò che racconta la storia della Chiesa, ovvero che nessun pontefice, ad oggi, è deceduto in ospedale.
È vero che da sempre noi informatori abbiamo apostrofato Francesco come il Papa delle “prime volte”, ma ho la certezza che in questo caso “farà” una eccezione e tornerà a casa. È l’auspicio di tutti noi che non cerchiamo di svelare chissà quale verità celata. Ed è la preghiera che lo stesso Cardinale Segretario di Stato, Sua Eminenza Pietro Parolin, ha pubblicamente espresso in occasione della celebrazione della Santa Messa per la salute del Pontefice nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, alla presenza degli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, tenutasi nella mattinata del 14 marzo: affermando : “Ci riuniamo in preghiera questa mattina per l’intenzione della salute del Santo Padre, perché possa ristabilirsi e ritornare presto tra di noi”.
L’omelia del Cardinale Parolin è stata tutta incentrata, propriosul senso profondo della preghiera: “non si tratta di formulare una richiesta- ha sottolineato Sua Eminenza, il Cardinale Pietro Parolin- perché Dio sa ciò di cui abbiamo bisogno…. in primo luogo (si tratta) di metterci in ascolto del Signore”. Prosegue poi con un’affermazione forte e quanto mai urgente: “l’amore del prossimo è il banco di prova del nostro amore nei confronti di Dio”. Il Cardinale parla quindi poi della guerra: “Le guerre che scoppiano nel mondo, le guerre che insanguinano il nostro pianeta e che noi con la nostra diplomazia cerchiamo di evitare, prima di tutto, e poi eventualmente anche di risolvere, di concludere, non nascono nei campi di battaglia (se ci sono ormai campi di battaglia, perché tutto è diventato campo di battaglia, anche le città, anche dove vivono i civili): nascono dentro qui, nascono nel cuore dell’uomo, nascono dai sentimenti di odio, di ostilità, che noi portiamo nei confronti degli altri. E da qui, poi, si traducono in atteggiamenti di odio e di ostilità”.
“La mano è armata dal cuore e la mano è armata anche dalla bocca”, ha dichiaropoi il Cardinale Parolin, sottolineando quanto sia fondamentale “disarmare il linguaggio”: “Non usare un linguaggio aggressivo, non usare un linguaggio offensivo nei confronti degli altri, perché è lì,e il Signore ce lo ricorda, che comincia la guerra. Quando sentiamo e proferiamo parole di disprezzo, di avversione e di odio nei confronti degli altri”.
“Si tratta di passare dalla logica dello scontro alla benevolenza, partendo proprio da chi ci è avverso, che consideriamo forse nostro nemico”, ha affermato ancora Sua Eminenza Parolin, ricordando proprio quanto la preghiera ci aiuti a: “riconoscere umilmente che da soli non ce la facciamo”,abbiamo bisogno di un aiuto, una mano che ci viene dall’Alto”. “…ogni volta che il Signore ci chiede qualcosa – ha detto ancora il Cardinale Pietro Parolin – non ci chiede qualche cosa di impossibile, ma è Lui stesso che per primo ce lo dà, ci mette a disposizione i mezzi per realizzare la Sua Parola”.
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