
Il primo giorno dell’anno, sin dal 1° gennaio 1968, per volontà del Papa San Paolo VI, è consuetudine che il Pontefice pronunci il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. I tempi che viviamo sono orrendamente bellicosi, ed infliggono infinito dolore e disperazione nella vita di troppe persone nel mondo. In questo contesto risuonano ancora con maggiore forza le parole scelte da Papa Leone XIV: parole che scuotono le coscienze e confidiamo che scuotano anche quelle di coloro che hanno il potere di fermare le guerre in atto nel mondo.
Quest’anno, dunque, il Pontefice, nel presiedere la Santa Messa nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, il primo gennaio 2026, ha iniziato il suo messaggio, dal tema «La pace sia con tutti voi: Verso una pace “disarmata e disarmante”», asserendo: “La pace sia con te!Questo antichissimo saluto, ancora oggi quotidiano in molte culture, la sera di Pasqua si è riempito di nuovo vigore sulle labbra di Gesù risorto. «Pace a voi» (Gv20,19.21) è la sua Parola che non soltanto augura, ma realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie e così in tutta la realtà. Per questo i successori degli Apostoli danno voce ogni giorno e in tutto il mondo alla più silenziosa rivoluzione: “La pace sia con voi!”. Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.
Papa Leone XIV in questo suo primo messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace ha molto insistito sulla bellezza e sulla estrema necessità della pace affermando: “La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte”. […] Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino”.
Un discorso molto profondo incentrato sullo splendore della pace e concentrato, in modo particolare, in una frase semplice e chiara che il Santo Padre in questo discorso ha pronunciato e che tutti noi fedeli dovremmo sempre tenere a mente: “La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta”.

E questa affermazione del Papa ci pone di fronte ad una intensa riflessione su ciò che il Pontefice hapoi aggiunto: “Sessant’anni fa, il Concilio Vaticano II si concludeva nella consapevolezza di un urgente dialogo fra Chiesa e mondo contemporaneo. In particolare, la Costituzione Gaudium et spes portava l’attenzione sull’evoluzione della pratica bellica. […] Nel ribadire l’appello dei Padri conciliari e stimando la via del dialogo come la più efficace ad ogni livello, constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati. Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico”.
“Oggi – ha detto ancora Papa Leone XIV – vediamo come questo non sia scontato. Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. Perciò, insieme all’azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture. […] Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa”.
Il Pontefice, verso la conclusione di questo suo magistrale discorso, ha inoltre ricordato un passo della Sacra Scrittura, emblema, direi, della nostra natura umana di figli di Dio. Papa Leone XIV ha infatti sottolineato: “La Scrittura dice: È meglio essere in due che uno solo; perché due hanno maggior vantaggio nel loro lavoro. Se uno cade, è sostenuto dall’altro. Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi (Eccl4,9-10)”.
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