
Nel grembo muto della pietra fredda,
dove il mondo pensava fosse finita la luce,
Dio preparava il suo mattino.
Nel Santo Sepolcro, chiuso al pianto degli uomini,
ardevano già i semi dell’eterno,
e il silenzio non era morte,
ma respiro trattenuto dell’universo
prima del trionfo.
Là dove il sangue aveva bagnato la terra,
là dove il dolore aveva inchiodato la speranza,
là dove ogni madre avrebbe gridato al cielo
la sua domanda più feroce,
proprio là
il Padre scriveva la risposta
con la grafia invincibile dell’amore.

Santo Sepolcro,
ferita del mondo e porta del Cielo,
tu non custodisci una fine,
ma il principio.
Tu non racconti la sconfitta,
ma la svolta.
Sei il luogo dove la notte ha tremato,
dove la pietra ha ceduto,
dove la morte ha perso nome, forza, dominio.
E anch’io vengo a te
con le mie croci nascoste,
con i giorni spenti,
con le colpe che mi mordono il cuore,
con le lacrime che nessuno vede,
con le cadute che mi hanno piegato le ginocchia.
Vengo povero, nudo, stanco,
ma vengo.
Perché so che chi passa per quella tomba
non resta più lo stesso.

Dal Santo Sepolcro
rinasce la speranza per chi crede,
rinasce il cieco alla luce,
rinasce il peccatore al perdono,
rinasce il cuore ferito alla pace,
rinasce l’uomo vecchio a una carne nuova
bagnata di misericordia.
Lì Cristo non dorme:
vince.
Non tace:
chiama.
Non è perduto:
regna.
E nel chiarore santo dell’alba pasquale
ogni ombra si spezza come vetro sottile,
ogni catena si apre,
ogni disperazione arretra,
ogni sepolcro umano
può diventare soglia di resurrezione.
Signore del giardino ritrovato,
Tu che hai lasciato il lino della morte
come bandiere di una guerra vinta,
entra nei nostri sepolcri interiori,
scendi nelle stanze chiuse dell’anima,
tocca ciò che in noi marcisce di paura,
solleva ciò che in noi giace sotto il peso del passato,
e chiamaci per nome
come chiamasti la vita fuori dal buio.
Fa’ che ogni Venerdì trovi la sua Pasqua,
che ogni ferita trovi il suo balsamo,
che ogni caduta trovi la mano del perdono,
che ogni uomo, guardando quella tomba vuota,
capisca finalmente
che il dolore non ha l’ultima parola
e che l’amore crocifisso
è l’unico amore che salva.
Santo Sepolcro,
culla del terzo giorno,
roveto di pietra acceso di gloria,
insegnaci a sperare contro ogni speranza,
a credere quando tutto crolla,
ad amare anche nel pianto,
a restare sotto la croce
sapendo che l’alba arriva davvero.
Perché da quella roccia spaccata
non è uscito soltanto il Cristo vivente,
ma la possibilità nuova
per ogni cuore stanco di rinascere.
E allora canterò,
anche con la voce rotta,
anche tra le prove,
anche nel tempo duro del mondo:

Cristo è risorto.
La pietra è rotolata.
La morte è vinta.
E dentro il mio povero petto
comincia, ancora,
la primavera di Dio.
Leave a Reply