“L’isola dei ricordi“, che si trova ancora in sala, è davvero un bel film. Interessante, meraviglioso e originale. Il regista è niente meno che Fatih Akin, turco-tedesco famoso per film come “La sposa turca” (2004), “Crossing the Bridge: The Sound of Istanbul” (2005) e “Oltre la notte” (2017). In questo caso, però, uno sguardo diverso sulla Germania, per di più quella nazista, non arriva da una minoranza esterna ma da una interna. Ci troviamo infatti in una piccola isola tedesca nel Mare del Nord, appena a sud-ovest della Danimarca, durante gli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale. Gli abitanti del luogo, con un atteggiamento che ricorda gli irlandesi, si sentono distanti dai “continentali” e anche dal regime. Ecco allora che un bambino di 10 anni, figlio di un gerarca, si trova ad essere “l’uomo di casa”, insieme a madre incinta, zia e due fratellini proprio in un frangente del genere. Senza arrivare alla tragedia di capolavori come “Germania anno zero” (1948) di Rossellini, le peripezie affrontate dal bambino, il rapporto con gli altri e le sue riflessioni rappresentano proprio la premessa per una Germania che dovrà ricominciare da capo dopo tutto l’orrore arrecato al mondo.
Interessante come l’uscita delle sale di questo film abbia coinciso con il ritorno di “Barry Lyndon” (1975), uno dei capolavori di Kubrick riproposto in 4K. Oltre allo splendore cinematografico totale, è più di una la somiglianza con il nuovo film tedesco. In entrambi i casi, infatti, una comunità tradizionale e periferica (rispettivamente gli abitanti dell’isola di Agrume e dell’Irlanda) si ritrovano a fare i conti con gli eventi del resto del mondo proprio a causa di quelle forze “continentali” (i nazisti e gli inglesi) che agiscono da occupanti e aggressori. Entrambi i protagonisti (sospesi tra due mondi) rappresentano quindi gli sforzi di un’umanità sana, genuina e innocente contro le sfide poste dagli orrori del mondo contemporaneo, rappresentate in primis dalle guerre e in secondo luogo dalle ideologie. L’atteggiamento verticistico e discriminante delle classi dominanti, infatti, stride fortemente con quello orizzontale, empatico e solidale dei protagonisti, che cercano dei compagni di viaggio e invece trovano, quasi sempre, dei nemici.
Una riflessione che non potrebbe essere più calzante oggi, quando le pressioni che ricevono gli stati europei sempre meno riguardano il loro effettivo benessere e progresso ma piuttosto il coinvolgimento in guerre assurde. C’è addirittura un passaggio in “Barry Lyndon” nel quale il narratore spiega quanto sia facile per i regnanti fare la guerra restando comodamente seduti in poltrona.
In conclusione, una chicca: “L’isola dei ricordi” è una storia vera! Non solo, ma è la storia vera di Hark Bohm, importante attore, sceneggiatore e regista tedesco noto per aver recitato più volte per Fassbinder, per aver scritto sceneggiature proprio per Fatih Akin e per aver recitato anche nel capolavoro “Underground” (1995) di Kusturica.
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