
In un’epoca di frammentazione geopolitica e crisi dei valori, la pubblicazione del volume Siamo noi il Vangelo (AEPC) offre uno sguardo inedito e profondo sull’anima di uno degli uomini più interiormente carismatici ed influenti della Chiesa contemporanea: il Cardinale Pietro Parolin. Curato dalle giornaliste Romina Gobbo e Martina Luise, il libro non è solo una raccolta di interventi, ma un vero e proprio itinerario spirituale che declina il messaggio cristiano nelle pieghe della storia.
Il titolo stesso, mutuato dal Servo di Dio Elia Dalla Costa, rivela la cifra teologica di Sua Eminenza il Cardinale Parolin: l’idea che il credente debba farsi “Vangelo vivente”. Per il Segretario di Stato, la fede non è un’astrazione dogmatica, ma una prassi che investe ogni ambito dell’umano. Come sottolineato nella prefazione di don Sergio Mercanzin , i testi rivelano una figura “più evangelica che teologica”, capace di unire l’alta spiritualità alla concretezza della diplomazia.
La prima riflessione che apre il volume è un immenso messaggio di pace, che in questi giorni di ansia e sgomento risuona ancor più forte: “In un momento di forte preoccupazione per il moltiplicarsi di tensioni e conflitti in diverse aree del mondo, è urgente promuovere una riflessione profonda e articolata sul tema dell’educazione alla pace. L’affermazione di un’autentica cultura di pace non può prescindere dalle radici etiche volte all’edificazione di una comunità internazionale, attenta alla convivenza tra i popoli e allo sviluppo integrale dell’essere umano. […] La costruzione della pace è come un orizzonte sull’oceano che si staglia davanti a noi, ma si ha la sensazione che si allontani sempre. Questo ci chiama a lavorare instancabilmente per raggiungerlo”. (Convegno Internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, la Commissione per i Rapporti religiosi con l’ebraismo e la Pontificia Università Gregoriana in occasione del 50.mo Anniversario della Dichiarazione Conciliare Nostra aetate, Roma 28 ottobre 2015).
Riflettendo su queste parole di Sua Eminenza il Segretario di Stato Vaticano Cardinale Pietro Parolin, appare estremamente chiara la motivazione del titolo che il decano dei vaticanisti del Giornale Radio Rai, Raffaele Luise, ha dato alla sua postfazione di questo libro: “ Un Segretario di Stato dall’attività diplomatica profetica”.

Al cuore delle 400 pagine emerge una visione del Creato inteso come dono da custodire con gratitudine. Il Cardinale Parolin esorta a una “conversione sincera” che si traduca in attenzione verso i poveri, le minoranze e le donne vittime di violenza, definite «testimoni del Vangelo della sofferenza».
Dal punto di vista della geopolitica vaticana, il libro ribadisce il metodo di Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin: un’azione silenziosa e tenace, improntata al motto “Molto fare, poco dire”. È la diplomazia della misericordia che non rinuncia alla verità, ma cerca sempre il dialogo, ispirandosi all’umanesimo integrale di Jacques Maritain.
Il Segretario di Stato non teme di affrontare le sfide più divisive, come quella delle migrazioni, richiamando i diplomatici alla “regola d’oro”: trattare i rifugiati come vorremmo essere trattati noi. Il suo sguardo spazia dall’economia equa all’accesso all’acqua potabile, fino alla riforma delle carceri, sempre con l’obiettivo di “disarmare le parole” — un richiamo costante al magistero di Papa Leone XIV.
Nonostante la brillante carriera che lo ha portato ai vertici della Chiesa, sfiorando persino l’elezione al soglio pontificio nell’ultimo Conclave, quello del maggio 2025, il Cardinale Parolin è rimasto intimamente legato alle sue origini vicentine. Il suo stemma, che reca un paiolo a memoria delle radici contadine, è il simbolo di una “umiltà travolta dalle necessità superiori della Chiesa”.
Confidando agli amici lo “scampato pericolo” del divenire il Sommo Pontefice, ha ribadito più volte: «Essere prete, soltanto, è l’unica cosa che ho sempre desiderato». Eppure, vive il suo alto incarico come una “grazia” e un dono, una missione per confermare i fratelli nella fede e mostrare il volto anche accogliente della gerarchia ecclesiale.
Il volume è intessuto di riferimenti ai Pontefici che hanno segnato il cammino del Cardinale Parolin, da Pio X alla Pacem in terris di Giovanni XXIII, dalla “cultura dello scarto” di Papa Francesco al magistero di Benedetto XVI. Particolare rilievo assume la figura di Papa Luciani, di cui Sua Eminenza il Cardinale Parolin presiede la Fondazione Vaticana, a testimonianza di una sintonia profonda con quel “sorriso di Dio” che ha cercato di rendere la Chiesa più vicina all’uomo.
Siamo noi il Vangelo, fortemente voluto dall’editore Luciano Lincetto, che ringrazio pubblicamente per avermi dato l’opportunità di partecipare alla realizzazione di questo intenso volume, è una bussola per chiunque cerchi di abitare la complessità del presente con la forza mite della speranza. Come scrive Parolin: Dio non ci chiede di essere supereroi, ma di darGli credito e fidarci di Lui.
La presentazione di Siamo noi il Vangelosi terràmartedì 10 marzo 2026 alle ore 17 presso la splendida Chiesa degli Artisti di Roma a Piazza del Popolo. A coordinare sarà Andrea Tornielli, Direttore Editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede e interverranno: Sua Eminenza il Cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente Emerito del Pontifico Consiglio per i Testi Legislativi; Don Sergio Mercanzin, Fondatore di Russia Ecumenica; Sua Eccellenza Monsignor Antonio Stagliano, Rettore della Basilica di Santa Maria in Montesanto Chiesa degli Artisti e Presidente della Pontificia Accademia di Teologia e Don Alvaro Grammatica, Koinonia Giovanni Battista.
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