Il titolo non c’entra nulla. E’ il mio primo appunto a quello che, purtroppo, è un film molto deludente del maestro spagnolo. Questo dipende dal fatto che la sceneggiatura, probabilmente nel tentativo di essere particolarmente innovativa, risulta invece confusa e fiacca. Si fa davvero fatica a seguire una storia che non solo è intricata, ma anche poco interessante. Mi dispiace davvero dovermi esprimere così rispetto ad un film di Almodóvar, ma è importante essere obiettivi e quindi, tanto è vero che “DOLOR Y GLORIA” (2019) è un enorme capolavoro, e l’ennesima perla del grande regista, altrettanto vero è che “AMARGA NAVIDAD” è una grossa delusione. A sorprendermi maggiormente è un fatto che ritrovo ormai da anni nei lavori di diversi grandi registi, come Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Paul Thomas Anderson, ovvero la debolezza “strutturale” dei loro film. Mi riferisco a delle fragilità (per non dire clamorosi errori) tecniche che proprio non ti aspetteresti da chi ha sempre padroneggiato, e anche rivoluzionato, proprio questi aspetti. Eppure, la qualità del montaggio, nelle ultime opere di questi registi, è scandalosa: si passa in maniera maldestra e poco efficace da una scena all’altra e spesso queste ultime sono una più fiacca e insignificante dell’altra. Veramente si ha l’impressione di trovarsi davanti all’opera di un esordiente, e proprio nello stesso periodo in cui invece tanti esordienti dimostrano una padronanza cinematografica strabiliante (vedi Max Walker-Silverman e Carlyle Eubank). Devo dire, comunque, che rispetto ai maestri americani che ho citato prima, quello spagnolo dimostra di avere almeno due qualità importanti in più: la genuinità e il senso dell’umorismo. Difatti, “AMARGA NAVIDAD” non è un film politically correct nè un lavoro “preconfezionato”, al contrario è invece, ancora una volta, farina del sacco di Almodóvar, sia nella regia che nella sceneggiatura. E in quest’ultima non mancano alcune battute brillanti, così come non mancano delle bellissime inquadrature, ma non riescono a salvare un film che forse non sarebbe dovuto uscire. Difatti, mi viene il sospetto che, come i suoi omologhi americani, Almodóvar venga consigliato male dai suoi collaboratori. Dico questo perché mi riesce davvero difficile pensare che nessuno abbia sottolineato per tempo al regista spagnolo le insufficienze del suo film, a meno che egli non sia circondato dalle persone sbagliate. Sarebbero bastati anche relativamente pochi accorgimenti per fare un film decisamente migliore.
Dicevo prima che il titolo è fuorviante. Mi riferivo al fatto che, al centro del film, è in realtà la vita di una giovane regista e delle sue vicende personali e professionali in un ampio arco temporale, al punto che gli stessi personaggi vengono interpretati da attori diversi. Però, essi vivono una “doppia natura” di personaggi reali e fittizi. Capite quindi perché il film risulti confuso, anche se l’idea di base (forse) è brillante, al contrario della realizzazione. Il Natale non ha molta rilevanza nel film, e di amaro c’è solo la delusione dello spettatore, che però confida nella prossima opera del regista.

immagine realizzata dall’aitore con AI
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