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Sotto il solleone, quando il cielo brucia,
e il grano pare oro steso sulla terra,
nascono amori senza farne annuncio,
tra una risata, una falce e un po’ di guerra.
Lei legava covoni con le mani svelte,
lui fingeva fatica per starle vicino,
e tra le stoppie calde, pungenti e ribelli,
gli tremava il cuore più del bicchier di vino.
Il sudore scendeva lungo la fronte,
l’acqua fresca passava di bocca in bocca,
e ogni sorso pareva una promessa nascosta,
una carezza rubata, una scintilla che scocca.
Cantavano tutti, con voci un po’ stonate,
canzoni di mietitura, di santi e di morose,
ma tra una strofa antica e due battute salate,
fiorivano negli occhi certe cose pericolose.
“Attento alla falce, compare innamorato,
che più del grano oggi tagli il cuore!”
gridava il vecchio col fiasco alzato,
e rideva persino il cane vicino il trattore.
Lei abbassava gli occhi, ma sorrideva piano,
come chi sa già tutto e non vuole confessare,
lui perdeva il ritmo, sbagliava covone,
e il campo intero si metteva a cantare.
Il sole picchiava forte, senza pietà,
ma l’amore, si sa, è più duro:
nasce dove la fatica diventa festa,
dove il pane futuro profuma di orgoglio.
A mezzogiorno, all’ombra del gelso,
pane, formaggio, cipolla e buon vino,
lei gli passò una brocca d’acqua fresca,
e lui ci vide dentro tutto il destino.
“Bevi, che sei rosso come un papavero matto!”
gli disse ridendo, con voce leggera.
Lui rispose: “È colpa del sole, ragazza…”
ma mentiva peggio di una scimmia.
Perché non era il caldo a bruciargli il petto,
né la fatica, né il vino sincero:
era quel modo di lei di ridere al vento,
quel passo tra il grano, semplice e vero.
E intorno i canti salivano allegri,
pieni di scherzi, di vita e rumore,
come facevano i nonni nei campi lontani,
quando si lavorava cantando l’amore.
La sera poi scese lenta sui solchi,
dorata, stanca, con profumo di fieno,
e lui le sfiorò la mano senza parlare,
perché certe parole valgono meno.
Lei non la tolse, quella mano sottile,
restò lì, ferma, tra grano e tramonto,
e il mondo, per un istante, tacque felice,
come se avesse capito il racconto.
Così nacque un amore sotto il solleone,
senza lettere, promesse o grandi discorsi,
ma con acqua fresca, sudore e buon vino,
canti allegri a benedire i rimorsi.
Perché gli amori più veri, quelli di terra,
non chiedono palco, né luna elegante:
basta un campo di grano, un’estate piena,
e due cuori che ridono nello stesso istante.

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