
Dopo poco più di un anno dall’inizio del suo Pontificato, Leone XIV il 15 maggio 2026 ha firmato la sua prima Enciclica, proprio nel giorno del 135° anniversario della promulgazione della Lettera Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII.
Il titolo che il Santo Padre ha scelto per questa sua prima Lettera Enciclica mostra in maniera chiara il fulcro su cui ha inteso concentrarsi in questo testo, che egli stesso ha deciso di presentare il 25 maggio in Vaticano.
La Magnifica humanitas è incentrata infatti sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
È di storica memoria l’attenzione che i Pontefici, nel corso degli anni, hanno posto alle innovazioni tecnologiche che coinvolgevano ed investivano il mondo intero, come lo stesso Papa Leone XIV ricorda nelle pagine di questa sua prima enciclica citando Paolo VI.
Il primo Pontefice ad essere ripreso da una cinepresa fu Papa Leone XIII nei Giardini Vaticani. Ad oggi abbiamo piccolissimi frammenti che mostrano la caratteristica qualità delle immagini di quel tempo e si rimane increduli a vedere il Papa in atteggiamenti semplici, quasi quotidiani, che sembrano avvicinare la figura del Santo Padre alla vita di qualsiasi persona di quel tempo.
A trattare della radio, e ad “usarla” per primo, il 12 febbraio del 1931, fu Pio XI che fece il primo radio messaggio dalla neonata Radio Vaticana, pronunciando il dicorso in latino Qui arcano Dei.
E fu sempre papa Ratti che per primo scrisse del nuovo mezzo cinematografico nella Lettera Enciclica Vigilanti cura, promulgata il 29 giugno 1936, in cui il Pontefice asseriva che i film non dovevano: «servire soltanto a passare il tempo», ma «possono e debbono illuminare gli spettatori e positivamente indirizzarli al bene».
Quando ci fu l’avvento della televisione, che in Italia approdò nel 1954 in bianco e nero con pellicola cinematografica, fu il Papa regnante, Pio XII, a scrivere di questo nuovo mezzo tecnologico, nella Lettera Enciclica Miranda Prorsus dell’8 settembre 1957, in cui rifletteva con una impeccabile prudenza, connaturata nella Chiesa, sul nuovo mezzo che egli non condannava né elogiava, ma sottolineava quanto fosse fondamentale ponderare bene l’uso che se ne faceva.
Facendo un grande balzo in avanti negli anni, Papa Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Redemptoris Missio (1990), sottolineava come il mondo della comunicazione fosse divenuto il “primo areopago del tempo moderno”, in cui l’umanità era un “villaggio globale” in cui questi mezzi potevano avere importanza nell’evangelizzazione.
Papa Wojtyla è stato un grande comunicatore, “amico” della televisione di cui si serviva in modo magistrale per evangelizzare ed arrivare al cuore delle persone.
Mirabili i suoi discorsi in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali in cui affrontò il tema del cinema, della stampa e delle nuove tecnologie e dell’etica che doveva guidare sempre l’opera di chi se ne serviva.
Papa Giovanni Paolo II scrisse una lettera indirizzata proprio ai responsabili delle comunicazioni sociali. In questa Lettera Apostolica, Il rapido sviluppo (2005) infatti prende in esame le sfide dell’era digitale e della globalizzazione, invitando i professionisti del settore a promuovere la verità e la dignità umana.
Fu poi Papa Benedetto XVI che si trovò di fronte l’arrivo dirompente di internet con i suoi mille volti.
Egli era un uomo profondamente colto e capace di capire che il nuovo mezzo andava avvicinato, con la peculiare prudenza della Chiesa nei confronti di ogni nuova tecnologia che si affaccia al mondo, ma senza restarne distanti perché intuiva sarebbe stato un nuovo strumento che sarebbe entrato prepotentemente nel quotidiano di quasi ciascun individuo nel mondo. Così Papa Ratzinger, il 12 dicembre del 2012, fece il primo tweet lanciato dall’account @Pontifex, in cui scrisse: “Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter”.

Papa Leone XIV pur non perdendo la connaturata prudenza della Chiesa nei confronti delle nuove tecnologie, supera la logica che sin qui si era notata in precedenza. Infatti va oltre la visione secondo cui il mezzo tecnologico non sia di per sé né buon né cattivo e che dipende dall’uso che ne viene fatto, sottolineando un elemento cruciale parlando della nuova sfida tecnologica che riguarda questi tempi, ossia la cosiddetta intelligenza artificiale. Ha infatti messo in evidenza nella sua prima Lettera Enciclica, Magnifica humanitas, appunto che la tecnologia, e dunque anche l’intelligenza artificiale: “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”.
Il Santo Padre Leone XIV, con espressioni mirabili, scrive così: “… non si tratta di una scelta sul nostro futuro, ma sul nostro presente, perché l’intelligenza artificiale e le altre tecnologie emergenti sono già parte del nostro quotidiano” …. “Se lo sviluppo tecnologico procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità”… “mi limito a richiamare alcuni elementi essenziali per un discernimento morale e sociale che custodisca il primato della persona, affinché sia sempre l’intelligenza umana, con la sua coscienza e la sua libertà, a guidare le innovazioni tecniche e a stabilirne con responsabilità l’uso e i limiti”… “si manifesta pertanto l’urgenza di un duplice impegno: da un lato, un approfondimento della ricerca scientifica, dall’altro un esercizio di discernimento morale e spirituale”… “non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana”…”l’imitazione artificiale della relazione di cura o di accompagnamento può diventare pericolosa quando si insinua in un contesto povero di relazioni e di affetti reali: allora il rischio non è tanto che una persona creda di parlare con un’altra persona, ma che perda il desiderio stesso di cercare d’avvero l’altro”… “l’uso della IA non è mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà”… “possono esserci usi evidentemente antiumani, come la manipolazione dell’informazione o la violazione della privacy, ma può anche esserci un’insidia meno palese, quando i sistemi dell’IA, presentandosi come neutrali e oggettivi, rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati”… “non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi. Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi” … “Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva” … “disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano” …” L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale”.

La Magnifica humanitas mostra la profonditàdel Santo Padre LeoneXIV che ci manifesta tutto il suo amore e il desiderio di preservare l’essere umano, creato da Nostro Signore a Sua Immagine e Somiglianza, che ci ha donato Suo figlio, il Quale ha sofferto ed è morto per noi esseri umani.
Immagini Vatican Media
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